20 gen 2016

I Śuoghe o Ra Ciadenes, note di solitudine

Chi conosce il luogo, ma non penso che siamo in tantissimi, lo identifica correntemente come “I Śuoghe” (in ampezzano: i gioghi, i passi). In realtà, però, lo sbalzo della dorsale che dal mitico Busc de r’Ancona si estende verso est fino allo sbocco della Val de Gotres, nella toponomastica locale è denominato “Ra Ciadenes” (le catene).
Comunque si chiamino, durante la Grande Guerra i Śuoghe o Ra Ciadenes costituirono un passaggio tristemente obbligato per l'assalto allo strategico altopiano di Son Pòuses; contro la dorsale già dal giugno 1915 s’infransero, con un alto tributo di sangue, i tentativi di sfondamento da parte dell’esercito italiano. 
La quota 2053, un cocuzzolo coperto di mughi con una postazione in cemento e un segnale trigonometrico, e quella - di circa 50 m più bassa - dove un sentiero un tempo segnato e curato dal Cai, ma oggi degradato a poco più di una traccia, sopravviene dalla SS51 d'Alemagna, oltrepassa due casematte, di cui quella superiore ancora utile per un momentaneo ricovero, e si unisce al sentiero che scende verso Lerosa, costituiscono un suggestivo angolo dolomitico, in cui non è raro imbattersi in qualche ungulato, e si vagabonda tranquilli fra numerosi resti bellici. 
La zona, piuttosto calda d'estate, è raccomandata per escursioni primaverili, per saggiare i polpacci in vista degli appuntamenti dell'alta stagione, e per divagazioni autunnali, sfidando l’inverno, che lassù pare si presenti un po' più tardi che altrove.
Iside sulla casamatta superiore, nel pomeriggio tardo-estivo
del 26 novembre di qualche anno fa (foto E.M.)
Del resto, il ripido pendio che da Podestagno fiancheggia la SS51 ed è coperto da fitto bosco fino alla sommità della dorsale, è ben soleggiato, per cui ci è accaduto di percorrere i suoi aspri sentieri in marzo come in dicembre, senza trovare neve in cui sprofondare o ghiaccio sul quale scivolare.
Purtroppo, ormai da tempo - per ragioni diverse - non onoriamo quello che si era configurato come un appuntamento rituale coi Śuoghe, ma ricordiamo spesso con soddisfazione l'ultima volta in cui compimmo il "nostro" anello (i due sentieri che da Ospitale giungono in cima alla dorsale, in sinistra orografica quello per la salita e in destra quello, ancor meno battuto, per la discesa). Era, infatti, un 26 di novembre, e - oltre alla scontata tranquillità - godemmo di un'incredibile giornata tardo-estiva...
Faccio scongiuri che sui Śuoghe e Ra Ciadenes, dove ho l'impressione che il tempo sia come cristallizzato, non allunghi mai le mani qualche “valorizzatore turistico", istituzionale o no. Credo che si andrebbe a spezzare senza rimedio l’atmosfera che avvolge quei costoni dirupati, così importanti in guerra e negletti in pace. Lassù ho vagabondato moltissimo, sempre con la stessa curiosità ed entusiasmo del ragazzo che salì lassù per la prima volta coi genitori il 1° maggio 1972.

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