17 apr 2014

Pomagagnon: perché non promuoverlo a Parco Naturale?

Domenica 27 aprile, l'Assemblea Generale Ordinaria dei Regolieri d’Ampezzo sarà chiamata, tra l'altro, a esaminare e deliberare una proposta di modifica dei confini del Parco Naturale delle Dolomiti d’Ampezzo, in località Padeon e Felizon. Le Regole hanno in progetto di espandere gli odierni confini del Parco, per includervi la selvaggia asta fluviale del Ru Bosco e il bacino circostante, interessati da due ipotesi di costruzione di centraline idroelettriche.
Personalmente mi allargherei ancora un po': proporrei, in seconda battuta, di promuovere a Parco, o almeno a Riserva, l'intera dorsale del Pomagagnon, dal bicuspide Pezovico al Campanile Perosego e alla sella di Sonforcia.
Ritengo che il versante N del Pomagagnon sia uno dei settori ancora meno sfruttati d'Ampezzo; a parte le due strade forestali che risalgono le valli Padeon e Granda, non vi sono arterie di penetrazione; i sentieri segnalati e numerati dal Cai sono quattro (202, 203, 204, 205), il resto è fatto di boschi fitti ed avventurosi, pieni di piante e animali, di cime poco o punto frequentate dove c'è spazio per qualche piccola scoperta estiva o invernale, di interessanti resti di guerra...
Sul versante S qualcosina di “turistico” c'è: due note e apprezzate vie ferrate, la “Strobel” sulla Punta Fiames (che ho percorso una cinquantina di volte, in salita e discesa, d'estate e d'inverno, in compagnia e da solo) e la Terza Cengia, e la forestale che sottende in buona parte la dorsale da Fiames a Mietres, ma oltre a questo? Tanti sassi, ghiaia, mughi e rocce... 
Pomagagnon, lato  N, dalla Ponta del Pin
 (foto E.M)

Immagino che anche il Pomagagnon, come la Croda Rossa, la Tofana e le cime di Fanes, meriti attenzione, sia per le sue virtù ambientali intrinseche sia anche per contenere eventuali future manomissioni di ogni sorta.
Lo dico perché da quarantasette anni ho camminato e arrampicato spesso su quelle pendici, godendo della wilderness della dorsale, del suo florido equilibrio ambientale, della ridotta conoscenza di tante cime e impluvi, spesso anche da parte di noi locali, della solitudine e della pace di alcune vette, su cui le presenze stagionali si possono contare sulle dita di una mano. 
Tutti argomenti che mi hanno fatto riflettere, e sostenere a gran voce: “Non potrebbe essere Parco, o Riserva, anche il Pomagagnon?”

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