18 lug 2017

Il Pezovico, un angolo di Dolomiti ostico e disertato

Fra più di 3000 descrizioni di salite a vette alpine di ogni difficoltà, impegno e lunghezza, il sito www.vienormali.it contiene forse l'unica relazione disponibile dell'ascensione del Pezovico, ostico e disertato recesso dei monti ampezzani.
Testata d'angolo della dorsale del Pomagagnon, la cima  - che reca un nome antico quanto oscuro - s'impone dall'alto della modesta quota di 1933 metri sulla piana di Fiames e sulla ciclabile verso Dobbiaco.
Affiancata da un risalto senza nome, che la supera di 80 metri e non sarebbe difficile toccare da Forcella Alta - se questa non fosse un po' complicata da avvicinare, per il deterioramento delle tracce che vi salgono da sud - nel 1915-1917 il Pezovico fu munito di opere difensive dagli italiani, e in seguito traforato dalle gallerie dell'ex linea ferroviaria Cortina-Dobbiaco.
Ignorato in Dolomiti Orientali di Antonio Berti e liquidato come poco rilevante in Cristallogruppe und Pomagagnonzug dei coniugi Schmidt (1981), è stato succintamente citato in Gruppo del Cristallo (1996) da Luca Visentini; l'autore, pur meticoloso, non fornì alcun dettaglio sulla salita, non avendola compiuta e basandosi su quanto riferitogli dal sottoscritto, che a essa annovera due visite.
La doppia cima del Pezovico, in alto a destra Forcella Alta
e sullo sfondo la Croda de r'Ancona (foto I.D.F., 14.10.11)
La prima di esse risale a fine maggio '93. Attuando una proposta di Roberto, "Tòne" - al tempo guardia del Parco Naturale delle Dolomiti d'Ampezzo - ci fece scoprire con piacere l'aspro costone, fitto di mughi e quasi vergine di tracce umane e di sostanziali difficoltà, che dal ponte metallico sul Felizon sale per 500 metri di dislivello fino in vetta.
Rimontato il costone, non senza sudore, aggirammo per cenge l'ultimo dosso e ci portammo a Forcella Bassa - "falso" valico ben visibile da Fiames - donde, con uno strappo tra erbe e detriti, dopo un buon paio d'ore dalla partenza toccammo il punto più alto.
Nonostante le visibili tracce belliche, ebbi allora l'impressione di aver toccato la meta più sconosciuta, remota e dimenticata che mai avessi immaginato. Volli vedere se il Pezovico avesse una storia alpinistica:  ce l'ha ed è fatta di un solo capitolo. 
L'unica via aperta finora, con difficoltà fino al VI, sale la parete fessurata sud-ovest, affacciata sulla strada d'Alemagna. Tentata da Casara negli anni '40 e più di trent'anni dopo da Ghedina e Menardi di Cortina, fu superata il 23-24 febbraio '92 da Pozza e Petillo, che bivaccarono sotto la cima e poi scesero avventurosamente a nord, su terreno ignoto a entrambi.
Di escursionisti che conoscessero il Pezovico, invece, non avevo notizie. Così, spinto dalla voglia di condividere la mia scoperta, vi tornai con un amico a metà maggio '96. Di entrambe le salite, mi resta ancora la sensazione provata nel seguire, quasi annusandole, le peste degli ungulati nella coltre di mughi, spessa, torrida e stancante ma riparata dagli strapiombi che fasciano la cima; in seguito indugiai spesso sulla rocca di Podestagno, prospiciente il lato della salita, ripercorrendo mentalmente le tracce allora seguite.
Il Pezovico giustificò senz'altro l'impegno che ci richiese: non fece sconti, per cui oggi lo indico solo a chi, convenientemente preparato e sicuro nel muoversi in recessi tanto inselvatichiti, possa apprezzare a 360° una cima lontana, primigenia, priva da agevolazioni e quasi unica per contesto ambientale. 
Lassù tra erbe, detriti e mughi, si dividerà lo spazio con i gracchi, forse i lenti cerchi dell’aquila o anche il balzo furtivo di qualche camoscio: ma soprattutto, con un'impagabile immobilità.

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