30 gen 2018

150 anni dalla nascita di Piero de Santo, guida ampezzana

Fra poco saranno centocinquant'anni dalla nascita di un alpinista e guida di Cortina fra i più rinomati del suo tempo: Pietro Siorpaes Salvador, più noto come Piero de Santo. 
Figlio di Santo, una delle prime guide dolomitiche, e fratello del bravo ma sfortunato Giovanni Cesare (più noto come Jan de Santo), armaiolo e cacciatore provetto, Pietro visse tra il 1868 e il 1953. Guida già dal 1887, rimase in attività per un periodo non molto lungo, avendo dovuto ritirarsi nel 1903 a causa di un incidente. Fino allora, tra le sue prime salite rientravano fra l'altro la parete NE del Piz Popena e la cresta NE della Punta Michele.
Cambiato il lavoro, batté ugualmente le montagne come guardacaccia, al servizio delle nobili anglo-americane Anna Powers Potts e Emily Howard Bury, proprietarie dal 1898 della villa Sant’Hubertus, lungo la strada per Dobbiaco. 
Appena patentato, Piero aveva salito per primo con due clienti la Cima Eötvös, dedicata al pioniere Rolando e seconda in altezza nei Cadini di Misurina, che i Siorpaes - soprattutto Giovanni - esplorarono spesso. 
Il 20 agosto 1888, dalla cima del Cristallo dove si trovava, assistette all'incidente e scese subito in aiuto del collega Michl Innerkofler, caduto in un crepaccio del ghiacciaio della Valfonda mentre tornava con due studenti da una delle sue trecento ascensioni alla celebre vetta.
Felix Pott con Piero de Santo, 1900 circa (raccolta E.M.) 
Piero fu protagonista di numerose scalate sulle Dolomiti, anche oltre Cortina, e i suoi clienti ebbero spesso parole di elogio per la bravura, la cordialità e la sicurezza con cui conduceva le cordate. Dopo l'incidente che ne fermò l'attività, non potendo più caricarsi della responsabilità di condurre turisti in gite impegnative, mantenne la sua passione guidando facoltosi cacciatori all'inseguimento delle prede nel territorio ampezzano. 
Si dice che, senza volerlo, sia stato anche il primo etologo di Cortina. Dal Barone Guido von Sommaruga (fondatore con Paul Grohmann del Club Alpino Austriaco), ricevette infatti alcune coppie di marmotte, che chiuse in una capanna alle pendici della Tofana per studiarne il comportamento. Gli animali, forse affamati, però fuggirono, e gli esemplari che popolano oggi la valle d'Ampezzo potrebbero discendere dalle marmotte sfuggite a Siorpaes.
Non è noto se corrisponda a verità la diceria secondo cui, dopo la morte nel 1906 della Contessa Potts, sua datrice di lavoro, la guida avrebbe sotterrato intorno a Sant’Hubertus uno scrigno con un "tesoro" affidatogli dalla nobildonna, mai ritrovato. Se così avvenne e gli sconvolgimenti bellici non contribuirono al disseppellimento di quanto nascosto lassù, il segreto di quel "tesoro" è scomparso con lui.

23 gen 2018

35 anni fa, sulla via Dimai...

Trentacinque anni fa, il 23 gennaio 1983, era domenica: una giornata anomala d'inverno, asciutta, con poca neve, temperatura ottobrina e un bel sole, quasi come oggi...
Selfie sulla cima: Ernesto, Enrico.
Federico e Mauro
Quattro amici (ottantotto anni in tutto, per gli amanti dei numeri: chi scrive, di 24, era il "vecio"; Enrico e Federico, di 22, i "mediani"; Mauro, di 20, il "bocia"), salirono tranquilli la parete sud della Punta Fiames, classico terreno di gioco svelato fin dall'inizio del secolo a generazioni di alpinisti, e conclusero la salita invernale della via Dimai-Heath-Verzi - per due di loro era già la seconda volta - con la spensieratezza tipica dell'età.
La via del ritorno, invece, causò un po' di apprensione, dato che l'ombroso canalone di Forcella Pomagagnon era molto ghiacciato; ma la domenica si concluse al meglio, lasciando un ricordo che - soprattutto nel "vècio" - è ancora vivo. La domenica seguente, invece, il vento era pungente, nevischiava e non si andò da nessuna parte; anche perché, proprio quella mattina, nostra zia Lisa morì.

5 gen 2018

5.1.92: compleanno al Prosecco sulla Punta Fiames

Alessandro, amico dal 1984 e ottimo compagno di corda in tante avventure, del quale purtroppo non trovo più i recapiti, compie 60 anni. Tanti cari auguri, "California"!
Nel 1992 Alessandro mi fece partecipe di un'idea: festeggiare insieme il suo 34° compleanno, in arrampicata. Fin qui nulla di eccezionale: il fatto è che l’amico è nato il 5 gennaio, per cui onorare il suo genetliaco sottintendeva compiere una salita almeno con un po' di neve e ghiaccio.
La Punta Fiames, d'inverno
(foto E. Maioni, guidedolomiti.com)
Dove andare? Eravamo giovani e decisi, e pensammo di provare la parete sud della Punta Fiames, lungo la quale ero già salito due volte d'inverno, e con Alessandro altre due d'estate. Per fortuna, fino a quel 5 gennaio non si erano viste grandi precipitazioni, per cui la parete era in buono stato e salimmo regolarmente, senza trovare ostacoli di rilievo.
Dopo le canoniche tre ore di scalata, uscimmo in cima allegri, godendo della solitudine assoluta: nel mio zaino c'era poco da mangiare e non c'erano regali, ma – di nascosto da Alessandro e con cautela per non romperla – ero riuscito a portare lassù una buona bottiglia di prosecco.
Ce la scolammo quasi tutta, mentre saltellavamo per il freddo sulla vetta innevata. Ovviamente gli effetti non mancarono: presi dall’euforia, infatti, alle tre del pomeriggio decidemmo di scendere per la ferrata Strobel. Tralascio i particolari del ritorno, secondo molti più consigliabile d'inverno (ma soltanto se la ferrata non sia troppo innevata!) e comunque più sicuro della traversata a Forcella Pomagagnon lungo la quale, nel marzo di due anni prima da solo, non mi ero trovato tanto bene...
Il tempo passava implacabile: scendevamo lenti, perché sulla pur mansueta ferrata le cenge erano coperte di neve dura, le scarpe non tenevano granché e il ghiaione basale si era trasformato in uno scivolo ripido e compatto, cosicché l'ultima mezz'ora, al tramonto, risultò abbastanza penosa.
Arrivammo integri all'Hotel Fiames solo grazie alla corda che avevamo usato in salita, al piccozzino e alla pila che il previdente amico, come per magia, aveva estratto dal suo zaino di epiche dimensioni. Un "pronto" a casa per rassicurare chi attendeva, e poi via lungo la Statale, a riprendere l’auto al parcheggio del Putti. Nel buio, al freddo e al gelo: ma dentro di noi c'era grande soddisfazione per la bella giornata appena conclusa.
Salutando l'amico che proseguiva per San Vito, gli proposi di festeggiare anche il mio 34° insieme su qualche via: solo che a me "piace vincere facile". Sono nato il 24 ottobre, e – salvo in stagioni anomale – normalmente in quei giorni l'inverno vero deve ancora farsi vedere...

In memoria di Lino Lacedelli (1925-2009)

Caro "babo" (zio) Lino! Oggi sono dieci anni da quando te ne sei andato. Tante persone ti hanno conosciuto, ti hanno frequentat...