Il Lago Bianco con il Knollkopf (foto E.M.) |
Le mie montagne, con la loro storia e le vicende di chi le ha vissute e amate e oggi le conserva nei pensieri: anzitutto le montagne ampezzane, ma qualche volta anche altre. Berg Heil!
15 nov 2020
Quattro passi sul Lago Bianco
11 nov 2020
Pfalzgauhütte, il rifugio dolomitico costruito quattro volte
Il rifugio Pfalzgau, con la Zesta sullo sfondo (archivio E.M.) |
1 nov 2020
Il segreto della Cima Cason de Formin
Negli anni Ottanta, percorremmo più volte la classica via aperta nel 1970 da Franz Dallago e Dino Constantini sul diedro O della Cima Cason di Formin, snella propaggine della Croda da Lago.
La prima salita si verificò a Ferragosto del 1982. Seguendo la relazione della guida “Berti”, trovammo poi subito il "segreto" per scendere dalla vetta: un sinuoso foro tra due massi, in cui ci si doveva infilare senza zaino e quasi trattenendo il respiro; era l'unica possibilità per schivare una zona di roccia friabile e malsicura.
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Cima Cason de Formin dalla valle omonima (cartolina anni '30, raccolta E.M.) |
Sfruttammo tranquillamente il foro dopo altre salite, fino al 1987. Quella volta ero con A.: ma, al momento di scendere… il foro non si trovò più! I massi che lo formavano, dopo secoli erano crollati uno sull’altro, e per risolvere la situazione si doveva uscire e affrontare una paretina esposta, più ripida di tutto il diedro sottostante.
Nulla di strano sulle montagne, dove fin dall'inizio dei tempi la morfologia cambia di continuo: una sorpresa però per noi, che ci eravamo abituati a gattonare ogni volta in un foro molto stretto, ma protetto e comodo. Sicuro non lo era: ma noi questo non lo avevamo previsto.
23 ott 2020
Ricordando Silvana Rovis
Silvana Rovis a La Tor - Forni di Sopra, 7.10.2017 (foto I.D.F.) |
20 ott 2020
Il micio del Col Rosà, una tenera avventura
In montagna ho vissuto anche qualche esperienza particolare e che mi piace ricordare. Sto pensando a tre escursioni con animali domestici: un cane, un gatto e una capra seguirono me, familiari e amici rispettivamente sulla Scala del Minighèl in Tofana, lungo la ferrata e la normale del Col Rosà e nella traversata da Antruiles a Fodara Vedla per Forcella Camin.
Mi sovviene nitidamente il ricordo del gatto in ferrata. Era la metà degli anni ’70 ed esordivamo nelle nostre scorribande montane quando, con mio fratello e due amici, salii la ferrata Bovero sul Col Rosà, che avevo già percorso con i miei genitori intorno al 1968.
Niente di eroico, certo, visto oggi; ma allora ero il "vecchio" del gruppo e avevo sedici anni! Partendo dal campeggio di Fiames, ci si materializzò subito davanti un micio, che prima ci annusò ben bene e poi, convinto, iniziò a trotterellare con noi lungo la strada bianca di Pian de ra Spines.
A Forcella Posporcora ce l’avevamo ancora tra i piedi, all'attacco della ferrata pure. Che fare? Carlo prese l'iniziativa e ficcò il felino nello zaino, lasciando fuori solo la testa; quello, per nulla intimidito, si lasciò accarezzare - anche da me, che non ho mai avuto un gran feeling con gli animali - e salì "in carrozza" con noi fino in vetta.
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Il Col Rosà, da Fiames (foto I.D.F.) |
Chiudendo
la gita al campeggio, mosso dall’istinto, il micio cambiò
strada e, così com'era apparso alcune ore prima, sparì. Non
miagolò nulla; tra me e me, però, gli rivolsi un sommesso ringraziamento per la tenera, silenziosa, discreta compagnia che quel giorno ci
aveva fatto.
12 ott 2020
Dove nasce il torrente Boite?
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Ecco il Boite! (foto E.M., 12 ottobre 2014) |
26 set 2020
50 anni del Diedro Dallago sulla Cima Cason de Formin
Cima Cason de Formin, dal sentiero 434 (C. Bortot) |
8 set 2020
Hans, storico gestore del "Fonda Savio" (1935-2020)
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Il rifugio Fonda Savio e la Cima Cadin del R ifugio (foto B. Contin) |
1 set 2020
1° settembre, sullo Spigolo Dibona
Quanto può contare per qualcuno, lasciare il proprio nome su uno dei tanti libri di vetta che costellano i nostri monti? Molto, e lo dico con convinzione. Il fatto è questo: il 1° settembre di qualche anno fa, salimmo in tre lo “Spigolo Dibona” della Cima Grande di Lavaredo.
Una via famosa, che personalmente non ricordo troppo difficile; ritenuta un po' rischiosa per le scariche di sassi smosse da chi sale, riveste un grande rilievo storico, legandosi ad una figura importante per l'alpinismo, Angelo Dibona, e fu una piacevolissima esperienza.
Giunti sul cengione sotto la cima, il tempo stava cambiando velocemente, ma l’amico Renzo (che aveva già superato la cinquantina ed avrebbe potuto essere nostro padre) volle a tutti i costi salire in vetta, per vedere la croce e firmare il libro.
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L'amico Renzo (1933-2010, foto archivio R .A.) |
Gli interessava il panorama che si gode da lassù; disse che forse sulla Grande non sarebbe mai più salito, e dunque avrebbe gradito lasciare il suo nome su una vetta, che spesso gli alpinisti saltano, giudicandola superflua.
Fummo d'accordo: giunti alla croce firmammo il libro, facemmo merenda e, visto il cielo ormai nero, ci affrettammo a scendere. Lungo il ritorno - in cui incrociammo altre cordate - sopravvenne un furioso temporale, che ci bagnò fino alle ossa, trasformò la parete in un torrente, complicò le manovre di corda e tutto quello che ne consegue.
Giurammo che, se fossimo giunti a terra incolumi, avremmo festeggiato come si deve lo scampato pericolo: e così
fu. Da Molin a Misurina facemmo incetta di tè, tè con rum, vino e infine grappa, tanto che la discesa verso casa... divenne molto più alpinistica
della salita.
L’amico se n'è andato dieci anni fa. Quando ci incontravamo, seppure a distanza di tempo, i nostri discorsi vertevano quasi sempre sull'unica ascensione fatta insieme, sulla cima che lui non rivide più, sul furioso temporale, sulla storica "balla" che ci portammo a casa.
Per noi giovani, ma soprattutto per lui, quella domenica sullo Spigolo Dibona penso abbia costituito senza dubbio un ricordo incancellabile.
16 ago 2020
Laura Constantini, anima del rifugio Biella
Il 12 agosto è scomparsa Laura Constantini «Ghèa», anima da quasi sei lustri con i familiari del rifugio Biella, che sorge a quota 2327 m. sull’Alpe di Fosses (Gruppo della Croda Rossa), all'estremo limite della conca ampezzana e verso le valli Pusteria e Badia.Laura, grande lavoratrice, con il consorte Guido Salton - valente artigiano, giunto a Cortina da Cison di Valmarino nei primi anni '70 e divenuto prima guida alpina e poi rifugista – dal 1992 ha gestito con solerzia e competenza la capanna ai piedi della Croda del Béco, sorta nel 1907 per volontà della Sektion Eger del Club Alpino Tedesco-Austriaco. Il rifugio, sopravvissuto a due guerre, si presenta ancora oggi quasi intatto nelle forme antiche: un massiccio edificio in pietra, autentico ricovero alpino ben inserito nell’accidentato e lunare altopiano di Fosses.
Il rifugio Biella, dalla Croda del Bèco (foto E.M.) Succeduti alla famiglia Hans Brunner di Villabassa nella gestione del rifugio, che si raggiunge a piedi con lunghe camminate da Cortina, Braies o S. Vigilio di Marebbe, Laura e la famiglia hanno saputo valorizzare al meglio il Biella, di proprietà demaniale ma affidato dal 1947 al Cai Treviso, rinnovandolo, fornendolo degli agi opportuni e custodendolo con passione ed amore per la montagna.Nel cuore di un'estate già difficile, Laura Constantini è «scesa a valle». Della sua dinamica presenza, della sua cucina e dei dolci che molti ricordano, resterà di certo una traccia indelebile lassù, ai piedi della Croda del Béco, dove ha passato un trentennio ospitando migliaia di alpinisti e di escursionisti, sempre con un sorriso.
10 ago 2020
101 anni dello spigolo più lungo d'Ampezzo
Un secolo fa, anche a Cortina d'Ampezzo gli appassionati di montagna avevano altro da pensare, che non “andare in croda”.
C'erano baracche, trincee, camminamenti da sistemare, salme da recuperare, e aggirandosi fra le montagne era normale imbattersi in gallerie franate, ordigni inesplosi, reticolati rugginosi e chissà che altro.
Più che gli scalatori, in quegli anni fra le crode si aggiravano i "recuperanti", alla ricerca di legno, piombo, rame ed altri materiali per arrotondare le misere condizioni di anni disgraziati. Eppure c'era anche chi, più fortunato, ricominciava a mettere le mani sulla dolomia.
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La Punta Nera col suo spigolo, dal vecchio confine |
Il giovane fotografo Fritz Terschak,che dal 1910 scalava su buone difficoltà ed era segretario della Sektion Ampezzo dell'Alpenverein, e Isidoro Siorpaes, un valligiano che aveva dimostrato buone doti di arrampicatore, il 10 agosto 1919 decisero di tentare insieme l'interminabile spigolo sud della Punta Nera del Sorapis, che scende per oltre un chilometro con quinte rocciose, mughi e detriti dai 2847 m. della cima fino al piede della parete, raggiungibile per ghiaioni dal confine appena dismesso fra il Tirolo e l'Italia.
La salita richiese sette ore di fatica, su difficoltà medie: non passò di certo alla storia come un'impresa memorabile, ma fu il primo tentativo di riprendere la familiarità con le montagne, dopo un lustro in cui le Dolomiti avevano visto solo assalti all'arma bianca, cannonate, bombe, morti, feriti e distruzione.
In un certo senso, il 10 agosto di 101 anni fa Fritz e "Doro Pear" fecero la pace con le crode ampezzane martoriate dall'immane sciagura.
25 lug 2020
Scalando il Campanile
Turisticamente forse è un peccato, poiché secondo qualcuno il campanile ampezzano poteva essere una proposta d'interesse panoramico e storico.
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Il campanile in un inverno nevoso (foto I.D.F.) |
16 lug 2020
Nuova falesia d’arrampicata sotto l'Averau
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La nuova palestra dedicata a Renato De Pol (foto G, Peretti) |
10 lug 2020
Corno d'Angolo, breve ma intenso
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Il Corno d'Angolo (foto C.B.) |
Al cospetto di tanta grandezza, riesce più facile pensare, rievocare ricordi, ideare nuovi progetti.
23 giu 2020
Nuovo libretto di vetta sulla Pala Perosego
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Il libretto di vetta della Pala Perosego, 2007-2020 |
17 giu 2020
Il “piccolo” Monte Popena o Popena Basso
Ad accrescere la confusione toponomastica, il monte ha due nomi: qualcuno lo chiama Monte Popena, altri Popena Basso, altri ancora lo scambiano persino col fratello maggiore, il Piz Popena, che gli sta alle spalle, è alto 3152 m. e ha un aspetto molto diverso.
Il Monte Popena o Popena Basso, dal lago di Misurina (foto I.D.F.) |
Superfluo constatare che, tra la nebbia rischiarata da un pallido sole, sul Popena quel giorno eravamo soltanto in due.
13 giu 2020
Sul Becco di Mezzodì, tra storia e memoria
Per vari motivi: ogni giorno lo scorgo dalle finestre di casa; fu la prima cima dolomitica che scalai, a poco più di sedici anni e con quattro amici inesperti e temerari come me; dopo diverse altre salite, è stata l’ultima ascensione in cordata, a trent’anni dalla prima; più volte ho consultato con piacere il libro posato in vetta dalla Sektion Reichenberg del Club Alpino Tedesco-Austriaco nel 1901 e rimasto lassù sino al 1917 a testimoniare nomi e pensieri curiosi ed interessanti.
Il Becco di Mezzodì da sud, dal Monte Fertazza (foto E .M.) |
6 giu 2020
Prima di salire il Piz dles Cunturines
La Caserma Mario Feruglio presso il Lago di Limo (foto R. Vecellio) |
23 mag 2020
Il "vento Matteo" nel bosco di Cianpo Marzo
Ci avviamo nel bosco, per una camminata lungo il sentiero 213. Dapprima il sentiero è l'ex strada militare, con poco dislivello, ma più avanti diventerà traccia e proseguirà ripido verso Forcella Marcoira.
Cianpo Marzo, senza vento... (foto I.D.F.) |
18 mag 2020
Escursione al Pian de Federa, il "piccolo Everest"
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Il crocifisso del Pian de Federa (foto I.D.F.) |
Sachsendank 1883 Nuvolau 2023. 140 anni di storia e memoria
Ernesto Majoni e Roberto Vecellio, Sachsendank 1883 Nuvolau 2023. 140 anni di storia e memoria , pp. 96 con foto b/n e a colori, Cai Cortina...

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Mercoledì 8 agosto (giorno in cui sarà ricordato con due Sante Messe nella Basilica Minore a Cortina), saranno passati giusto cinquant'...
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Lainores da S con uno degli itinerari qui descritti (foto E.M., ottobre 2003) Il passaggio ai piedi del Taburlo, che unisce le Ruoibes...
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La salita nel luglio scorso, da parte di tre amici, di una vetta dolomitica tra le meno battute, la Cima d’Ambrizzola (Pónta d'Anbrizòra...