12 dic 2018

Celestino de Zanna guida alpina, maestro di sci e soldato

Si sta concludendo il centenario dalla fine della Grande Guerra, per cui propongo alcune note su una delle tre guide di Cortina scomparse nel conflitto: Celestino de Zanna "de Bepe de Poulo", nato a Majon nel 1877, guida patentata dal 1902 e istruttore di sci dal 1911, disperso nelle steppe dell'Uzbekistan dall'aprile 1916. 
Le notizie e le immagini che lo riguardano non sono molte: il ceppo familiare è estinto, e non è noto se esista ancora il libretto personale di guida, mestiere che lo consegnò alla storia grazie alla partecipazione a due salite innovative per l’epoca.
Campanile Rosà, da Val Fiorenza
(foto E. Majoni)
La prima delle due, capeggiate da Angelo Dibona "Pilato", ebbe come obiettivo l'intonso Campanile Rosà ai piedi del Col omonimo, sul quale il 17.8.1910 le guide condussero Amedeo Girardi "d'Amadio" dell'Hotel Vittoria e il medico comunale Leopoldo Paolazzi. Un paio di mesi dopo Angelo e Celestino col solo Amedeo salirono la Torre Grande d'Averau da nord, aprendo così sulle Cinque Torri la prima via con un tratto di 5°.
Celestino de Zanna intorno al 1910
(archivio E. Majoni)
Con S. Besso e la guida Remigio Gasperi della Val Rendena, de Zanna compì il 14.9.1909 anche la seconda salita della Punta Iolanda, cima del Brenta slanciata ed elegante ma alpinisticamente poco nota. In vetta i tre trovarono le tracce di una salita precedente per la stessa via, il canale tra la Punta e la vicina Cima Baratieri, compiuta il 18.7.1908. Secondo un'informazione da verificare, la prima salita sarebbe dovuta alla stessa cordata, ritornata sulla vetta un anno dopo.
Che de Zanna abbia salito la Punta Iolanda per primo o per secondo, comunque non ha grande importanza. Certo è che con Dibona e Bortolo Barbaria "Zuchin" fu tra i primissimi ampezzani a svolgere la nuova professione di maestro di sci. Celibe e abile al servizio militare, l'1 agosto 1914 fu richiamato sul fronte russo, ma dall'anno seguente fu dichiarato disperso nella zona di Tashkent. 
Il suo nome resta nel cimitero comunale, sulle lapidi dedicate alle guide defunte ed ai caduti e dispersi in guerra, nonché sulle due vie tracciate sulle cima ampezzane, meno percorse di un tempo, ma significative dell'innovazione registrata all'inizio del '900 nell'esplorazione delle Dolomiti.

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