08 mar 2017

150 anni di scalate sull'Averau

Il numero 90, di marzo 2016, del mensile di studi storici sul Sudtirolo "Der Schlern" contiene un ampio e ottimo saggio del prof. Wolfgang Strobl di Dobbiaco sulla figura e l'opera del pioniere dolomitico Richard Issler (1844-1896). Il saggio è scritto in tedesco ma - visto l'interesse per la storia d'Ampezzo - per volontà del Cai Cortina verrà tradotto in italiano e edito fra breve in volume.
Nel 1882 Issler fu tra i fondatori della Sezione Ampezzo del Club Alpino Tedesco-Austriaco, sodalizio al quale regalò la sua raccolta di circa duecento libri di montagna, rimasta per anni a disposizione di soci e alpinisti e dispersa senza rimedio nel 1915-1918.
Già otto anni prima, il 10/8/1874, lo scrittore austriaco aveva lasciato il suo nome nella storia salendo per primo - con la guida Santo Siorpaes - la cima trapezoidale dell'Averau (Nuvolau Alto), già notata da Amelia Edwards durante i suoi vagabondaggi alpestri; nell'agosto 1883 partecipò al recupero della salma della guida Giuseppe Ghedina caduta dal Nuvolau, e compì anche qualche altra salita sulle nostre montagne, morendo poco più che cinquantenne.
Gusela, Nuvolau, Averau e Cinque Torri
in una cartolina del 1925 (raccolta E.M.)
In quasi 150 anni, l'Averau è stato salito da ogni lato per almeno venti vie; ha la sua ferrata, breve e frequentata, che ricalca la via Issler-Siorpaes e almeno due percorsi - la parete SO, salita il 29/6/1945 da Albino Alverà, Armando Apollonio, Ugo Illing e Ugo Pompanin, e lo spigolo S, salito il 29/8/1948 da Otto Eisenstecken e Florian Rabanser - sono ancora frequentati. Poco frequentato penso sia, invece, l'itinerario aperto da Franz Dallago e Raffaele Zardini il 29/6/1968 sulla parete SE, proprio sopra il Rifugio Averau.
Per superare quella parete, i due Scoiattoli impiegarono sette ore e una cinquantina di chiodi: ai primi ripetitori, Andrea Menardi, Guido Salton e Giorgio Peretti il 21/10/1973, di ore ne bastarono tre. Un tentativo di salita di due giovani ampezzani (estate 1981) rischiò di finire molto male (e la notizia fu pubblicata anche da un quotidiano). Nel primo tiro, infatti, uno dei due volò, sradicando buona parte dei chiodi ed evitando per miracolo di schiantarsi sulla cengia d'attacco. 
Una via, la Dallago-Zardini, oggi non più ricercata, ma che indubbiamente appartiene alla storia dell'Averau e delle Dolomiti ampezzane!

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