22 lug 2019

Il poco noto "Troi dei milezinche"

Lungo la Strada Statale 51 d’Alemagna, poco prima di Carbonin-Schluderbach e accanto alla tabella che precisa la quota altimetrica, un piccolo slargo a bordo strada ospita spesso veicoli in sosta. Quando ve ne sono, solitamente appartengono ai battitori di un sentiero che nessuna pubblicazione o cartina considera, ma esiste ed è noto sia nella valle d'Ampezzo sia in Cadore e in Pusteria. 
Il sentiero si chiama “Troi dei milezinche” (“sentiero dei millecinquecento”), “Troi de Mariano” o (secondo una recente testimonianza) "Sentiero blu". Anzitutto, qual è l’etimologia del nome? Il primo, più diffuso significato nasce dal fatto che il sentiero inizia proprio a quota 1500 m. Il secondo ricorda Mariano Gaspari "Baldo", falegname ampezzano deceduto nel 1990, che lo percorreva spesso, decantandolo a paesani e amici; il terzo, più banale, deriva dal fatto che la traccia è segnata con pochi bolli di colore blu. 
Ma dove si trova, e a cosa serve? Col "Troi" si può salire all’altopiano di Pratopiazza-Plätzwiese tenendosi lungo le pendici del Col Rotondo dei Canopi-Knollkopf, nel pieno della fascia boschiva che sovrasta la Strada Statale 51, ed esso è meno lungo e più piacevole della carrareccia che sale da Carbonin al rifugio Vallandro. 
Il “Troi” inizia sulla strada, s’inerpica piuttosto ripido per un tratto, percorre una terrazza boscosa alta sul Rio di Specie-Platzerbach e, valicata una recinzione di pascolo tra i territori di Dobbiaco e di Braies, a 1900 m circa e presso alcune sorgenti si unisce alla carrareccia che percorre la Val di Specie, di recente dedicata a Paul Grohmann.
Il Col Rotondo dei Canopi,
dal termine del "Troi dei milezinche" (foto I.D.F.)
Facile da smarrire in un paio di punti, qualche anno fa fu segnalato con qualche bollo, poi cancellato forse da cacciatori, decisi a difendere la "privacy" venatoria della zona. Pur trovandosi in Pusteria è conosciuto anche da diversi appassionati della nostra provincia e non, e pure chi scrive l’ha percorso più volte, d'estate come d’inverno. 
È singolare, ma non ci turba per nulla, che la traccia non sia universalmente pubblicizzata, e venga praticata - in alternativa alla lunga e monotona strada bianca - solo da pochi buongustai, che accedono per un paio d’ore a una zona solitaria, certamente più calpestata da animali che da esseri umani.

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