18 lug 2016

Sul Bèco d'Aiàl

Slanciata piramide di dolomia scura e compatta, guarda Cortina con una parete alta duecento metri, scalata per la prima volta dagli Scoiattoli Albino "Strobel" e Arturo "Tamps" nel luglio 1962; è circondata da alcune guglie davvero bizzarre e spunta dal bosco sul lato destro orografico della Val Costeàna, a nord della Monte, il pascolo, di Formìn. 
Dalla sommità del Bèco, una delle cime più basse d'Ampezzo poiché raggiunge "soltanto" i 1845 m d'altezza, il panorama su Cortina si apre quasi a 360 gradi. Lassù, in vista della Grande Guerra, l'Esercito Italiano fece erigere una batteria antiaerea, attrezzando anche un sentierino che è quello usato anche oggi. 
Dell'apprestamento rimangono alcune fotografie, i grossi muri di riparo e, a pochi metri dalla cima, una capace galleria, che con ogni probabilità servì come deposito di munizioni e alloggio per i soldati. 
Il Bèco d'Aiàl in guerra
(raccolta E.M.)
Chi frequenta le crode ampezzane e ne apprezza la mia divulgazione ormai pluriennale, avrà capito che mi riferisco a uno dei tanti luoghi che hanno colpito la mia immaginazione e al quale ,mi sono affezionato: il Bèco d'Aiàl. Lo salii per la prima volta nel settembre del 1983 e in seguito vi sono tornato in molte occasioni, anche da solo. Nella più recente, in un caldo giovedì di fine luglio, volevo condividere la vetta con un'amica, che però non si sentì di raggiungerla. 
Sul punto sommitale del Bèco, a parte nelle notti della vigilia di Ferragosto 1986 e 1987, in cui - sotto la regia dell'amico "Lux", troppo presto scomparso - accendemmo il tradizionale (dubito molto ecologico ...) "fó de ra Madòna", non ho mai condiviso lo spazio con altri gitanti. 
Il colpo d'occhio che si apre dalla punta di quel dente, al di là della conoscenza del luogo e dell'interesse che può risvegliare nei curiosi, infatti, non è esattamente per tutti. 
Il breve accesso alla cima, il quale si distacca dal sentiero Cai 431 che dal Lago d'Aiàl porta a quello di Fedèra, fu sistemato una decina d'anni fa da alcuni soci del Cai, dopo la disgrazia che coinvolse una turista. Il sentierino è rimasto comunque delicato, dovendo il salitore superare obbligatoriamente, in salita e in discesa, una cengia di una quindicina di metri, stretta, un po' esposta e piena di ghiaino. 
Di recente, su proposta dell'attuale Marigo della Regola di Ambrizola, si è ventilata l'idea di un'eventuale rimessa in sicurezza dell'accesso, da far eseguire, nel caso, al Cai o alle guide alpine. 
Non sono proprio contrario all'idea, ma vorrei che la "rimessa in sicurezza" non significasse l'ennesima (in questo caso molto breve) via attrezzata con chiodi, corde, ponti o scalette, e magari dedicata a un alpinista non locale perché finanziata con denari esterni! 
La delicata cengetta del Bèco, unicvo elemento che difende la vetta dall'assalto di massa, non mi ha mai dissuaso dallo scegliere come obiettivo di una gradevole gita di mezza giornata (e nel 1996 vi portai anche i miei genitori, che non la conoscevano), una vetta minore e di cui pochi libri parlano, ma non per ciò meno suggestiva

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