12 nov 2014

Alpinismo dimenticato: la via Inglese in Tofana di Mezzo

Quasi sessant'anni fa, il 30 gennaio 1955, gli Scoiattoli Albino Michielli e Guido Lorenzi salirono per primi d'inverno la via Inglese, sulla parete sud-ovest della Tofana di Mezzo. 
La via, una delle tante “vie inglesi” delle Dolomiti, era stata aperta l'11 agosto 1897 da John Phillimore e Arthur Raynor con Antonio Dimai e Giuseppe Colli, e riscosse un certo favore nell'epoca d'oro dell’alpinismo, tanto che un esposto traverso e la successiva fessura, su calcare liscio e senza spaccature, furono facilitati con l'aggiunta di un cavo metallico.
Quest'autunno la guida alpina Franco Gaspari, con i colleghi di Cortina, ha eseguito alcuni lavori sulla ferrata della Tofana. Avendo notato il grosso cavo sotto la cresta, pensa che i primi salitori non possano aver superato direttamente il traverso e la fessura, troppo difficili per l'epoca, ma che le guide si siano calate dall'alto, fissandolo con fittoni piombati per farvi passare i clienti, che diedero poi il nome alla "prima" salita.
La "Guida della valle di Ampezzo e de' suoi dintorni" (che cita come seconda guida della cordata Giovanni Siorpaes, non Colli), invece, dice testualmente che "... per agevolare la salita e renderla meno pericolosa, la Sezione Ampezzo fece applicare nel punto più difficoltoso circa 20 metri di corda di ferro"; da un'ulteriore fonte pare che il lavoro sia stato eseguito nel 1898, quindi dopo la salita degli inglesi: a chi la ragione?
In ogni modo, il tariffario delle guide ampezzane nel 1898 includeva anche l'Inglese: la salita richiedeva un giorno e mezzo e costava 50 corone. Nel tariffario del 1962 la salita era ancora inclusa, e per effettuarla venivano richieste 20.000 lire. 
Penalizzata da un approccio e da una discesa piuttosto lunghi, nonostante l’apertura della ferrata sulla cresta sud-est della Tofana ('57) e della funivia “Freccia nel Cielo” ('71), negli anni la via Inglese è stata proprio disertata. "Toio" Dapoz, per un quarantennio gestore del Rifugio Giussani, diceva di non aver mai avuto in rifugio, almeno fino al '94, qualcuno intenzionato a salirla.
Incuriosito dal destino dell’itinerario, ho provato a contare le ripetizioni nel libretto posto in vetta alla Tofana nell'agosto 1938. Alcune pagine si leggono con difficoltà, ma ne ho dedotto comunque che in due decenni superarono la via solo 147 persone. L’anno di maggior afflusso fu il 1955: in un solo giorno la ripeterono tredici belgi, in sette cordate e con altrettante guide. Rare le guide con clienti (la prima appare nel 1942); pochi gli stranieri e un unico solitario, Luigi Menardi, nel 1950. Nel 1938, '44, '52, '54, '56, '57, '58, sull’Inglese non si vide nessuno.
Di recente, poi, l'amico Roberto mi ha passato, e ho visto con un po' di emozione, la fotografia della pagina del libretto di vetta datata 28 luglio 1940, in cui annotò  la ripetizione anche mio padre, salito con il collega Valentino Vecellio (padre di Roberto), G. Serafini e M. Corradini. Così, ho ripescato un pezzo che scrissi tempo fa per "Le Dolomiti Bellunesi", ampliandolo e aggiornandolo con gli ultimi dati dei quali sono venuto a conoscenza, e lo propongo, auspicando che interessi i frequentatori di questo blog.
7-8 salitori in media ogni anno erano davvero pochi, per una via non certo estrema (4° grado), che ai primi del '900 fu tra le più rinomate d’Ampezzo. Come detto, essa ha pagato la lunghezza dell’accesso e del rientro, la quota cui si svolge e il generale abbandono di percorsi lontani, scomodi, con roccia forse sporca e protezioni scarse. Comunque, nel periodo esaminato, la parete sud-ovest della Tofana di Mezzo non ha mai patito la confusione, ed il suo calcare non è certamente consumato. Chissà se qualcuno si prenderà più la briga di ripercorrerla!

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