3 gen 2011

Intorno al Lago d'Aial, d'inverno

D'estate, la capanna che da settant'anni sorge a 1412 m d'altezza presso il Lago d'Aial, il mediano dei tre specchi d'acqua della Val Federa, è un obiettivo facile da raggiungere e molto frequentato perché baciato dal sole. Vi saliamo abbastanza spesso, alternando le possibilità che convergono al lago: da Campo di Sotto, da Mortisa, dalla diga di Ciou del Conte, o infine, forse la soluzione meno nota, dalla SP638 del Passo Giau per “Ra Sapada”. D'inverno, invece, c'ero stato anni fa con amici a curiosare fra i “Cuaire”, le fenditure rocciose celate dal bosco dove la neve resiste fino a tarda primavera. Il rifugio era chiuso, ma sulla porta d'ingresso era appeso un “libro di vetta”, perché i viandanti lasciassero traccia del loro passaggio. Da un paio di stagioni i gestori si sono muniti di un piccolo battipista, con il quale rendono agevole ai camminatori il tratto di strada che devia da quella diretta a Croda da Lago e consentono di frequentare il rifugio, aperto anche d'inverno. L'escursione non è molto lunga, e si svolge in un ambiente solitario che merita attenzione. Il piccolo rifugio non è adatto a contenere le folle di sciatori e "ciaspaioli" che d'inverno caratterizzano altre strutture, per cui all'Aial si sta tranquilli, magari anche soli. Nell'ultima occasione in cui vi giungemmo, il 1° febbraio 2009, il cielo prometteva ancora neve, faceva un gran freddo e lo specchio d'acqua chiuso tra gli abeti era quasi tutto sepolto nel bianco. Nel centro del lago una macchia d'acqua sembrava un occhio; e così, sorvegliati da quella curiosità naturale, trascorremmo un paio d'ore in relax, godendo di un rifugio che non sarà noto per itinerari o ascensioni famose, ma è immerso nei grandi boschi di Federa, ricchi di natura, di leggende e di silenzi.
Il Lago d'Aial, 1° febbraio 2009


Nato il 5 gennaio

Il coetaneo Alessandro, amico da oltre vent'anni, un giorno mi fece partecipe di un'idea curiosa: celebrare il suo trentaquattresimo compleanno salendo una via di roccia. Fin qui niente di straordinario: il fatto è che l’amico è nato il 5 gennaio, per cui onorare il suo genetliaco significava cimentarsi in una salita con neve e ghiaccio. Noi abbiamo la scorza dura, e così stabilimmo seduta stante di scalare l'arcinota “paré” della Punta Fiames. Grazie a Dio, quell’inverno non era stato prodigo di neve, per cui la parete era quasi asciutta e la salita non oppose problemi insormontabili. Nel primo pomeriggio sbucavamo sulla cima, deserta e silenziosa: nello zaino non avevo regali, ma – all’insaputa di Alessandro e con cautela per non romperla – ero riuscito a superare “ra paré” portando una bottiglia di ottimo prosecco. Per festeggiare ce la scolammo quasi interamente, saltellando per il freddo sul dorso innevato della cima. Naturalmente gli effetti non tardarono a manifestarsi: nell'impeto dell’euforia, decidemmo infatti all’unanimità di tornare alla base per la ferrata. Ometto per decenza i particolari della nostra idea, strampalata ma certamente più sicura della discesa per Forcella Pomagagnon. Il tempo corse veloce: sulla ferrata, d’estate abbastanza mansueta, le cenge erano coperte di neve gelata, le scarpette tenevano quel che tenevano e il ghiaione d’attacco era diventato un ripido scivolo, duro come il cemento e abbastanza penoso da scendere. Arrivammo incolumi a Fiames soltanto per merito della corda che avevamo usato in salita, della piccozza e la torcia che il previdente amico aveva tratto fuori dal suo colossale zaino. Una telefonata di rassicurazione a casa, e poi alcuni chilometri a piedi nella notte fino al “Putti”, per riprendere l’automobile. Al buio, al freddo e al gelo, ma contenti della nostra piccola, grande avventura. Sceso dal mezzo sotto casa, proposi ad Alessandro di festeggiare anche il mio trentaquattresimo inerpicandoci su qualche parete: il bello è che sono nato a fine ottobre, e – salvo in caso di autunni bizzarri – in quel periodo di solito la neve deve ancora fare la sua comparsa.

Scalatori inglesi sulle Dolomiti

Ah, gli inglesi! Se dalla Gran Bretagna, intorno al 1860, non fossero sbarcati loro per visitare le Dolomiti, senza dubbio sarebbe arrivato...