05 nov 2016

Campanile Perosego, guglia da esplorare

Vagabondando sui monti, che "... non basterebbe una vita intera per conoscere ...", s'incontrano spesso formazioni rocciose singolari, misconosciute per la dislocazione, la conformazione, la carenza di comodi accessi, la scarsità di interesse.
È anche il caso del Campanile Perósego. Nelle fonti che ho consultato (Grohmann, che già prima del 1877 aveva valicato Forcella Zumeles, vicina al campanile; Battisti; de Zanna-Berti; Filippi), la cima non è citata, tanto da far pensare con buona certezza che il nome le sia stato dato dai primi salitori sessant'anni orsono.
L'intaglio fra il Campanile a sinistra
e la Pala Perosego (foto E.M., 20.5.07)
Il campanile manca anche sulla carta Tabacco fg. 03, sulla quale non c'è neppure la Pala omonima, e la cresta da Punta Erbing a Sonforcia è tutta inclusa nel nome collettivo "Agaròles". Quanto all'oronimia, è scontata la metafora oggettuale del campanile, cioè "struttura foggiata a torre, isolata e separata da altre formazioni". Nelle valle d'Ampezzo ce ne sono molti altri, dal Campanile Dimai al Rosà, dal Campanile Federa al Dibona e così via.
Secondo L.  Russo, "Perósego" si legherebbe a un pendio sassoso (l'intera zona presenta salti rocciosi) o a un pendio ai piedi di un "terreno rosicchiato", alludendo alle ghiaie a monte della sella di Perósego, resti dell'erosione delle rocce soprastanti. Come detto, il nome non è antico: la prima salita ufficiale della guglia, che fa parte del Pomagagnon e sorge isolata a destra della Pala Perósego, tra due fenditure della cresta di Zumeles, risale infatti al 29 giugno 1955, ad opera degli Scoiattoli Candido Bellodis e Beniamino Franceschi con Elio Valleferro, che salirono da sud-ovest in un'ora e mezzo, su difficoltà di IV e con l'uso di due chiodi.
Il Campanile Perosego da nord
(foto E.M., 20.5.07)
La loro relazione è dettagliata, pur riguardando una parete di soli 90 metri d'altezza. "Si risale un piccolo ghiaione e poi per brevi salti di roccia si giunge ai piedi della parete. Si attacca nel punto più basso della parete, obliquando leggerm. verso d.; si superano così i primi 40 m. su rocce friabili ma di scarsa difficoltà giungendo ad una piazzola che dista pochi m. dallo spigolo d. del campanile. Da questa ha inizio una fessura che si sposta leggerm. verso s. e sulla stessa si raggiunge una nicchia, donde inizia un'altra profonda fessura verticale, la quale va seguita fino in vetta.". Nella guida "Cristallogruppe und Pomagagnonzug" (1981), la relazione è più analitica e descritta in tre lunghezze di corda, facendo pensare che l'autore Jürgen Schmidt, che tra l'altro diede al Campanile la quota 2197 m, avesse salito la via Bellodis. Premesso che, visto da sud, è una torre a sé stante anche se accorpata al castello della Pala Perósego, Schmidt giudica la via utile solo come diversivo e la stima in 90 metri di IV e 30 di II. Né Berti né Schmidt però indicano come si possa salire e scendere "normalmente" dal Campanile.
La fonte più recente di notizie è "Gruppo del Cristallo" (1996), di Luca Visentini. L'autore, salito su quasi tutte le cime del Pomagagnon, il Campanile però non lo raggiunse, liquidandolo così: "Il campanile medesimo, oltre ad un mugo ed un isolato pinetto a quel punto, sporge subalterno colle sue roccette sommitali e superfluamente rischiose. ..." Ebbene: nel 2000 da solo e poi nel 2001, 2005 e 2007 con mia moglie, salendo sulla Pala Perósego transitai proprio per "quel punto", il panoramico intaglio senza nome tra la Pala ed il torrione, accessibile per tracce da nord ma precipitoso sul lato opposto.
Mentre la vicina Pala Perosego, sicuramente non granitica, ha attratto varie cordate, che vi hanno aperto quattro vie dal III al VI+, il Campanile, che offre limitate possibilità, non ha sollecitato altri. La sua storia si è iniziata e conclusa il giorno in cui tre giovani capaci e creativi s'inoltrarono nel canale ai piedi della Pala, spostandosi poi sullo spigolo del torrione che nessuno aveva ancora considerato, e salendolo con successo.
Non so se, oltre alla plausibile salita di Schmidt (compiuta prima della sua morte, sul Monte Rosa nel 1978), altri abbiano scalato la via Bellodis. Non essendo più il tempo per me di salire il Campanile, che si vede bene già da Cortina e meglio da Mietres e Larieto, chi raccogliesse l'idea potrebbe sfruttarla per visitare anche il lato più breve, giudicato "superfluamente rischioso". 
Toccando l'esposto intaglio tra la Pala e il Campanile per le tracce che si dipartono dal sentiero 205 (Sonforcia - Zumeles), si potrà godere di una visione originale del torrione. Limitata, ma privilegio di pochi; un colpo d'occhio su Cortina distesa quasi un chilometro più in basso; una finestra sulle crode ampezzane ignota e disertata, alla quale merita di sicuro affacciarsi.

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