26 mar 2014

Un angolo della vecchia Cortina che non c'è più

Il più noto e frequentato belvedere sulla conca d'Ampezzo è senz'altro la “Galarìa de Pocòl”. Il nome dialettale indica il tunnel stradale di soli 20 m di lunghezza, scavato nella viva roccia del soprastante roccione di Crépa oltre un secolo fa, durante la costruzione dell'ultimo tratto della “Strada delle Dolomiti”, proveniente da Bolzano per Arabba e ufficialmente inaugurata l'11 settembre 1909. 
La galleria si trova ad una quota di 1400 m circa, a 4 chilometri dal centro del paese: poco più a valle, sulla destra, uno slargo protetto da una ringhiera offre una visuale decisamente suggestiva, soprattutto di notte o dopo una spolverata di neve, su tutta la valle ampezzana e le montagne che le fanno corona. 
Il punto panoramico è assai famoso, e attrae in modo particolare i motociclisti, soprattutto stranieri. Le possibilità di usufruirne in sicurezza però sono ridotte e, nella buona stagione, spesso tutte occupate; eventualmente, è meglio lasciare i veicoli un po' più avanti scendendo, nei pressi di un enorme macigno isolato che incombe sulla strada. 
La "Galarìa de Pocol", oggi (foto E.M.)
Non lontano dal macigno, sul limitare del bosco di Sote Crepa, quasi un secolo fa sorse il Ristorante Miravalle, una caratteristica osteria in muratura e legno. Costruito all'inizio degli anni '20 del Novecento, fra le due guerre mondiali il Miravalle fu gestito dalle sorelle Angela Teresa (Anjelina) e Rosa (Rosele) Colli, dette "ra Saèries" e figlie di quel Giacomo (1855-1918), che fu guida alpina dal 1889 e fino agli anni '10 custodì l'Ospizio Falzarego.
L'esercizio, abbastanza comodo da raggiungere a piedi dal paese e perciò obiettivo di belle passeggiate domenicali in un'epoca di traffico assai ridotto, nell'immediato secondo dopoguerra fu demolito, perché minacciato dall'instabilità del terreno sul quale era stato eretto. 
Scompariva così un angolo caratteristico della vecchia Cortina, che nessuno - salvo l'amico Luciano Cancider, nel suo bel volume “Cronache dalla valle d'Ampezzo”, edito nel 2012 dalle Regole - ha mai pensato di far rivivere.

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