27 feb 2017

Monte Popena: roccia, mughi, silenzio

Stamattina, guardandolo dal lago gelato di Misurina sul quale mi trovavo a passeggiare, ho rivisto un luogo che - malgrado la recente, lodevole sistemazione di un sentiero ad anello - non credo sarà mai affollato dagli escursionisti. 
E’ il Monte Popena (o Popena Basso, dizione più usata): storica palestra di roccia di Misurina inaugurata da Casara e Granzotto nell'estate 1926, è interessata da vie di varia difficoltà e bellezza. 
La vetta si raggiunge anche a piedi, camminando lungo una mulattiera di guerra percorribile in un’ora e poco più dal Grand Hotel. Da esso ci si alza nel bosco e poi tra i mughi, sino a un ghiaione sulla sinistra orografica della Guglia Giuliana, passione di Emilio Comici. Qui il sentiero, fattosi un poco più aspro, sfiora la caratteristica lunga parete ed esce sulla dorsale sommitale attraverso un ripido canalino. 
Il Monte Popena da Misurina ... in pieno inverno meteorologico 
(foto I.D.F., 27.02.2017)
Alcuni ometti aiutano a non perdere la bussola fra la vegetazione e a conseguire la cima, cupola di magro pascolo che sporge sul lago da un lato e sulla Val Popena Alta dall'altro. Tra roccia, mughi, silenzio, lo sguardo è attratto da un vasto orizzonte: su tutte le vette svetta il vicino, imponente Cristallino di Misurina. 
Il Monte è una meta escursionistica, oserei dire, di dettaglio; è anzitutto un sito di arrampicata, ma le vie finiscono sul bordo della parete e a chi le ripete interessa riavvolgere subito le corde per scendere, più che incantarsi sulla cima a guardare in aria!
Comunque, a chi la raggiungesse, la vetta - individuata da un ometto di sassi e ben soleggiata nelle belle giornate - offre un tappeto verde fra cielo e crode, dal quale la fantasia si perde verso tante mete note, altre ignote, alcune rimpiante. 
Sul Monte, visto il facile accesso, salirono sicuramente i cacciatori, già in tempi remoti. La parete verso Misurina fu affrontata dall'infaticabile Severino Casara, che la battezzò salendo il camino di sinistra, solo a metà degli anni '20; ciò si spiega considerando le peculiarità della cima, che invita a un alpinismo "sportivo" e muscolare più che di riflessione e, sebbene in alcuni punti la parete offra difficoltà superabili anche dagli scalatori dell'800, forse la verticalità fece da deterrente.
Di qua e di là degli strapiombi che solcano la parete, si cimentarono Piero Mazzorana ("Diedro a sinistra degli strapiombi gialli", 1931; via Mazzorana-Adler, 1936), il triestino Renato Zanutti e i lecchesi del gruppo Cassin (1934), gli Scoiattoli di Cortina Albino Alverà e Romano Apollonio (primo 6° grado, 1942) e Lino Lacedelli e Guido Lorenzi (1956), Alziro Molin (anni '70) e altri. Eugenio Cipriani e i climbers di fine millennio hanno infine ridotto fortemente altre scoperte logiche. 
Quando Iside e io salimmo per la prima volta insieme sul Monte, quindici anni fa, dal diedro Mazzorana - una delle due vie che ripetei più volte nel periodo migliore - sbucarono alcune cordate, che ci salutarono, ma non degnarono la cima di uno sguardo.
Dietro di loro non c’era più nessuno, e così per un bel po' la vetta erbosa rimase tutta per noi due.

Ritorno al Salzla

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