06 mag 2015

Quando uscimmo dal Cason di Lerosa "a riveder le stelle"

Questo post non ha radici nella montagna, come di solito avviene nel mio diario, ma l'idea nasce un sabato in casa, dopo pranzo. 
Il caffè liscio, nero o come si desidera chiamarlo, non mi ha mai attratto, a meno che non sia il nèro che si gusta a Trieste; solo che in frigo non c'era latte, e così "macchiai" l'indispensabile tazzina che corona ogni pranzo con una sorsata di vino. 
Riassaggiando così, dopo anni che me ne mancava il gusto, il cafè da bosco, rustica bevanda usualmente gradita a boscaioli, cacciatori, cavallai, contadini, pastori di un tempo e oggi rivalutata come “specialità” in una festa paesana estiva. 
Caffè d'orzo (o, erroneamente, nero), meglio se fatto sullo sporer come quello, indimenticato, che ci offriva la buona Lucia nella sua cucina di Coiana quando si andava a farle visita tra gli anni '60 e '70, un goccio di buon rosso e un po' di zucchero.
Forse a qualche gourmet il miscuglio farà storcere il naso; a me invece piace, anche perché evoca epoche lontane, inverni nevosi, lavoro e fatica dei nostri predecessori. 
Sferzante se bevuto in giusta quantità, il cafè da bosco ci eccitò un po' troppo quel sabato in cui (era quasi novembre del 1977), con Enrico, mio fratello Federico e Fabio salimmo al Caśon de Lerosa, accogliente e ideale meta delle nostre escursioni e dei primi pernottamenti giovanili, per passare un week-end in montagna. 
Il vecchio Cason de Lerosa, ai piedi della Pala de ra Fedes
(foto G. Mendicino, archivio LDB)
I "pize” avevano nello zaino qualche buona bottiglia,  forse sprecata per la nostra mistura. Lassù ci aspettava Stefano, scomparso ancor giovane nel 1996, che era salito da solo in Lerosa da qualche giorno, per fotografare animali selvatici. Stefano mise sul fuoco una grande caffettiera, miscelammo caffè e vino, li zuccherammo e ne saltò fuori un beverone che animò a dovere la serata, piena di scherzi, risate e ... mal di testa.
Durante la notte  fummo costretti ad uscire “a riveder le stelle”; mi parve allora di vederne molte di più di quelle che realmente brillavano sulla volta celeste, sopra i magici pascoli di Lerosa.

"Argia", del rifugio Angelo Bosi sul Monte Piana

Il  22 luglio è deceduta a Pieve di Cadore Severina Mazzorana, classe 1927: chi ha buona memoria, la ricorderà come "Argia", dagl...