19 dic 2016

Tracce dimenticate di alpinismo antico sulla Punta del Pin

Dal crinale proteso verso est dalla Croda Rossa d'Ampezzo, si allunga una sommità, massiccia ma quasi anonima, quotata comunque 2682 metri e visibile fin dalla sella di Cimabanche. 
Il ramo di questa che scende sul valico è costituito da una dorsale - rocciosa nella parte superiore, coperta da folti alberi e mughi in quella sottostante - che a sua volta fa da limite destro orografico alla Val dei Chenòpe, tra Cortina e Dobbiaco. 
La dorsale è detta Costa del Pin, giacché le piante che la ricoprono sono in prevalenza pini silvestri; il rilievo incombente, salito per la prima volta con intenti esplorativi da austriaci 110 anni or sono, porta il medesimo nome, Punta del Pin. 
L'angolo in cui svetta la Punta è poco battuto poiché - grazie al cielo - vi mancano i sentieri segnati. Lungo la Costa, da Cimabanche sale il confine fra le provincie di Belluno, nella quale ancora insiste la Punta, e di Bolzano; di esso, volendo immergersi nella tenace e resinosa vegetazione (come facemmo un lontano giorno di dicembre) si rinvengono ancora alcuni dei cippi settecenteschi. 
La Punta postula un minimo impegno alpinistico e la via più semplice, ascrivibile al 1°-1°+, si svolge sul suo lato che guarda l'alpe di Pratopiazza. Nell'agosto del 1990, quando ne calcai per la prima volta il punto più elevato, scoprendo l'inedita e ammaliante visuale della parete orientale della Croda Rossa, mi ero preparato a scoprire una montagna quasi ignota, anche in valle d'Ampezzo nel cui territorio ricade, ed ancor meno frequentata. 
Punta del Pin a sinistra e Croda Rossa,
da Malga Pratopiazza (E.M., 11.10.09)
Mi aveva attirato lassù la sintetica relazione della salita riportata da Antonio Berti nel suo viatico "Dolomiti Orientali"; per sicurezza avevo chiesto ulteriori ragguagli al figlio Camillo, enciclopedico conoscitore delle Dolomiti, che mi raccontò di avere salito la Punta col padre da ragazzo, quindi nei primi anni '30. 
Negli anni ho toccato la Punta del Pin almeno una mezza dozzina di volte, seguendo tracce dimenticate di alpinismo antico, avventuroso, non banale, che richiede solo piede fermo e un po' di fatica ma avvicina davvero al cielo.

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