09 mag 2017

I Śuoghe o ra Ciadénes, un luogo metafisico

Per le poche persone che lo conoscono e lo frequentano, quel luogo metafisico in cui lo spazio e il tempo sembrano confondersi si chiama “I Śuoghe”. Nella toponomastica locale, invece, il nome esatto del maggiore rilievo del crinale roccioso e boscoso che dal Busc de r’Ancona scende verso est, esaurendosi ai piedi della Val di Gotres, è "ra Ciadénes".
Durante la Grande Guerra attraverso quel crinale, che fino ad allora era battuto soltanto da qualche cacciatore, gli schieramenti di entrambi gli eserciti dovettero passare, per attaccare e per difendere il caposaldo di Son Pòuses; lassù poi naufragarono pesantemente i tentativi di assalto sferrati dall’Esercito Italiano fin dal giugno del 1915.
Sul tetto della casamatta superiore,
in un bellissimo novembre (foto E.M.)
Il risalto superiore, quotato 2053 metri, fitto di vegetazione e identificato da un segnale trigonometrico, e quello circa cinquanta metri più basso - su terreno aperto e caratterizzato da due piccole casematte - dove il labile sentiero che sale da Ospitale (segnalato e numerato, ma poi dismesso per problemi di manutenzione) si unisce a quello che proviene dall'alta Val di Gotres, offrono uno scenario malinconico, in cui i ruderi bellici dividono gli spazi con la fauna selvatica, in un silenzio che spacca.
Dimenticato dalla gente, dai libri e dalle carte, il luogo può servire per un buon allenamento: all'inizio della stagione per saggiare i garretti e prepararsi ad altri impegni, alla fine per sfidare l'inverno, che lassù pare arrivi più tardi del solito.
Del resto, il costone boscoso solcato da varie tracce che dai 1474 m di Ospitale sale fino al culmine, è ben esposto al sole, tanto che è capitato di trovarvi terreno asciutto anche nei mesi peggiori.
Da tempo non onoriamo più l'abituale rendez-vous che avevamo instaurato con i Śuoghe, e si allontana il ricordo dell'ultima traversata da Ospitale a Gotres, in una dolce domenica di fine novembre, vissuta intensamente fino agli ultimi minuti di cammino.
Ci resta comunque sempre il desiderio di non sapere di ipotetiche manomissioni di “valorizzatori turistici", che in futuro potessero coinvolgere anche quella zona e spezzare la struggente suggestione di un angolo dolomitico per noi unico. 
Sono salito decine di volte su quei risalti, tanto strategici in guerra quanto abbandonati in pace, e ho sempre mantenuto lo stesso gioioso stupore del ragazzo che li vide per la prima volta coi genitori quasi mezzo secolo fa, lasciando la firma su una feritoia della casamatta superiore. 
Era il 1° maggio 1972, il giorno che accese la scintilla del mio affetto per i Śuoghe, o ra Ciadénes.

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