27 apr 2018

L'ultima via di 6° grado di Lino Lacedelli

Sono passati quarantacinque anni da quando fu aperta una via nuova sulle Cinque Torri a Cortina. Non è sicuramente un grande anniversario, è soltanto una chicca per i pochi che coltivano storie e memorie legate alla montagna ampezzana, ma è una data degna di menzione, per più di una ragione.
Mi riferisco alla poco nota “via René”, tracciata sulla parete nord della Torre Quarta Alta il 15.4.1973 da due amici quasi cinquantenni e fortissimi scalatori: Lino Lacedelli e Renato De Pol, che nell’estate precedente con Alfonso Colli si erano sbizzarriti sui più rinomati sesti gradi tra le Tofane e le Tre Cime.
Torre Quarta Alta, da est
(foto E.M., giugno 2009)
Seconda ragione: la via fu forse l’ultima aperta sulle Cinque Torri con intenti classici più che sportivi, quindi senza chiodi a pressione e raggiungendo una vetta. Terza: i membri della cordata sono entrambi scomparsi. Mentre Lacedelli si è spento nel suo letto nel 2009, ultraottantenne, “René” cadde solo quindici giorni dopo la via nuova, il 1° maggio, mentre saliva per la ventiseiesima volta il classico spigolo "Jori" della Punta Fiames, facendo da primo di cordata a Lino e a Marisa Zangiacomi.
Quarta ragione: la nord della Quarta Alta, che conta almeno una ripetizione nei primi anni '80, per merito di giovani conoscenti, fu l’ultima via aperta da Lino; ciò accadde quasi ventinove anni dopo la prima, lo spigolo ovest della Torre Grande - Cima Ovest, scalato il 9.7.1944 con Faustino Constantini (classe 1926) e Duilio Alberti (classe 1929).
In ogni caso la via "Renè" manca nelle prime ascensioni compiute da guide di Cortina e riportate in calce al volume di F. Fini e C. Gandini (1983). Relazionata su una rivista del Cai e poi nella guida Cinque Torri. La palestra degli Scoiattoli di F. Dallago e S. Alverà (1987), si sviluppa per circa settanta metri su difficoltà dichiarate di sesto grado e poi riclassificate in quinto e quinto superiore.
L'ascensione della fredda parete nord della Quarta Alta, pinnacolo che pare sfidi la legge di gravità emergendo sbilenco nel mezzo delle fantastiche torri d’Averau, comprova la passione e la bravura di due alpinisti della vecchia guardia e un modo di approcciare la montagna ormai desueto, con buona pace di chi lo ricorda.

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