22 apr 2020

Iaron de Pampanin, un'idea molto originale

Fino a qualche anno fa, gli ampi pendii di pini, mughi e detriti sopra la Statale d’Alemagna nel tratto da Acquabona - presso Cortina - a Chiapuzza, all’imbocco nord di San Vito, erano sicuramente un po' più appetibili per l'escursionista. 
In seguito alle grandi colate di ghiaia, reali o prevedibili, che affliggono il versante sud della Croda Marcora e ai lavori di regimazione in corso di completamento, infatti, l'area ha perso un po' in estetica e in agibilità, e incute un certo riguardo anche ai più smaliziati. Solcata da un solo sentiero segnato, un paio di piste forestali e numerose tracce di animali e di cacciatori, a inizio e fine stagione - data la quota e la favorevole esposizione - offre comunque possibilità alternative di svago. 
Le nostre mete più frequenti erano tre: la galleria militare ai piedi della Punta Nera, «Ra man», con gli antichi segni confinari numero 9 e 10 tra Ampezzo e il Cadore, Tirolo e Venezia, la Baita Peniés e la soprastante pala erbosa sovrastata da una cascata intermittente. Luoghi minori, ma di sicuro fascino e solitudine: a parte una volta «su da ra man» e una ai Peniés, per molti anni lassù ci accolse il silenzio. 
Di mete perseguibili ce ne sono poche altre e a una di esse, scelta forse per caso, salii con Clara e Roberto, un giorno di primavera. L’obiettivo era il Iaron (ghiaione) de Pampanin, il lungo e ripido canale detritico che dal bosco s’insinua tra le rocce, terminando sotto una cospicua frana che ha smosso una porzione della parete soprastante, lasciando una grande nicchia giallastra e dal sinistro aspetto. 
Il versante meridionale della Croda Marcora:
a destra in basso, la grande nicchia di frana (foto I.D.F.)
Quella mattina salimmo sotto la nicchia, con un po' di fatica a causa delle ghiaie mobili e della carenza di tracce, e lassù sostammo per poco, accompagnati dal ronzio inquietante di qualche sasso in caduta. Fu tra l'altro singolare scoprire proprio al culmine del canalone ...una piccola cassetta di legno per la frutta, portata chissà quando, forse dal vento? 
Il Iaron de Pampanin, oronimo che si collega ai casati Pompanin di Cortina e Pampanin di Zoppè di Cadore (un tempo anche di San Vito), non fu di certo un traguardo indimenticabile, ma un'idea molto originale; e come tale ci ricorda quelle primavere.

3 apr 2020

Ezio, "rifugista ad honorem" in Valbona

In questi giorni se n'è andato Ezio Bellodis, classe 1946, già guardia campestre del Comune di Cortina. Per tanti di noi che lo frequentammo tra gli anni '80 e '90 del Novecento, è  stato sicuramente il «rifugista ad honorem» di Valbona. 
Non praticava la montagna da alpinista, ma amava la cultura, le Regole e tutto ciò che riguarda la conca d'Ampezzo, e si cimentò anche nel teatro e nella scrittura. Nel periodo che ricordo, aveva in comodato un Cason (baita) regoliero sul pascolo di Valbona, verso Auronzo; quello piccolo in muratura, a destra della strada che da Federa Vecchia sale verso Tre Croci. Con l’aiuto di alcuni amici lo aveva risistemato per bene e lo usò assiduamente e in ogni stagione per diversi anni. 
Il Cason in muratura de Valbona
In Valbona si andava soprattutto con i giovani del gruppo di ballo ladino, e là partecipammo a scampagnate e serate memorabili, persino a una rustica gara di fondo, spesso accompagnate da grigliate e libagioni. 
Nel Cason erano di casa, tra i tanti, gli scomparsi Roberto ed Elio, ragazze e ragazzi del "Baleto", ma le porte erano aperte a molti amici, di Cortina e non solo. Ricordo in particolare quando Ezio accolse in Valbona Teofilo, «ragazzo del ‘99» che a quasi novant'anni, una sera di fine novembre con un freddo polare, aveva «sbagliato» un cervo durante una battuta col guardiacaccia Bruno. 
In Cason il via vai era quasi continuo; c’era sempre da fare e da divertirsi ed Ezio lo manteneva e lo curava con passione, sorvegliandolo anche dopo il lavoro, quando ne aveva il tempo. Con la sua regia (pensandoci, come dimenticare le gustose braciole che gli forniva il macellaio Caldara?) si stava tanto, e bene, in compagnia; in quegli anni, per me Valbona era diventata una piccola succursale della nostra comunità, in un angolo pieno di pace. 
Quando, passati i 40, Ezio «mise la testa a posto» sposandosi e lasciando il Cason, affidato a turno ad altri regolieri, pian piano ci perdemmo. Salvo ritrovarci qualche tempo fa, in un confronto breve e un po' acido sull’aggiornamento dell’antico Laudo delle Regole d’Ampezzo, operazione sulla quale era fortemente critico. Ciao Ezio!

Corno d'Angolo, breve ma intenso

Se ne è scritto già molto: del resto, le esperienze coinvolgenti non si scordano facilmente, e tornano spesso alla memoria. Riproponiamo ...