14 gen 2020

Pala de Marco: una prima sci alpinistica?

Dopo una lunga sofferenza, il 20 dicembre scorso è scomparso Marco Schiavon di Cortina, classe 1960. Lo ricordo con amicizia, soprattutto per un episodio.
Come alpinista, credo non avesse all'attivo più di quanto si faceva durante il servizio di leva in Cadore; ma negli anni giovanili, fu un valente sciatore. Un inverno, la sua curiosità fu attratta da una pala di roccia e detriti, quasi un diedro-canale che dalla cresta del Mondeciasadió - noto dagli anni Trenta come (Monte) Faloria - scende verso Cortina sulla destra orografica della funivia. Sicuramente il luogo è popolato soltanto dai camosci: qualche decennio fa, però, fu testimone anche di una piccola "impresa" invernale.
Schiavon aveva solo sedici anni quando scese con gli sci lungo la pala, che ha un dislivello di circa 400 m. e da tempo ho battezzato di mia iniziativa "Pala de Marco". Proprio in quel periodo Don Claudio Sacco, "prete volante" precursore dello sci ripido, stava disegnando nuove linee su tanti canali e pareti dolomitiche (rilevante fu la prima discesa della parete est della Tofana III, nel 1976-1977), e Marco pensò: “Se lo fa lui, perché non posso farlo anch'io, visto che gli sci li padroneggio piuttosto bene?
La Pala de Marco a sin., con il Rifugio Faloria in alto
(foto I.D.F., dicembre 2019)
Così un giorno si cimentò con la pala, evidente già dal centro di Cortina: non una, ma due volte di seguito, in una delle quali era solo, data la rinuncia del suo "socio". La discesa non è riconosciuta dalla storia, ma fu una probabile prima, una delle tante palestre di sci ripido a Cortina, oggi nota tra i free riders con un altro nome. Una sciata certamente avventurosa per l'epoca, realizzata sia a neve fresca che con neve dura e crostosa, incontrando un gradone scoperto, superato con una derapata e un salto di 5-6 m.: e fu tutto.
Con l'amico Marco in questi anni ci si vedeva abbastanza spesso e l'ultima volta che ne parlammo, ricordò un altro particolare: quando gli addetti alla funivia lo avevano visto puntare da solo all'obiettivo, avevano cercato di dissuaderlo: ma lui era deciso. "A sedici anni – aggiunse sorridendo - si faceva questo e altro, senza tanto pensarci su!"
Ciao Marco, che la terra ti sia leggera: per me d'ora in poi la pala del Mondeciasadió conserverà, almeno ufficiosamente, il tuo nome.

2 commenti:

  1. Caro Ernesto,
    spero proprio di non essere invadente,... ma quella rampa è proprio bella e, se fossi un po' più giovane, mi frullerebbero in testa idee un po' strane.
    Tra i 55 e i 65 anni ho affrontato alcuni percorsi non troppo difficili di sci ripido, anche se ... all'incontrario. Nel senso che, invece di scendere con gli sci, li risalivo con delle ciaspole (a dire il vero un po' speciali, soprattutto per quel che riguarda la ramponatura) per poi scendere a valle per il percorso più facile. Il teatro di queste mie "follie" è stata la Val Gardena ed ogni meta prescelta non si è concessa quasi mai al primo tentativo, rendendola in tal modo ancor più desiderabile. Ricordo la Val Dandera, la Val dei Ciavei, la Val Lietres, la Val Culea, il Busc de la Gialina, la traversata dalla Vallunga all'alpe Cisles attraverso forcella Sielles e anche qualche cima (Puez, Piz Duleda, Col de la Pieres, Sassopiatto). I panorami immacolati, il senso di pace, i rari incontri (mi ricordo una signora di Bolzano, talmente bella che ancora mi chiedo se fosse reale) costituiscono alcune delle emozioni più intense provate in montagna.
    Purtroppo in Ampezzo ho fatto assai poco in inverno, a parte un'antichissima salita al Durrenstein, con ritorno a piedi fino a Cortina (ovviamente non era nei programmi) ed una Rozes, non proprio invernale, ma in condizioni invernali, a fine ottobre di tanti anni fa.
    Oggi, non l'età, ma gli acciacchi mi hanno costretto a scendere a più miti consigli. Ciao

    Saverio

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  2. Grazie Saverio.
    Aldilà della rampa in sè, che è fotogenica ma - specie d'estate - un po' orrida, mi premeva il ricordo di un compaesano che negli ultimi anni ha avuto sempre meno dalla vita, ma ricordava con piacere quell'esperienza.
    Ernesto

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