30 giu 2018

“Escursioni nelle Dolomiti d'Ampezzo”, nuova pubblicazione del Parco

È in libreria “Escursioni nelle Dolomiti d'Ampezzo”, un volume in edizione italiana e inglese curato da Michele Da Pozzo, Direttore del Parco Naturale nel territorio di Cortina. Nell'ampio panorama della pubblicistica sulle crode ampezzane, emerge per una caratteristica: nasce da "dentro", cioè da chi il territorio lo possiede e gestisce, le Regole d'Ampezzo.
Il libro mira alla valorizzazione culturale, in modo ragionato, dell’incalcolabile ricchezza paesaggistica e naturalistica della valle, senza intaccarne i lembi di integrità più vulnerabili e preziosi. In 191 pagine, l'opera - agile e di piccolo formato - presenta decine di opportunità di escursioni, suddivise per gruppi montuosi e dotate tutte di un minimo e costante livello di manutenzione, segnalazione e periodico controllo della sicurezza.
Oltre che per singolo gruppo montuoso, le escursioni vengono ripartite per tipo d'accesso: ad anello, con partenza/arrivo in un unico punto, o in traversata, con maggiori necessità di collegamento, anche con mezzi pubblici. Sono poi distribuite per grado di difficoltà, con particolare attenzione alle ferrate, su cui occorrono una congrua attrezzatura e preparazione psico-fisica.
“Escursioni nelle Dolomiti d'Ampezzo” intende introdurre il fruitore alle peculiarità ambientali, naturalistiche, storico-culturali dei monti di Cortina, e contiene una cartografia essenziale per ubicare gli itinerari nel circondario e nelle sue varie sub-zone geografiche. È pertanto necessario che il lettore intenzionato a partire porti al seguito cartine escursionistiche aggiornate, almeno in scala 1:25.000, per poter individuare nel dettaglio l’itinerario da seguire e i punti critici per l’orientamento.
L’opera offre 137 proposte: 65 anelli, 39 traversate e 33 ferrate, integrate da una ricca iconografia che propone svariati punti di vista, molto spesso inusuali, sull'assortimento e il fascino del paesaggio ampezzano; non mancano ragguagli su tempi e difficoltà di ogni itinerario, basati sulla stima delle capacità di un fruitore “medio”. Il volume si trova presso gli uffici delle Regole d'Ampezzo e in alcuni punti vendita di Cortina, a € 10,00 la copia.

28 giu 2018

Guglia Giuliana, due poco note vie di Comici

Risalendo il sentiero, sconnesso ma sistemato di recente, verso il canalino terminale d'accesso al Popena Basso (la cupola boscosa sopra Misurina, la cui larga parete giallo-grigia - grazie all'intuito di Severino Casara, che la superò per primo - da quasi un secolo fa da falesia di arrampicata), ho scattato alcune immagini a un elegante spuntone di forma curiosa che, nel suo piccolo, ha una bella storia. 
La Guglia Giuliana
(foto tratta da flickr.com)
Lo spuntone, che dal punto più basso si eleva per oltre 60 metri verso il cielo, ma dal lago non si scorge proprio agevolmente, si chiama Guglia Giuliana. Nel 1944 (una targa alla base della parete nord, presso il sentiero che sale sul Popena Basso, ricorda l'evento) la guglia ebbe il nome della padovana Giuliana Massaro, che arrampicò spesso a Misurina, partecipò ad un paio di vie nuove sui Cadini e lassù precipitò, ferendosi mortalmente. 
Fino al '44 la guglia si chiamava GUF, ed era stata dedicata - come volevano i tempi - ai Giovani Universitari Fascisti, articolazione universitaria del Partito, da Cavallini, Cottafavi, Fabjan e Pompei, i quali - con capocordata Emilio Comici, per alcuni anni guida a Misurina - l'avevano salita il 19.7.1934. 
Dopo di allora, sulla guglia tracciarono una variante alla via Comici la guida di Cortina Giuseppe Dimai e una via nuova in solitaria la guida di Auronzo Piero Mazzorana. Nel frattempo, il 4.9.1937, Comici risalì in vetta con Pompei per la parete nord, per un itinerario valutato di 5° e 6°. 
Ecco la cronistoria essenziale della guglia, cui gli eventi di metà secolo fecero cambiare nome. Non è un caso isolato: pure nel Sella c'era una Torre GUF, battezzata così da Arturo Tanesini nel 1934 e, dopo la caduta del regime, riportata al nome originario di Fiechtlturm, e nel gruppo del Cristallo c'è un rilievo che i primi salitori nel 1931 chiamarono "Croda Medaglia d'oro Giuriati" per ricordare Mario Giuriati, eroe di guerra milanese: poi il nome sparì dalle pubblicazioni, nonostante la cima sia massiccia e ben visibile. 
Sono piccoli dilemmi della storia patria!

26 giu 2018

Cinque Torri, via "Felix": itinerario da riscoprire?

Sull'ombrosa parete nord della Torre Grande, tra il percorso con cui nel 1910 Angelo Dibona spinse al 5° il limite dei gradi su quelle pareti, e quello di 5°+ segnato il 6.8.1933 da Angelo e Giuseppe Dimai, in allenamento per il balzo finale sulla nord della Cima Grande di Lavaredo, salita con Emilio Comici il 12-13-14 dello stesso mese, c'è anche la via ”Felix”. E' poco nota, e anche chi scrive la "scordò" nel libro dedicato nel 2000 alle Torri, “Su par ra Pénes de Naeròu. Storia, alpinismo, oronomastica delle Cinque Torri d'Averàu con varie curiosità”.
Parete N della Torre Grande: "Felix" sale a sinistra 
della visibile fessura centrale (foto E.M.) 

“Felix” fu aperta cinquant'anni dopo la vicina Dimai, nell'estate 1983, dal “Ragno” cadorino Icio Dall'Omo con Roberto Gaspari Moroto di Cortina. Potrebbe essere la prima delle circa 100 vie delle Torri aperte in ottica sportiva, poiché dopo due cordate, giunta su una cengia, va a confluire nella Dibona.
Lunga un'ottantina di metri e valutata fino al 6°, fu aperta senza chiodi, supponiamo con protezioni “moderne”, e fu il primo di una serie di tracciati ideati da Dall'Omo e amici sulle Torri e divenuti poi di moda. Corrisponde forse in parte alla via aperta successivamente dalla guida Mario Dibona con Armando Nascè, che però sale dritta fino in vetta alla Torre, con difficoltà più o meno uguali a "Felix".
Credo che la via di Icio e Roberto segni il discrimine tra l'alpinismo classico e quello attuale di itinerari di falesia, d'alto impegno, attrezzati a prova di bomba e sui quali la prestazione mira a limiti sempre più alti. 
Passata la gioventù, non sarei riuscito a salire di là e così, un giorno in cui con l'amico Mirco scendevo per lo sconnesso ghiaione che rasenta la parete, mi accontentai di sostare un attimo per osservare i movimenti di una cordata impegnata lassù.
Voglio ricordare qui la "Felix" a 35 anni dall'apertura, pensando che la solida parete sulla quale fu disegnata, non sia snobbata da chi apprezza anche le salite non fini a sé stesse, indirizzate verso una cima come la Torre Grande, che custodisce tante storie curiose.

19 giu 2018

Rocchetta di Campolongo: regina delle Dolomiti dimenticate

Una cima delle Dolomiti Ampezzane negletta dai visitatori, assente dai libri fino al 2012 e paradossalmente – per quanto mai molto battuta – più nota oggi, in un momento in cui sempre più spesso si vanno a cercare luoghi “diversi”, estranei alle mode, alla confusione, al “preconfezionamento alpinistico”, è senza dubbio la Rocchetta di Campolongo, quarta e penultima per altezza delle cime che continuano la dorsale del Becco di Mezzodì a SO di Cortina e vanno a concludere il perimetro comunale all’altezza di Dogana Vecchia.
Quotata 2371 metri e priva di serie difficoltà alpinistiche, accessibile con una robusta escursione che si può iniziare al ponte di Socòl (1276 m di dislivello) o a quello di Rocurto sulla strada del Passo Giau (666 m di dislivello, tragitto comunque piuttosto lungo), è frequentata in buona parte da locali. Secondo il libro di vetta, che rimpiazza quello originario, posto nell'estate 1986 con una tabella lignea e qualche bollo rosso sulla "via normale" da un gruppo di amici di Zuel, spesso però registra salite di alpinisti provenienti da lontano.
Meta di gite collettive (la Sezione del Cai di Cortina vi portò 18 persone e un cagnolino nel settembre 2004, quella di Conegliano vi è salita nell'estate 2013), solcata sul versante cadorino da alcune vie di roccia di difficoltà classiche, la Rocchetta è nota perché il 16.10.1999 una coppia di locali scoprì casualmente sulle rocce del culmine, 220 anni dopo l’incisione, un “doppio” termine di confine numero 1 tra Ampezzo e San Vito di Cadore (dal 1511 al 1918 tra Tirolo e Venezia).
Gita sociale del Cai Cortina sulla Rocchetta di Campolongo,
5.9.04 (foto Carlo Bortot)
In quel periodo ne scrissi, cercai chiarimenti, formulai ipotesi, poi tutto si è adagiato tra i misteri della microstoria; comunque, sulla cima e alle sue falde il segno di confine numero 1 tra Cortina e Cadore è ben marcato in due luoghi diversi, e ci sono voluti oltre due secoli per evidenziarlo. 
So che appassionati di luoghi romiti di recente sono saliti sulla Rocchetta anche direttamente dal lato nord, che guarda verso la conca d'Ampezzo, per un itinerario forse inedito, di cui però non ho altre notizie e forse scriverò qualcosa in futuro. 
In ogni caso, la cima della Rocchetta - ormai sgombra dalla neve - attende anche quest’anno qualche altro curioso e disposto a fare fatica per godere lassù l’aria finissima e i grandi silenzi delle Dolomiti dimenticate.

In memoria di Lino Lacedelli (1925-2009)

Caro "babo" (zio) Lino! Oggi sono giusto dieci anni da quando te ne sei andato. Tante persone ti hanno conosciuto, ti hanno fre...