27 mar 2013

Peccato per il K2, e peccato per gli uomini del K2!

Come tanti compatrioti e in più come ampezzano, appassionato di montagna e nipote di Lino Lacedelli, ho assistito un po' trepidante alla fiction “K2 Montagna degli italiani”, trasmessa da Raiuno il 18-19 marzo.
Vista quella e altri prodotti simili, mi sono fatto un convincimento: la televisione italiana, probabilmente perché deve accontentare spettatori da Courmayeur a Lipari, alpinisti e no, non è capace di raccontare la montagna in modo obiettivo e verosimile.  
Lacedelli al Campo Base del K2,
50 anni dopo (fine luglio 2004)

Dopo tutte le puntate della soap-opera sostenuta con valige di euro dall'Autonome Provinz  Bozen, in cui un Terence Hill imambolato caccia il lupo (!) dietro l'Hotel sul Lago di Braies e molte altre amenità del genere, la fiction sulla prima salita del K2, fatto sofferto e controverso della nostra storia del secondo dopoguerra, pare ne abbia seguito le orme.
Si scorrazza da dialoghi banali ("ciò, 'ndemo a mona ..." dicono un paio di volte i giovani candidati, come nei sexy movies italiani degli anni '70) a personaggi spesso falsati (la “morosa” di Lino, da una lucente cucina, di formica ben poco montanara, va in stalla con scarpe nere e tacchi a spillo; Lino indossa solo un "eskimo" per sfidare il vento dei 5000, scala l'improbabile campanile di una chiesa che non è quella di Cortina e parla come il suo omonimo Lino Toffolo; Bonatti sale in alto con la giacca a vento aperta, senza berretto né guanti, e pare Ricky Memphis; Cassin abita in una baita d’alta montagna come un selvaggio, anziché nella operosa città di Lecco …); da paesaggi incongruenti (ma ci sarà erba tra le rocce a quota 7000?) a ricostruzioni alpinistiche un po’ ridicole (scalatori impacciati anche su terreno facile; zaini stracolmi di corde ingarbugliate in modo poco professionale, Lacedelli e Compagnoni che arrivano in cima pestando ... orme già tracciate!).
Con zio Lino a Malga Federa, 9/2/2003
(photo: courtesy of idieffe)
L’unico personaggio con un po' di realismo mi è parso il professor Desio, militaresco organizzatore della spedizione. Per il resto, seppure fosse un film “di regime”, era meglio “Italia K2″ di Marcello Baldi.
Persino il Cai nazionale (vedi i quotidiani odierni) ha preso le distanze da questo lavoro con un secco comunicato stampa. Peccato per il K2, e peccato per gli uomini del K2!

Spiz Galina, oasi di wilderness alle falde delle Dolomiti

In questi giorni di fine maggio, ma nel 1991, con tre compagni conobbi una delle cime più caratteristiche del Bellunese: lo Spiz Galina (15...