30 gen 2020

Il sentiero attrezzato più breve delle Dolomiti

Ai lettori pongo un curioso interrogativo: qual era il sentiero attrezzato più breve - e anche semplice - delle Dolomiti, forse anche delle Alpi?
Dico "era", perché da tempo - con l’avvio degli scavi archeologici sulla rocca - è stato sostituito da una robusta scala metallica, e rispondo: il sentiero creato dal Parco Naturale delle Dolomiti d’Ampezzo per giungere più agevolmente al ripiano dove sorgeva la torre del castello di Podestagno.
Fino agli anni '80 tutta la zona - che culmina a 1513 m. di quota, a strapiombo sulla Strada d'Alemagna - non era battutissima. Per salire sul luogo del castello, fortilizio risalente al 1100 che durò otto secoli, fu abbandonato a metà '800 e raso al suolo durante la Grande Guerra, per lasciare spazio ad un osservatorio italiano atto a sorvegliare la 1a linea, oltre alla curiosità occorreva un po' di piede fermo.
Il "sentiero attrezzato" sulla rocca di Podestagno, 
oggi scomparso (foto E.M. del 3.04.2011) 
Nel 1990 il neonato Parco intraprese i primi lavori di miglioria intorno all’ingresso all'area protetta. A scanso di incidenti, si ritenne opportuno sistemare subito la traccia per l’accesso alla rocca dalla SS51, alcuni cunicoli e i resti del muro originario del castello. 
Così, per giungere sulla rocca di Podestagno si usufruì per un periodo abbastanza lungo di un cavo metallico di una decina di metri, ancorato ai resti di muratura con alcuni spit. Fu senz'altro il sentiero attrezzato più breve dei monti d’Ampezzo, sui quali - tra gli anni '50 e '70 del Novecento, ma poi di nuovo in questo secolo - chiodi, corde, scale e scalini ne sono stati posti a iosa.
Sul culmine magramente erboso e con qualche pianta, sul quale si spingevano anche i camosci, era bello fermarsi a guardare il mondo. Visitando il luogo in ogni stagione, per dodici volte negli ultimi sette anni prima che iniziassero gli scavi, lassù ci trovammo spesso da soli; il sito era l'optimum per chi, dopo una gita piacevole e non lunga, desiderava godere in silenzio del profumo della natura e della storia.
La ferratina di Podestagno non ha fatto in tempo a essere inserita nelle guide escursionistiche e sulle carte topografiche; ma è esistita ed è stata usata con profitto, per rendere sicuri gli ultimi passi verso un luogo che testimonia fatti cruciali del nostro passato.

14 gen 2020

Pala de Marco: una prima sci alpinistica?

Dopo una lunga sofferenza, il 20 dicembre scorso è scomparso Marco Schiavon di Cortina, classe 1960. Lo ricordo con amicizia, soprattutto per un episodio.
Come alpinista, credo non avesse all'attivo più di quanto si faceva durante il servizio di leva in Cadore; ma negli anni giovanili, fu un valente sciatore. Un inverno, la sua curiosità fu attratta da una pala di roccia e detriti, quasi un diedro-canale che dalla cresta del Mondeciasadió - noto dagli anni Trenta come (Monte) Faloria - scende verso Cortina sulla destra orografica della funivia. Sicuramente il luogo è popolato soltanto dai camosci: qualche decennio fa, però, fu testimone anche di una piccola "impresa" invernale.
Schiavon aveva solo sedici anni quando scese con gli sci lungo la pala, che ha un dislivello di circa 400 m. e da tempo ho battezzato di mia iniziativa "Pala de Marco". Proprio in quel periodo Don Claudio Sacco, "prete volante" precursore dello sci ripido, stava disegnando nuove linee su tanti canali e pareti dolomitiche (rilevante fu la prima discesa della parete est della Tofana III, nel 1976-1977), e Marco pensò: “Se lo fa lui, perché non posso farlo anch'io, visto che gli sci li padroneggio piuttosto bene?
La Pala de Marco a sin., con il Rifugio Faloria in alto
(foto I.D.F., dicembre 2019)
Così un giorno si cimentò con la pala, evidente già dal centro di Cortina: non una, ma due volte di seguito, in una delle quali era solo, data la rinuncia del suo "socio". La discesa non è riconosciuta dalla storia, ma fu una probabile prima, una delle tante palestre di sci ripido a Cortina, oggi nota tra i free riders con un altro nome. Una sciata certamente avventurosa per l'epoca, realizzata sia a neve fresca che con neve dura e crostosa, incontrando un gradone scoperto, superato con una derapata e un salto di 5-6 m.: e fu tutto.
Con l'amico Marco in questi anni ci si vedeva abbastanza spesso e l'ultima volta che ne parlammo, ricordò un altro particolare: quando gli addetti alla funivia lo avevano visto puntare da solo all'obiettivo, avevano cercato di dissuaderlo: ma lui era deciso. "A sedici anni – aggiunse sorridendo - si faceva questo e altro, senza tanto pensarci su!"
Ciao Marco, che la terra ti sia leggera: per me d'ora in poi la pala del Mondeciasadió conserverà, almeno ufficiosamente, il tuo nome.

7 gen 2020

La croce di vetta del Pomagagnon compie 70 anni

La croce del Pomagagnon, che da settant'anni svetta a 2435 m. sulla Costa del Bartoldo, la sommità più nota della dorsale che fa da sfondo verso nord-est a Cortina, assunse notorietà nel 1999, grazie a uno scritto pubblicato da "Le Dolomiti Bellunesi" e arricchito da fotografie inedite degli archivi P. Polato e D. Dandrea.
Abbattuta dal maltempo nell'inverno 1999-2000, nella primavera seguente - su iniziativa del Cai di Cortina, in special modo di Luciano Bernardi - si rimediò alla mancanza, sostituendo la vecchia croce con una nuova d'acciaio, benedetta e inaugurata con una Messa e una festa in Val Padeon, alla presenza dell'anziano prof. Giuseppe Richebuono, cappellano d'Ampezzo negli anni '50 e promotore della croce, e di molti dei giovani saliti a posarla mezzo secolo prima.
La croce sulla Costa del Bartoldo,
ripristinata nell'agosto 2014
Nell’estate 2019, in occasione di alcuni lavori nel precario Cason dei Casonàte in Val Padeon (ai piedi della Costa), gli operai delle Regole ampezzane si sono imbattuti in un reperto cartaceo dimenticato. Il foglio conteneva l'elenco delle persone che, per l’Anno Santo 1950, sotto la regia del cappellano contribuirono al trasporto e al montaggio della prima croce, di legno ricoperto d'alluminio.
Mentore dell'iniziativa, come detto, fu Giuseppe Richebuono; al primo trasporto dei materiali alla base il 30.6.1950, portò con sé 9 ragazzi, di cui oggi ne restano ancora quattro. Per la posa del manufatto, il 6.7.1950, erano presenti 40 persone; metà di esse è ancora in vita e di alcune non si hanno notizie.
Per non elencare tutti i giovani, allora tra i 10 e i 17 anni (il più grande era Pierluigi Polato, classe 1933), che salirono e scesero varie volte, con entusiasmo e senza tanti timori, le ripide placche a nord della Costa, portando in spalla i segmenti della croce, voglio ricordare le maestranze che contribuirono ad un’opera che ha sfidato il tempo per mezzo secolo esatto: Don Alberto Palla; il Comune di Cortina d'Ampezzo e Isidoro Menardi, fornitori del legname; Silvestro Zangiacomi, che donò il rivestimento metallico; Attilio Cazzetta, che lo modellò; Silvio Bernardi, che con la sua mitica Campagnola portò più volte persone e materiali al "campo base".
Dopo vent'anni dalla festa del 2000, il foglio ritrovato nel Cason dei Casonàte dà modo di accennare all’avventura di tanti anni prima, che sono rimasti ormai in pochi a ricordare.

Scalatori inglesi sulle Dolomiti

Ah, gli inglesi! Se dalla Gran Bretagna, intorno al 1860, non fossero sbarcati loro per visitare le Dolomiti, senza dubbio sarebbe arrivato...