10 nov 2015

Il "Calvario", sentiero antico e misterioso

L'alpinista che conosce la Punta Fiames, cima che risalta nel profilo della valle d'Ampezzo verso N, quasi certamente conoscerà anche il "Calvario". Nota agli scalatori perché utile solo a loro, è la traccia - oggi definita, ma ancora un po' misteriosa - che unisce le pendici del Pomagagnon, cosparse di mughi e dette “Cojinàtes”, con l'inizio delle vie sulla parete S della Punta: le classiche Dimai e Jori, le disertate Centrale e Castiglioni, la moderna Paolo Rodèla.
Per capire il perché del nome di Calvario, che il sentiero ha ricevuto non si sa quando né da chi, è sufficiente percorrerlo in un giorno di sole; dato l'implacabile orientamento a meridione, il più delle volte risulterà molto caldo e faticoso. Si aggiunga la carenza di acqua lungo tutto l'accesso, che dall'Istituto Elioterapico Putti - storica base di partenza per la parete - richiede oltre un'ora (se non si sbaglia sentiero), e il quadro è completo.
Estate '85. All'inizio della Dimai-Verzi
alla Punta Fiames, dopo aver superato 

ancora una volta il Calvario
Il Calvario, non banale e in ogni caso privo di logicità per gli escursionisti, poiché ad un certo punto la traccia è sbarrata da un camino di 20 metri, di roccia salda ma verticale e sprotetto, fu scoperto dalle guide Antonio Dimai (Tòne Déo) e Agostino Verzi (Tino Scèco) all'inizio del secolo, nel perlustrare la parete alla ricerca della via, sulla quale poi il 7 luglio 1901 portarono l'inglese J.L. Heath.
Desta senz'altro ammirazione l'intuito degli ampezzani, che fin oltre la Grande Guerra formarono una forte e celebre cordata, nell'infilarsi fra detriti, mughi e rocce per giungere alla terrazza pendente che risalta sullo zoccolo e dalla quale iniziano le vie di quel versante.
Il Calvario comincia ai piedi della Punta della Croce (nomen est omen...), un po' spostato dalla verticale della Fiames; sale tra vegetazione, terra e detriti, piega verso la Fiames, supera il profondo colatoio che la divide dalla Punta della Croce e zigzaga infine sullo zoccolo fino alla macchia di ghiaie, che spicca già da Cortina. 
Non è ben descritto nelle guide alpinistiche, e quindi spesso chi lo percorre lo fa sulla scorta di indicazioni orali o del proprio intuito. 
Il primo tratto del percorso, che si stacca dal sentiero Cai di Forcella Pomagagnon alla base della grande Graa e per un po' traversa quasi in piano, superando impluvi ghiaiosi che cambiano ogni anno forma e aspetto, è comunque agevolato da qualche bollo rosso, che rassicura chi non è esperto della zona.
Il 16 dicembre 1984, in una mattinata tiepida e sorprendentemente tardo-estiva, salii il Calvario con Roberto, che voleva conoscerlo. Alla fine, mentre facevamo merenda sulle ghiaie, gli mostrai l'andamento della soprastante Dimai, che avevo già percorso ben otto volte; dopo un bagno di sole, soddisfatti prendemmo la via di casa e per pranzo eravamo a tavola.
Ricordo di avere gustato molto quella sia pur "illogica" divagazione; se fossimo stati attrezzati, non avrei esitato a proseguire per la Dimai, una via che - per chi dà ancora valore a certe cose - oltre ad un interesse alpinistico, ha anche un'importanza storica. 
Dopo molti anni e tante altre avventure, la ricordo sempre con affetto.



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