22 ago 2019

Un paradiso da salvaguardare: la Sella dell'ex rifugio Popena

Nel 1938, sull'ampia sella tra il Corno d’Angolo e le Pale di Misurina, dove le Torri di Popena dividono la testata della Val Popena Alta in due conche e a pochi passi dal confine fra Auronzo e Ampezzo, il trentino Lino Conti aprì - a prezzo di grandi fatiche - un piccolo e grazioso rifugio. 
L'iniziativa mirava a fornire la zona di una base per salire e conoscere le cime dei dintorni (il severo Piz Popena proprio di fronte, il facile e malsicuro Corno d’Angolo dove salì anche Comici, il Cristallino di Misurina celebre in guerra, la Croda di Pousa Marza dominio di Michl Innerkofler, le guglie di Val Popena Alta testimoni dei quinti gradi di Dibona e Dulfer, le mansuete Pale di Misurina, la Punta Michele di Eckerth e poi di Casara), e anche per una frequentazione invernale della valle, da decenni meta scialpinistica. 
... e i ruderi stanno a guardare ...
(foto I.D.F.)
Il rifugio ebbe vita breve, poiché fu distrutto da un incendio nel secondo dopoguerra, e non più ricostruito. La questione del rifacimento è tornata di nuovo alla ribalta, sostenuta da un noto scrittore, ed ogni stagione potrebbe essere quella buona per avviare la "valorizzazione turistica" di quei sassi ultra settuagenari che occhieggiano malinconici sulla sella, un paradiso tra crode semi deserte. 
Il valico funge da snodo per escursioni e salite molto interessanti, e secondo molti la struttura sarebbe indispensabile, pur trovandosi solo a un’ora di cammino dal traffico di Misurina e in un contesto ambientale ben preservato. Il sottoscritto, dovendo scegliere, preferirebbe senz'altro che la sella – anziché l'ennesimo ristorantino d'alta quota con menù gourmet o una finta malga – ospitasse al limite solo un rustico ricovero per il maltempo. Sarebbe un “affare” per l'alpinismo, la storia e la natura, non certamente per l'economia. Però così la franosa Val Popena Alta non rischierebbe di ricadere nella banalizzazione, magari riempiendosi di “quad”, motoslitte e quant’altro, e si sottrarrebbe ai successi ed  eccessi di un turismo spesso cafone ed improvvido. Si attendono sviluppi: se non ne verranno, ci riterremo ugualmente soddisfatti e anche di più.

16 ago 2019

Giovanni, un rifugio e tre torri

Il 25 novembre 1939 morì in tarda età un ampezzano noto per intraprendenza, irrequietezza e originalità: Giovanni Barbaria detto Zuchìn. 
Falegname, divenne guida nel 1875 e fu la prima della seconda generazione. Andava in montagna anche perché - seppur molto giovane - aveva già famiglia (il primo figlio Bortolo, destinato anch'egli alla carriera di guida, era nato nel 1873). Forse qualcosa non girò per il verso giusto e così di punto in bianco l'estroso Giovanni se ne andò in America, senza preoccuparsi di avvisare i parenti. Dieci anni dopo fece ritorno e riprese tranquillamente la vita di sempre.
Il Tridente Cantore, dal rifugio omonimo
(cartolina anni '40, raccolta E.M.)
Al suo nome si contano alcune prime salite sulle cime della Croda da Lago, delle Marmarole e in Tofana. In quel gruppo, di fronte alla Tofanahütte inaugurata 133 anni fa (il 16 agosto 1886), col figlio e due austriaci il sessantenne Barbaria salì le guglie chiamate dapprima Wienertürme-Torri Viennesi e nel dopoguerra Tridente Cantore, in omaggio al Generale caduto lassù il 20 luglio 1915.
Intuendo lo sviluppo turistico dell'area del lago di Federa, dominata dal Becco di Mezzodì e dalla Croda da Lago e nota a turisti e alpinisti fin dal 1872, all’inizio del secolo Giovanni aveva voluto dotarla del primo rifugio del gruppo. Il terreno e il legname da opera glieli aveva donati la Magnifica Comunità d'Ampezzo, che nel contratto di concessione inserì anche una clausola curiosa: “... non abusare nel somministrare bevande ai pastori” della vicina malga di Federa. Non si sa la guida se l'abbia rispettata in pieno.
Il rifugio aprì il 2 settembre 1901, ma non ebbe vita facile; quattro anni dopo Barbaria si stufò e lo vendette, trovando l'acquirente nella Sektion Reichenberg del Club Alpino Tedesco-Austriaco. Nonostante la zona richiamasse già molti alpinisti, i guadagni non corrispondevano alle aspettative del proprietario: si diceva però che Giovanni non negasse mai da bere ai visitatori amici, ovviamente gratis!
Conclusa la parentesi da rifugista, il Zuchin continuò come guida ancora per qualche tempo; con la Grande Guerra, come altri colleghi, si pose a riposo e passò il resto della sua esistenza ricordando il passato e trasmettendo le sue esperienze ai giovani, tra i quali il nipote Giovanni, guida dal 1931 ed ultimo del ramo familiare, cessato con lui nel 1982.

7 ago 2019

Amedeo Girardi e le "sue" vie nuove

Sulla lapide posta nel cimitero di Cortina a ricordo dei cittadini benemeriti, appare il nome di Amedeo Girardi "de Amadio" (1877-1933). Conduttore dell’Hotel Vittoria, alla fine del 19° secolo - quando studiava legge a Innsbruck – s’impegnò politicamente a favore dell’irredentismo, cosa che nel suo paese, per ovvi motivi, non poteva essere apprezzata. 
Torre Grande d'Averau, parete nord
della Cima Nord (foto E.M.)
Di Girardi e della sua militanza filo-italiana, però, si è dato conto in altre sedi. Qui l'uomo interessa perché, tra le varie attività, trovò anche il tempo di fare dell'alpinismo. Nelle cronache del primo '900, infatti, lo si trova citato più volte. La prima il 17 agosto 1910 quando, col farmacista Leopoldo Paolazzi e le guide Angelo Dibona "Pilato" e Celestino de Zanna "de Bèpe de Pòulo" (coetaneo di Amedeo, disperso in Russia nel 1915), Girardi fece parte dei conquistatori dell'arcigno Campanile Rosà, nel gruppo della Tofana. 
Posto di fronte all'omonimo Col, il campanile - un centinaio di metri di buona dolomia - fu salito in quattro ore con l’uso, insolito per il capocordata Dibona, anche di alcuni chiodi. Nell'ottobre successivo, con le stesse due guide l’albergatore partecipò alla prima salita della parete nord della Torre Grande d’Averau - Cima Nord: nella cordata iniziale, verticale ed esposta, i tre incontrarono difficoltà di V, che superarono senza usare mezzi artificiali. 
Nel mese di settembre 1911 Amedeo tornò sulle torri d'Averau dove, sempre con Dibona, firmò la prima ascensione di ambedue le guglie (la Bassa e la Alta) che formano la Torre Quarta. Gli ampezzani tracciarono due itinerari di difficoltà media, molto frequentati ancora oggi. 
Altre informazioni sull’alpinista Girardi, per ora, non ne ho trovate: penso comunque che nel periodo antecedente la Grande Guerra, ricco di successi per l’alpinismo ampezzano, abbia vissuto sicuramente altre avventure. Queste contribuirono ad arricchire la storia locale e a far sì che il suo nome resti ancora presente su ben quattro cime attorno a Cortina.

Punta Marietta, una cima misteriosa

Una cima in vista, in un punto fra i più visitati delle Dolomiti: nonostante questo, di essa non si conosce molto e riserva ancora interrog...