20 ott 2019

Marino Bianchi, il "Signore delle Montagne", a 50 anni dalla scomparsa

Marino Bianchi non è più tra noi. Era un uomo che adorava la montagna. Un uomo che per «andare in montagna» non era mai stanco. Era un uomo tranquillo, aperto, dedito alla famiglia, libero da preconcetti, desideroso di riuscire in qualunque cosa nella vita. Era legato ad un lavoro silenzioso a contatto con la natura, nato perciò per fare la guida alpina. Marino ha tratto in salvo molte persone che si erano ferite in montagna, senza prendere nessuna ricompensa, era perciò un uomo di buon cuore. Scalò tutte le vette delle Dolomiti ed il Kilimangiaro. Dopo ogni impresa descriveva con grande signorilità le sue impressioni sulle scalate. Morì la sera del 23 ottobre 1969 cadendo dalla Torre del Lago. Il giorno prima della tragedia disse: «Sono vecchio, ma la montagna mi vuole molto bene.»” (E.M.)
È il testo, comprensivo di un paio di piccoli errori, del componimento scritto da me undicenne, sotto la guida della docente Betty Menardi, nell'anno scolastico 1969-70 per “La nostra valle” (numero unico dedicato a Cortina d'Ampezzo dalla classe 1a D della Scuola Media Statale), in ricordo della guida Marino Bianchi. Il giornalista in erba che esordiva con quel breve scritto quasi mezzo secolo fa, per il quarantennale dalla morte dedicò poi a Bianchi la biografia “Il Signore delle Montagne” e oggi vuole ricordarlo ancora una volta a cinquant'anni esatti dalla fatale caduta del 21 ottobre 1969 sui monti di Fanes.
Marino Bianchi (1918-1969)
Nella valle d'Ampezzo e non solo, la memoria di Marino “Fouzìgora” è ben viva: nei congiunti e negli amici, in chi lo conobbe, gli fu compagno nel lavoro e in montagna. Il ricordo rimane nelle vie aperte sulle rocce dolomitiche e africane, nella ferrata da Forcella Staunìes alla cima del Cristallo di Mezzo, nel documentario dedicatogli dal regista Giuseppe Taffarel nel 1962, in tante fotografie, nel libro del 2009 e nella guglia della Croda da Lago che porta il suo nome. 
In quest'occasione, vada ancora un pensiero a quella figura di uomo sempre disponibile, di sportivo e alpinista impegnato sulle montagne e nel paese, dagli anni '30 fino all'ultimo giorno. Ad una persona che ha lasciato una traccia luminosa nella storia di Cortina del ventesimo secolo.

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