03 feb 2015

Il Calvario: geografia di un sito misterioso


Lo scalatore che conosca la Punta Fiames, una delle cime che fanno da sfondo verso N alla conca di Cortina, forse avrà sentito parlare anche del "misterioso" Calvario. 
Nota a chi arrampica perché è utile solo a loro, è la traccia che unisce l'ampia pendice ghiaiosa sotto il Pomagagnon, in parte coperta di mughi e detta Cujinàtes, con l'attacco delle vie sulla parete S della Punta: le classiche e battute Dimai e Spigolo Jori, l'abbandonata Centrale, la moderna Paolo Rodèla.
Per capire il motivo dell'appellativo di Calvario, dato alla traccia in anni e da persone ignote, basterà percorrerla in una giornata d'estate; data l'implacabile esposizione a sud, essa risulterà sicuramente torrida e piuttosto faticosa. Si aggiunga poi la carenza d'acqua sul tragitto, che dall'Istituto Elioterapico Putti (punto di partenza per molti scalatori), richiede oltre un'ora - senza sbagliare strada - e il quadro è completo.
Non facile, e in ogni caso illogico per gli escursionisti, poiché lungo il percorso oppone un lungo camino, di roccia solida, verticale e non attrezzato (III-, secondo una recente guida), il Calvario fu scoperto da Antonio Dimai e Agostino Verzi ai primi del '900, mentre perlustravano la parete in vista dell'apertura della via, sulla quale poi condussero l'inglese J.L. Heath il 7/7/1901
Non può non suscitare ammirazione l'acume dimostrato dalle due guide nel destreggiarsi fra i mughi e le rocce mirando alla macchia ghiaiosa, alta sullo zoccolo, dalla quale iniziano le vie. 
Il Calvario prende avvio ai piedi della Punta della Croce, a destra rispetto alla verticale della Fiames; sale tortuoso tra vegetazione, ghiaie e rocce terrose piegando sotto la Punta della Croce, scavalca il canalone che la separa dalla Fiames e prosegue sullo zoccolo di quest'ultima per detriti e rocce fino alla bianca chiazza ghiaiosa, che spicca già da Cortina. 
In basso a sinistra, sulla parete S della Fiames,
si vede la "chiazza ghiaiosa" (foto E.M.)

Il primo tratto del percorso, che devia dal sentiero Cai 202 ai piedi del ghiaione di Forcella Pomagagnon e traversa prima quasi in piano, superando alcuni canali detritici, è agevolato da bolli rossi che placano l'indecisione di chi non conosce la zona. 
Il 16/12/1984, in una giornata tiepida e quasi autunnale, con l'amico Roberto che mi aveva chiesto di conoscerlo, salimmo il Calvario fino alla chiazza di ghiaia. Lassù gli indicai il tracciato della parete S, che quattro mesi prima avevo salito due volte di fila; mangiammo qualcosa e per il primissimo pomeriggio eravamo di nuovo a casa. 
La digressione soddisfece entrambi; forse, se fossimo stati attrezzati, avremmo continuato volentieri per la Dimai, una salita d'interesse storico, alpinistico e panoramico che per me è sempre stata un piacere.

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