22 apr 2016

La "Inglese" in Tofana, una via dimenticata

Il 30 gennaio 1955, gli Scoiattoli Albino Michielli e Guido Lorenzi furono i primi a salire d'inverno la “via Inglese” sulla parete SO della Tofana di Mezzo. La via, una delle molte “inglesi” delle Dolomiti era stata aperta quasi sessant'anni prima, l'11 agosto 1897, da John S. Phillimore e Arthur G.S. Raynor con le guide Antonio Dimai e Giuseppe Colli. Nel periodo aureo dell’alpinismo ampezzano fu piuttosto ricercata, e così - già prima della fine dell'800 - una difficile traversata, che introduceva a una fessura di roccia levigata e senza incrinature, fu munita di una fune metallica; era la seconda volta che in Ampezzo si "attrezzava" una via di roccia, dopo la "Muller" sulla N del Sorapìs (1892) e prima del "Camino Dimai" sul Sas de Stria (1899).
Due estati fa, alcune guide di Cortina che lavoravano sulla ferrata in Tofana di Mezzo, s'incuriosirono osservando la vetusta, ma solida fune sotto la cresta. L'ipotesi formulata da uno di loro, Franco Gaspari Moroto (cultore di storia e storie alpinistiche), è che nel 1897 la traversata e la fessura, troppo dure per l'epoca, non furono superate direttamente, e le guide si calarono dall'alto a fissare la corda con fittoni piombati, per agevolare i clienti ed aprire con loro la "nuova" via.
Nella "Guida della valle di Ampezzo e de' suoi dintorni" del 1904 (dove si legge che le guide degli inglesi erano Dimai e Giovanni Siorpaes de Santo, non Dimai e Colli), si trova però che "... per agevolare la salita e renderla meno pericolosa, la Sezione Ampezzo fece applicare nel punto più difficoltoso circa 20 metri di corda di ferro". Da altre fonti pare che il lavoro sia stato eseguito nel 1898, quindi subito dopo la “prima salita“, ma non si sa come andò esattamente. Comunque, nel tariffario di quell'anno, le guide ampezzane offrivano la salita dell'"Inglese" pernottando al Tofanahutte e al prezzo di Kr. 50; 64 anni dopo, la salita era ancora in elenco, al prezzo di L. 20.000.
Penalizzata dall'accesso e dal rientro piuttosto lunghi e faticosi, nonostante l’apertura della ferrata sulla cresta SE della Tofana e dalla funivia “Freccia nel Cielo”, la via “Inglese” venne presto dimenticata. Nel 1994 Vittorio Dapoz, che gestiva il Rifugio Giussani da vent'anni, ammise di non avere avuto fino ad allora in rifugio nessuno che la voleva salire.
Incuriosito, ho voluto contare le salite sul libro di vetta, posto sulla cima più alta d'Ampezzo nel 1938, ritirato nel 1958 e oggi conservato dalla Sezione del Cai. Scorrendo le pagine, alcune delle quali assai rovinate, si vede che in quattro lustri salirono l'"Inglese" circa 150 persone; in un giorno del 1955 passarono venti persone (13 belgi, in sette cordate e con 7 guide). Erano rare le guide con clienti, scarsi gli stranieri e un unico ampezzano (Luigi Menardi) salì da solo nel 1950; nel 1938, 1944, 1952, 1954, 1956, 1957, 1958 non passò nessuno.
Mentre analizzavo la questione, dall'amico Roberto ebbi la foto della pagina del libro di vetta in cui, alla data 28 luglio 1940, appariva il nome di mio padre, salito con Valentino Vecellio, padre di Roberto, e due amici. La pubblico oggi 22 aprile, giorno del suo compleanno e a molti anni dalla scomparsa, con un'ultima considerazione. 

7 salitori in media all'anno erano proprio nulla, per un itinerario di media difficoltà sulla vetta più elevata e famosa d'Ampezzo, che all'inizio del '900 era stato una classica in un ambiente grandioso. Con il graduale rifiuto di approcci e rientri troppo lunghi e faticosi, di vie su versanti scomodi, di roccia friabile e protezioni scarse, l'"Inglese" fu tra le prime ad essere scartata. Nel periodo esaminato, essa non è stata certamente mai affollata e la sua roccia non si è di sicuro consumata. Forse oggi, in un'epoca in cui pare che qualcuno cerchi timidamente di rivivere l'Alpinismo di un tempo, sull'"Inglese" si vedrà di nuovo qualche cordata coraggiosa.

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