23 mag 2020

Il "vento Matteo" nel bosco di Cianpo Marzo

Ci lasciamo alle spalle il valico di Tre Croci dove, tra un cantiere in corso da anni che oggi ingloba anche la cappella voluta da Giuseppe Menardi nel 1905, container, palizzate della pista di fondo, vetture lasciate lungo decine di metri della SR 48 dagli escursionisti già diretti al lago del Sorapis, l'aria è quasi da periferia urbana.
Ci avviamo nel bosco, per una camminata lungo il sentiero 213. Dapprima il sentiero è l'ex strada militare, con poco dislivello, ma più avanti diventerà traccia e proseguirà ripido verso Forcella Marcoira.
Sotto la radura di Cianpo Marzo, che ebbe un attimo di fama negli anni '90 ospitando la casa del Colonnello Procolo, protagonista del film che Ermanno Olmi ricavò dal libro di Buzzati "Il segreto del Bosco Vecchio", ci fermiamo in una radura, in vista del Cristallo, del Piz Popena e del Corno d'Angolo.
Cianpo Marzo, senza vento... (foto I.D.F.)
Il sole è primaverile, il silenzio è grande, si sta bene. Ad un certo momento, tra le piante inizia a spirare una brezza, che presto diviene vento e si fa più forte; sembra quasi che compia un girotondo, rumoreggia, rinfresca l'aria, rompe il silenzio e mette anche un filo di inquietudine.
Dopo alcuni minuti, così com'è arrivata, la brezza tace e il bosco riprende la calma consueta. Oggi leggo sul giornale ciò che afferma Mauro Corona: secondo i vecchi ertani, il 21 maggio a mezzanotte tutti gli alberi emettono una vibrazione percepibile con l'orecchio, un fruscio come di vento tra le foglie, un fenomeno che non si ripete nelle altre stagioni...
Ecco: non eravamo a Erto, non era mezzanotte e non è stata forse la stessa cosa, ma siamo convinti che in quel pomeriggio tra le conifere di Cianpo Marzo, nel momento in cui riposavamo, il fruscio che ci passava accanto fosse quello del "Vento Matteo" del Bosco Vecchio di buzzatiana memoria...

18 mag 2020

Escursione al Pian de Federa, il "piccolo Everest"

Da qualche tempo, per ragioni che non sto qui a riassumere, non riuscivo più a fare un'escursione "come si deve".
Per sconfiggere l'inerzia di questo lungo e surreale periodo, Iside e io siamo tornati in un luogo che ci è simpatico, perché non molto noto ma comodo, tranquillo e sempre silenzioso: il Pian de Federa, un piccolo pascolo della Regola Bassa di Larieto, che si trova alla base dell'ultima propaggine rocciosa della dorsale di Zumeles.
Il crocifisso del Pian de Federa 
(foto I.D.F.)
Non è lunga, né è granché ripida la traccia che giunge a quell'isola verde: una volta alla meta, davanti a noi sfilano il Faloria, la Croda Rotta, la Punta Nera e la Zesta, le Cime di Marcoira e - alle nostre spalle - la Cima di Mezzo e quella più alta del Cristallo, tutte ancora innevate in abbondanza.
Sul Pian, dove si è accolti da una croce e due abbeveratoi per il bestiame, ancora asciutti in attesa dell'alpeggio, ci siamo trattenuti al sole per un'oretta. Il riposo è stato interrotto dal fragoroso rombo di una valanga nel canale tra le cime del Cristallo, che dovrebbe essersi arrestata sulla "Porta" che chiude il canale o sulla pista di sci del Cristallo. Sono passati, velocemente, anche cinque escursionisti di Cortina, forse provenienti da Sonforca o da Zumeles.
Poco dopo, puntuale come nell'ultima occasione in cui salimmo al Pian, nel luglio 2017, ci ha sorpreso la pioggia, permettendoci comunque di scendere fino a Rio Gere bagnati, ma non ancora zuppi. Giunti a casa però si è scatenato il diluvio, con tuoni e lampi.
Grazie, Pian de Federa! Ieri sei stato il mio "piccolo Everest"!

9 mag 2020

Dubbi, misteri e segreti tra le crode d'Ampezzo

Quanti misteri e quali segreti nasconde ancora la conca ampezzana, al pari di altre valli alpine?
Ci rifletto soprattutto quando escono notizie sulla scoperta di qualche materiale antico e logicamente inedito. Si tratti di archeologia, botanica, geologia, archeologia industriale, pastorale o storia militare, ogni ritrovamento suscita emozione. E non solo: anche un pizzico di invidia nei confronti di coloro che -  muniti delle dovute conoscenze e dell'occhio che dedicandosi a certe indagini si può sviluppare - incappano in qualcosa di originale, mai toccato, udito o visto.
Spesso le novità sconvolgono l'impianto della storia (due esempi abbastanza freschi: gli scavi iniziati sulla rocca di Podestagno, che sembrano retrodatare di molto vicende che parevano cristallizzate nel Medioevo; la doppia croce confinaria n. 1 con San Vito sulla cresta delle Rocchette, riscoperta soltanto duecentoventi anni dopo l'incisione, nell'ottobre 1999).
La croce n. 1 del confine Ampezzo - San Vito,
riscoperta soltanto nel 1999 (foto E.M.)
Talvolta anche elementi non millenari incidono tra le pieghe della microstoria; ricordo la pagina della rivista del 1914 che dava merito a Bortolo Barbaria, e non a Zaccaria Pompanin come sostenuto da tutte le fonti, per la prima salita - 1.8.1913 - della Torre Lusy in Averau.
Segreti e misteri generano entusiasmo e – con le forze, l'occhio, la scienza necessari - spingono ad indagare sempre più a fondo gli eventi di una valle tra le più pubblicizzate delle Alpi intere. Comunque, alcuni piccoli dubbi sono rimasti in parte insoluti.
Donde venivano, e dove saranno le monete trovate nel 1914 da una signora ampezzana nel suo orto a Cadin, e giudicate d'epoca romana? A che cosa servivano i blocchi di pietra posti in circolo sulle rive del laghetto sotto i Lastoi del Formin? C'era veramente una chiesetta vicino al vecchio confine col Cadore, che Don Pietro (Alverà o Da Ronco?) scriveva esistesse ancora nel 1866? Che cosa potrebbero contenere i cunicoli tra Son Pòusses e Podestagno?
Assodato che le ricerche sul campo e sui documenti sono comunque impegnative, a noi - che sul campo andiamo molto poco -  oggi interessano soprattutto i fatterelli di una branca della storia, stimolante ancorché non sempre valutata a dovere: quella delle nostre crode. Perché, se è vero che ai nostri antenati la montagna “serviva” soltanto fin dove finisce la vegetazione e quindi la produttività, siamo certi che quel limite riservi sempre piccole novità e sorprese.

1 mag 2020

Sui Zuoghe, luogo del tempo immobile

Chi conosce il luogo, per comodità lo denomina “I Zuoghe”, cioè "i gioghi" (Z = s di rosa). In verità, la dorsale che dal finestrone del Busc de r’Ancona si allunga verso est, viene identificata più precisamente con il toponimo di “Ra Ciadenes”, ovvero "le catene". 
Siamo nel gruppo della Croda Rossa d'Ampezzo, in una zona divenuta tristemente famosa ai primi di giugno 1915, quando divenne un varco obbligato per assaltare la roccaforte di Son Pousses. Contro la dorsale delle Ciadenes s’infransero, infatti, con grande versamento di sangue i tentativi di sfondamento della linea da parte degli italiani. 
La quota 2053, dove si trova un segnale trigonometrico, e quella - 50 m. più bassa - su cui la traccia che sale dalla Statale d'Alemagna incrocia quella che scende dalla dorsale in Val di Gotres, offrono un ambiente unico, che permette di osservare animali selvatici e resti di guerra. 
La ripida salita da Ospitale è indicata in primavera per saggiare i muscoli in previsione della stagione estiva, e poi alla fine dell'estate per sfidare l’inverno, che lassù pare sempre arrivare un po' più tardi. Del resto l'intricato pendio boscoso che sale in cima, solcato da tracce che si ricongiungono ad anello e di recente interessato in parte da un incendio, è ben esposto al sole: ricordo che ci capitò di salirci in marzo e aprile e poi in novembre e dicembre senza neppure bagnarci gli scarponi. 
Sui Zuoghe, il 1° maggio 2005
Oggi abbiamo purtroppo abbandonato quello che fu un appuntamento di rito, pre o post-stagionale, con i nostri Zuoghe, che chiudemmo un 26 novembre trovando tutto l’anello in condizioni tardo-estive. 
Invitiamo gli aspiranti visitatori a salire con il dovuto rispetto su quella dorsale, dove il tempo sembra sia rimasto immobile. Ci auguriamo anche di non venire mai a sapere di eventuali manomissioni sui Zuoghe, perpetrate da “valorizzatori” turistici più o meno istituzionali, sempre all'erta.
Esse servirebbero solo a spezzare l'atmosfera che caratterizza quei dirupi, tanto strategici in guerra quanto poi disertati in pace, che frequentai per trent'anni e oltre, sempre con l'entusiasmo e la curiosità del ragazzo salito per la prima volta coi genitori 48 anni fa, il 1° maggio 1972.

Corno d'Angolo, breve ma intenso

Se ne è scritto già molto: del resto, le esperienze coinvolgenti non si scordano facilmente, e tornano spesso alla memoria. Riproponiamo ...