27 mar 2019

Tra Pezié de Parù e il Lago de Federa: il monumento scomparso

Lungo il sentiero del Cai 434, che dall'agriturismo a Pezié de Parù, posto sulla Strada Provinciale 638 del Passo Giau, sale al pascolo di Formin e al Cason omonimo, per poi continuare verso il rifugio Croda da Lago, c'era una volta ... un piccolo monumento.
Un cippo di circa un metro d’altezza, in pietra rossa e di stile inequivocabilmente fascista, sulla sinistra orografica del sentiero, ai piedi de Ra Ciadénes, ricordava un italiano illustre, del quale noi stessi e tanti come noi sapevano poco e nulla.
Lombardo Radice con alcuni scolari 
durante una gita, anni Venti del '900
Qualche anno dopo, appresi che in quel punto preciso, il 16 agosto 1938, un malore aveva stroncato il cinquantanovenne professore Giuseppe Lombardo Radice, il pedagogista siciliano che nel 1923/1924 aveva tenuto - su incarico del ministro Giovanni Gentile - la direzione generale per l’istruzione elementare, collaborando alla riforma scolastica intitolata al ministro stesso. Passato alla cattedra di Pedagogia dell’Università di Roma, dopo l’omicidio Matteotti Lombardo Radice abbandonò gli incarichi ministeriali, in segno di opposizione al regime. Fondatore e direttore di periodici, autore di numerose opere di pedagogia, è ricordato come uno dei docenti “che dissero di no al Duce”. Appassionato di montagna, mentre si stava dirigendo in Svizzera si era fermato qualche giorno a Cortina, dove inaspettatamente trovò la morte. 
Non percorro da tempo il 434, oggi quasi sostituito dal più breve e meno ripido 437, che giunge a Formin dal ponte di Rucurto, e non ho più rivisto il monumento all'intellettuale, che mi era quasi sfuggito di mente. Un giorno Ermenegildo Rova, appassionato ricercatore e divulgatore degli “Amici del Museo" di Selva di Cadore, mi consegnò alcune immagini di un suo ritrovamento, chiedendomi se sapevo cosa fosse, se si trattasse magari di un reperto archeologico, se meritasse qualche ricerca.
Per quanto ormai poco leggibile, riconobbi a vista la lapide del 1938, spezzata e gettata tra l’erba sul ciglio del sentiero, e disillusi subito l’amico Gildo sul suo presunto "scoop" scientifico: il tempo e il disinteresse avevano semplicemente fatto sparire un cimelio di ottanta anni fa, che non dico andrebbe ripristinato, ma è giusto almeno ricordare, così come il personaggio che celebrava.

12 mar 2019

Montagne e compleanni

È cosa che ricorre tutti gli anni, e il 2019 non si esime dalla logica degli anniversari. Quanto alle storie dell’alpinismo e del turismo a Cortina, tema caro a chi scrive, è già in agenda il bicentenario dalla nascita di Angelo Dimai (1819-1880), precursore della scoperta e conquista delle Dolomiti e capostipite di una famosa dinastia di guide. Cento cinquant’anni fa, poi, nascevano quattro guide della schiatta che seguì quella dei pionieri: Angelo Colle, Giuseppe Menardi, “Jan de Santo” (Giovanni Siorpaes) e Agostino Verzi; cento anni or sono, infine, fu tracciata la prima via nella valle d'Ampezzo da poco passata all'Italia, la cresta sud della Punta Nera, sulla quale si misurarono i “senza guida” Federico Terschak ed Isidoro Siorpaes. 
Procedendo nei decenni, troviamo poi due ottantesimi di spessore: quello della fondazione della Società Rocciatori Sciatori Scoiattolo, il Gruppo Scoiattoli di oggi, che cadrà il 1° luglio, e quello dell’inaugurazione della funivia Cortina-Faloria, solida realtà dell’impiantistica ampezzana, ricordato il 5 febbraio scorso.
La Funivia Faloria, cartolina
degli anni Sessanta del '900 (raccolta E.M.)
 Avremo due sessantesimi, quello della via “Italo-Svizzera” sulla parete N della Cima Ovest di Lavaredo, di cui furono artefici gli Scoiattoli Beniamino Franceschi e Candido Bellodis, tuttora vivente, e quello dello "Spigolo Scoiattoli" sulla stessa cima, opera di Lorenzo Lorenzi, Albino Michielli, Lino Lacedelli e Gualtiero Ghedina, che seguì la via "Italo-Svizzera" di pochi giorni. In ottobre sarà mezzo secolo dalla fatale caduta dalla Cima del Lago della guida Marino Bianchi, e così via, lustro dopo lustro, con varie ricorrenze degne di risalto. Di alcune si è già scritto, anche ampiamente, in più occasioni; altre, per la loro unicità, finiranno sotto traccia nel calderone della Storia, ma tutte meriterebbero comunque un cenno nella microstoria. 
Sconfinando nelle giornate vissute sui monti, mi riprometto fin d’ora di ricordare l'80° dello spigolo sud-est del Sas de Stria. Salito dai vicentini Andrea Colbertaldo e Lorenzo Pezzotti il 1° agosto 1939, unica nuova via dell’anno a Cortina, lo ripetei molte volte, la prima nel 1977 e l'ultima nel 1993, e rimane fonte di tanti ricordi.

1 mar 2019

Sul Cristallo in pieno inverno

Ogni tanto tra i pochi appassionati riemerge l'interesse a una questione che oso dire “di lana caprina”, di quelle che invogliano i ricercatori a mettere il naso in articoli, guide, libri, testimonianze: la prima salita invernale del Cristallo, dovuta al Maestro Stradale Bortolo Alverà - per il quale forse fu l'unica salita importante - con Pietro Dimai a fargli da guida, cento quarant'anni fa, il 22 febbraio 1882.
Nel dettagliato studio «L’alpinismo a Cortina dai suoi primordi ai nostri giorni. 1863-1943», a pagina 32 (nota 5) Federico Terschak colloca la salita al 22 novembre 1882, citando quali fonti Don Pietro Alverà, fratello del primo salitore - ma senza accennare alla sua «Cronaca di Ampezzo nel Tirolo dagli antichi tempi fino al XX secolo» - e la rivista «Der Tourist» n. 8 del 1882. Quest'ultima fonte, recentemente consultata dall'amico di Dobbiaco Wolfgang Strobl, riporta una data ancora diversa, 21 febbraio 1882. 
Il Monte Cristallo, dai prati di Convento
(cartolina degli anni '40, raccolta E.M.)
Non è escluso che in questo caso il meticoloso Terschak abbia preso un abbaglio. Antonio Berti, fonte italiana ripresa da molta letteratura fin dall'inizio del '900, in «Le Dolomiti del Cadore» del 1908 datava la salita «22 febbr. 1882»; nelle edizioni successive del suo libro, fino all'ultima del 1971, dal titolo «Dolomiti Orientali Vol. I-Parte 1^», forse per un refuso apparve la data «22 XI 1882».
Quest'ultima data è stata ripresa praticamente da tutti coloro che hanno consultato la famosa guida del Cai-Tci, senza comunque considerare che, per quanto riguarda la storiografia, sono ritenute invernali solo le salite compiute tra il 21 dicembre e il 21 marzo, indipendentemente dalle condizioni meteorologiche.
Quindi oggi, assodato che «Piero de Jènzio» (morto poco più che cinquantenne nel 1908) e «Bórtel de chi de Pòl», distintosi nel paese per molte iniziative tra cui la fondazione della prima banca locale, salirono per primi d'inverno l'ambito Cristallo, già tentato senza fortuna nel 1872 da Moritz Holzmann e Santo Siorpaes «Salvadór», gli appassionati si chiedono: a quando risalirà esattamente la prima invernale della grande cima? Al 22 novembre 1882 o allo stesso giorno, magari gelido e nevoso, di nove mesi prima?

Punta Marietta, una cima misteriosa

Una cima ben in vista, in un punto tra i più visitati delle Dolomiti: e nonostante questo, è poco conosciuta e genera ancora qualche interr...