3 feb 2019

Punta Nera, una grande passione

Tanto nera, proprio non mi pare: la sua dolomia, in gran parte sfasciata e pericolante, è grigia con qualche intrusione giallo-rossastra, soprattutto presso la vetta, sbrecciata dai fulmini. Dunque, per quale strana ragione la cima più alta della Diramazione Ampezzana del Sorapis, fin da tempi antichi porta il nome di Punta Nera? Dovremmo chiederlo agli studiosi di toponomastica!
Molto tempo fa, passando una domenica sul sentiero che da Faloria raggiunge il solitario Ciadin del Loudo, me la indicò mio padre, e il nome mi fece una certa impressione: era una giornata nuvolosa, l'ambiente lassù - in condizioni di tempo sfavorevoli - è piuttosto tetro, e così per decenni ebbi la sensazione che la Punta nascondesse qualcosa di oscuro. 
In realtò, e lo capii nella prima salita il 30.8.1987, dopo aver lasciato i miei compagni di escursione Sisto e Paolo (frenati dalla paretina iniziale) sulla sella ai piedi della cresta, di oscuro la Punta non ha alcunché
La Punta Nera e la Croda Rotta, da Forcella Faloria
(foto E.M., luglio 2012)
È una montagna di cui ho scritto spesso e che conservo nel cuore. Questa volta desidero ricordare alcune persone che vi hanno legato il nome: Alessandro Lacedelli "Sandro da Melères", cacciatore e guida (primo a giungere in vetta da solo prima del 1877, forse inseguendo un camoscio); Zaccaria Pompanin "de Radéschi" (che ai primi del ‘900 aprì sulla Punta una via nuova, di cui il pronipote H. Mutschlechner ha trovato testimonianza nel libretto di guida); Federico Terschak e Isidoro Siorpaes (che salirono per primi la lunghissima cresta sud, il 10 agosto di cento anni fa); Giorgio Brunner di Trieste (che scalò per primo la "Nera" da solo e d’inverno, il 27.2.1941); l'amico Giulio Lancedelli "Iéza" (salito a 79 anni, portando lassù il primo libro di vetta); Mario Crespan (che il 26.7.2008, con sua moglie Paola e altri tre amici, collocò in cima il secondo libro, forse ancora presente). 
Altri uomini e donne protagonisti di quasi un secolo e mezzo di storia della Punta, non mi pare ce ne siano: immodestamente mi ci metto anch'io, visto che in un ventennio ho calcato la friabile vetta per sette volte, metà delle quali in «beata solitudo». Se non è passione, questa!

2 commenti:

  1. Sono certa che tu non ti ricordi di me, ma io si...quando venivate a Zuel, soprattutto Keti, ma anche tu e Federico e giocavamo tutti insieme in quel cortile al quale sono legati alcuni dei ricordi più belli della mia infanzia.Io stavo in vacanza nella piccola casa dei De Fanti. Anche se non ti ricordi non importa, sono felice di averti ritrovato in queste pagine, molto più vive dei libri o degli articoli che hai pubblicato

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    1. Ciao Marita (Serena), sorella di Maria Rosa: vuoi che non mi ricordi di te, dei tuoi, dei De Fanti, dei miei nonni (tutti morti o andati via), dei nostri giochi?
      Ma non dirmi che trovi queste pagine "molto più vive dei libri o degli articoli che ho pubblicato": altrimenti, che cosa li pubblico a fare? La mia vita, il mio cuore, la mia passione per i monti ci sono dovunque, anche dove mi tocca essere più serio, enciclopedico, studioso: oggi che la Montagna la guardo quasi solo dal fondovalle, mi sto abbandonando alla nostalgia, senza comunque tralasciare la serietà, visto come viene trattata la Montagna da tanti, troppi, sedicenti "alpinisti" e "amici".
      Ciao, Marita di Treviso!

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