5 ott 2018

Un incidente "grottesco" sulla Torre Wundt

Mi sono stupito, leggendo delle circostanze del recupero - avvenuto il 21 settembre - di due spagnoli sui Cadini di Misurina. 
Dopo aver superato la fessura Mazzorana-del Torso sulla Torre Wundt, non trovando la via di discesa, i due hanno tentato di tornare per quella di salita, bivaccando “senza particolari difficoltà” (penso nella grotta del quarto tiro), “fortunati nel riparo su una sosta con anello cementato” come riporta la stampa. 
Le corde non potevano non incastrarsi; così si sono bloccati e alle sette del mattino hanno dovuto essere prelevati dal Cnsas, con l'intervento dell'elicottero e l'uso di un verricello di 65 metri.
Un incidente può sempre capitare, ci mancherebbe altro, e per fortuna si è risolto in breve senza “bisogno di cure mediche”, ma le modalità della disavventura sfiorano, è il caso di dirlo, il "grottesco".
La via Mazzorana (200 metri di 4° grado) sale a SE, quindi perlopiù al sole e in vista del rifugio Fonda Savio, da cui dista solo 10 minuti. Il "neo", evidenziato alla stampa dal gestore del rifugio - lo stesso che nel 1986 cementò i chiodi di sosta lungo la salita e parte della discesa - è che si deve scendere “seguendo un altro itinerario”, la via normale a N: nonostante la tecnologia, “molti questo non lo sanno, e tornano indietro trovandosi poi in difficoltà” perché la fessura è contorta e le corde non scorrono, come è accaduto agli spagnoli.
Sulla Fessura Mazzorana, 27.8.1984
La via sale di fronte al rifugio, quasi a tiro di voce: e nessuno ha visto o sentito niente? Il gestore, che penso collabori ancora col Cnsas, non poteva salire o far salire qualcuno a "salvare" i due iberici, senza dover chiamare l'elicottero da Bressanone? Con le raccolte di scalate scelte che ci sono in libreria, gli smartphone e il Gps che ci insegue ovunque, nel 2018 ci si può perdere su una cima così trafficata?
Salii per la prima volta la Mazzorana molti anni fa, il 12 agosto 1981: usavo ancora il Berti, non conoscevo la discesa, non c'erano chiodi cementati e non avevamo né telefonino né attrezzature sofisticate, ma in montagna ci vuole anche un po' d'ingegno. Dala cima vedemmo tracce nelle ghiaie e un chiodo con cordini poco sotto, e da lì scendemmo. 
L’accaduto è quasi incredibile, e colpisce la “mia” Torre, che ho salito e disceso quasi venti volte, con le mie forze; per fortuna, o semplicemente perché ci si informava e si guardava bene dove si andava.

Ciao Gianni! Per Gianni Pontel, alpinista e amico (1941-2019)

34 anni fa, ai primi di settembre. Ero giunto da poco ad Aiello del Friuli per svolgervi il servizio civile; non conoscevo ancora nessuno e...