05 mar 2017

Forcella Colsantiol, luogo impensato

Nel cuore delle Dolomiti più famose - a un'ora di distanza da un rifugio del Cai, raggiungibile a sua volta in un'ora da una strada regionale - può ancora esistere un valico privo di tracce umane e valorizzazioni di alcun tipo, costellato solo (almeno al tempo in cui lo abbiamo visitato) dalle inequivocabili testimonianze dei bovini che d'estate arrivano fin lassù?
Forcella Colsantiol, ai piedi 
del Col de la Puina (foto E.M.)
Può esistere, e lo abbiamo trovato in una dolce domenica d'inizio autunno. E' Forcella Colsantìol (o Costantìol, ma non voglio tediare sul perché del doppio nome), quotata 2140 m, che divide il Col de la Puina dai Crépe dei Béche; ci troviamo di fronte al versante nord del Pelmo, tra San Vito e Borca di Cadore. 
Non per farne soverchia "réclame"  (che comunque non sarebbe granché invasiva...), ma quella forcella ci ha davvero colpito. Vi si sale in tempo abbastanza breve e senza fatiche sovrumane dal Rifugio Città di Fiume, sfruttando un valloncello fra pascolo e bosco, e non è una meta usurata, mancando di sentieri e tracce consolidate; verso la Valle del Boite, poi,  da essa scendono arcane pale, note solo a cacciatori e a rari curiosi. 
Il valico non consente di fare granché: l'unica e la più logica cosa è la salita del soprastante Col de la Puina, buffo e panoramico cimotto che, visto da San Vito, evoca un'enorme ricotta. Meta invernale più che estiva, il Col è diviso dal valico da una ripida cresta di 120 m di dislivello, che a metà s'impenna con salti rocciosi e richiede di deviare su erba e grosse ghiaie verso la "via normale", che si stacca dal sentiero di Malga Prendera. 
Valichi con queste peculiarità non credo se ne trovino a bizzeffe, almeno tra le nostre Dolomiti: mi piacerebbe che quei pochi rimanessero il più possibile come sono.

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