16 apr 2021

Sulla Torre Quarta d'Averau

Quarantotto anni fa di questi giorni, il 15 aprile 1973, due grandi alpinisti di Cortina già prossimi alla cinquantina, Lino Lacedelli e Renato "Renè" De Pol (caduto due settimane dopo sulla Punta Fiames), aprirono una via di un'ottantina di metri di lunghezza sulla parete nord della Torre Quarta, di cui poche fonti riportarono la notizia.
Valutata di 6° (il grado fu poi ritoccato da alcuni ripetitori), fu l'ultima nuova via di Lacedelli, ventinove anni dopo la sua prima conquista, sulla Cima Ovest della Torre Grande. Breve ma secca, in seguito la via Lacedelli-De Pol fu ripetuta alcune volte e forse non è stata ancora dimenticata.
La  Torre Quarta, foto E.M.

La torre, divisa in due cime adiacenti, emerge come un enorme dente fra le guglie d'Averau ed è stata salita da ogni lato: la via normale è una esperienza le cui peculiarità possono far sorridere chi arrampica, abituato oggi a valutare le avventure con cocktail di cifre e lettere e non più con i numeri che un tempo marchiavano le difficoltà.
90 m. di 3° e poco più, una parete verticale, solida e sicura, in una zona che ormai sa più di falesia che di montagna; una via che è rimasta nella mente dello scrivente, per due motivi.
Il primo: nell’ottobre del 1979, per sfidare arcani timori che da tempo mi accompagnavano, la salii con la corda nello zaino. Non fu né la prima né l'ultima "solitaria", ma senza dubbio la meno semplice.
Il secondo: la via normale della quarta delle Cinque Torri si deve ad un grande alpinista, Angelo Dibona, che la salì con il compaesano alpinista Amedeo Girardi, nel settembre 1911.
Nel 1979 l’avevo già percorsa, e lo feci ancora in seguito. Certo è che in quella domenica riuscii a calcare senza nessuno davanti né dietro la cima, dove ricordo un malconcio libro di vetta, con qualche firma illustre. Quando mi sentii pago, mi venne fame: tre doppie ed eccomi sotto l’ampio tetto giallo ai piedi della Torre, al riparo dalla pioggia incombente. 
Qui alcune amiche stavano preparando salsicce per ristorare la compagnia, dispersa fra le torri.

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