23 gen 2019

Quattro amici e la Fiames: cronaca di un'invernale

Trentasei anni fa, il 23 gennaio 1983, era una domenica anomala: si era nel pieno dell'inverno, ma la giornata era asciutta, la neve scarsa, la temperatura autunnale e c'era anche un pallido sole.
Quattro amici di nemmeno novant'anni in tutto, per chi ama i numeri (chi scrive, ventiquattrenne, era il "vecio"; i ventiduenni Enrico e Federico i "mediani" e il ventenne Mauro il "bocia"), salirono spensieratamente la via Dimai-Verzi sulla parete sud della Punta Fiames, rinomato "playground" per generazioni di appassionati, rivelato ottant'anni prima all'alpinismo dolomitico.
Dopo poco più di tre ore dalla partenza, conclusero felicemente una delle tante salite invernali della parete - tra l'altro, per due di loro era già la seconda occasione e non sarebbe stata neppure l'ultima - con l'entusiasmo e la fiducia nelle proprie capacità tipici dell'età.
Il "vecio", Enrico, Federico e il "bocia"
dopo la salita, 23 gennaio 1983
Dopo il rituale autoscatto in vetta in perfetta solitudine, la discesa – elementare in condizioni estive - fu invece fonte di qualche fastidio, giacché l'ombroso canale che scende da Forcella Pomagagnon era gelato e con le scarpette  leggere e lisce non fu una passeggiata. La domenica terminò comunque al meglio, lasciando uno dei ricordi che - soprattutto nel "vecio", affezionato a queste cose – non si sono mai scoloriti. 
Solo una settimana dopo, invece, era tornato l'inverno: il vento era pungente, nevischiava e non si andò sui monti: proprio quella mattina, nostra zia ci lasciò.

14 gen 2019

Bortolin, l'ultimo dei fondatori degli Scoiattoli, è andato avanti

Il 1° luglio ricorreranno ottant'anni dalla fondazione della Società Rocciatori Sciatori Scoiattolo, gruppo di alpinisti ampezzani che fece delle Torri d'Averau la propria palestra e formò la prima società del genere in Italia. 
Stamane, nella sua casa a Crignes è mancato l’ultimo ancora in vita dei soci fondatori, Bartolomeo Pompanin Bartòldo, per tutti “Bortolin”. Nato nel 1922, iniziò ad arrampicare da ragazzo e nel 1939 con gli amici Albino Alverà "Bòni" (classe '23), Silvio Alverà "Borìcio" ('21), Romano Apollonio "Nano" ('22), Angelo Bernardi "Alo" ('21), Ettore Costantini "Vecio" ('21), Siro Dandrea "Cajùto" ('21), Giuseppe Ghedina "Tomàsc" ('21), Luigi Ghedina "Bibi" ('24) e Mario Zardini "Zesta" ('21), creò un sodalizio ancora prospero, composto da amanti della montagna che hanno arrampicato in tutto il mondo: dalle Dolomiti alle Alpi, dall’Himalaya alla Cordillera Blanca e al Karakorum dove uno di loro, Lino Lacedelli, calcò il 31.7.1954 con Achille Compagnoni il K2, seconda vetta del pianeta. 
“Bortolin” fu uno sportivo polivalente: giocò a hockey in nazionale, fu maestro di sci e dal 1951 guida alpina, oltre che volontario del Soccorso Alpino e negli anni Novanta  consigliere della Sezione del Cai  di Cortina. 
"Bortolin" in Cinque Torri, anni '40
(arch. Gruppo Scoiattoli Cortina
)

Il suo curriculum di scalatore vanta moltissime vie, tra cui alcune prime nei gruppi della Croda da Lago, Fanes e Tofana: la “Via del Foro” sul Campanile Federa (con Ettore Costantini, Gino Soldà, Ivo Pozza, Ugo Illing "Manni", 1945), la parete SO della Cima Scotoni (con Costantini e Armando Apollonio "Bòcia", 1945), la fessura SO del Tridente Cantore (con Luigi Ghedina, 1945), lo Sperone Destro della Tofana di Mezzo, parete E (con Costantini, 1945), oltre alla prima ripetizione della Direttissima sulla parete S della Torre Grande d’Averau (1943). Simpatico ed estroverso, amante della compagnia, della buona musica e sempre pronto a ricordare in allegria i vecchi tempi, lascia la moglie Nadia e i figli Roberto - campione di sci e oggi pilota aeronautico - e Viana. Cortina lo ricorderà con simpatia.

3 gen 2019

Le 12 perle nascoste di Cortina, nel "lunario" 2019 della Cooperativa

Come ogni anno, è a disposizione di soci, clienti e ospiti “el lunario par el 2019 de ra Sozietà Coperatia de Anpezo”, calendario allestito e diffuso dalla Cooperativa di Cortina ogni dodici mesi. 
Date da ricordare, acquisti da compiere, bollette da saldare, scadenze da segnare: da anni ormai la Cooperativa si avvicina ai clienti proponendo il tradizionale calendario, che per qualcuno diventa un diario, quando le note a margine si trasformano in appunti di vita quotidiana. 
L’edizione del 2019 è dedicata, con l’occhio di riguardo che l'ente riserva all’ambiente, alla cultura e alla storia, anch'essa a un argomento locale: quest’anno tocca alle acque, con circa 20 suggestive immagini di cascate, laghetti, rii, sorgenti della valle, le quali dipingono un affresco del “bene acqua” che, oltre ad arricchire l’ambiente, implementa anche la cultura. 
Dalle tre fotografie della copertina, dedicate al lago del Sorapisc (noto per le acque cerulee, ma anche per la pressione turistica che ne insidia la fragilità) ai Pantàne de Fanes bagnati dall'omonimo rio, alle sorgenti del Felizon, che forniscono a Cortina gran parte dell’acqua potabile, fino al romantico lago de Limedes che guarda le Tofane: ogni mese svela una perla ambientale celata tra i monti.
Dalla cascata dello Sbarco de Fanes si passa poi all'Ansiei - il torrente che segna il confine con Auronzo - arabescato di ghiaccio; dalla profonda forra del rio Felizon si sale all’Aga de Cianpo de Crosc, porzione iniziale del Boite che bagna l'alpeggio di Ra Stua. Si avvicendano quindi il bucolico Lago Gran de Fosses, alle falde della Croda Rossa d'Ampezzo; le rumorose sorgenti del Rufiedo in Val de Gotres; il rio di Ra Vales de Sote, che scorre ai piedi della Tofana di Dentro; la cascata detta Souto de Ra Stua, da poco accessibile mediante un sentiero protetto; il rio di Federa, che dal lago omonimo scende ad alimentare quello della Costeana; e avanti col lago Ghedina, meta di escursionisti fin dall'800; il lago Negro al confine con Dobbiaco e quello di Federa, il più grande della conca d'Ampezzo, in cui si specchiano le guglie merlate della Croda da Lago. 
Il calendario si chiude con la statistica delle precipitazioni nevose a Cortina dell'ultimo settantennio, cui seguono tre approfondimenti: sui canyon, cascate e torrenti della conca, sulla salubrità dell’acqua locale e sulla geografia del Boite, che solca la vallata ampezzana scendendo poi lungo il Cadore fino al Piave. 
Alla pubblicazione, che si può trovare gratuitamente in Cooperativa, hanno fornito testi e immagini Thomas Bellodis, Francesco Chiamulera, Dino Colli, Michele Da Pozzo, Ernesto Majoni, Filippo Manaigo.

In memoria di Lino Lacedelli (1925-2009)

Caro "babo" (zio) Lino! Oggi sono giusto dieci anni da quando te ne sei andato. Tante persone ti hanno conosciuto, ti hanno fre...