17 dic 2010

Un'affascinante scoperta: il Sorapis


Un po' meno rinomata e ricercata della Marmolada, dell’Antelao o del Pelmo, la Punta di Sorapis è comunque una grande montagna. Il 16/9/1864 Paul Grohmann, con le guide Francesco Lacedelli (Checo da Meleres) e Angelo Dimai Deo giunse in vetta da N e scese poi a S, per quella che sarebbe diventata la via normale. La vetta si protende nel cielo con tre elevazioni: Fopa de Matia, Croda Marcora e Sorapis, la più alta e frequentata. La sua storia è scandita da varie date. La seconda salita della cima spettò al signor Pöschl con le guide Fulgenzio Dimai Deo e Peter Groder di Kals, nell’estate 1873. Il 26/11/1881, il Tenente Pietro Paoletti e le due brave guide di San Vito Giuseppe ed Arcangelo Pordon se ne aggiudicarono la prima invernale, poi contestata dai triestini Giorgio Brunner e Ovidio Opiglia, saliti il 17/3/1938, durante l’inverno meteorologico propriamente detto. La prima donna, Mrs. Meynell, salì in vetta nel 1887, mentre nel 1882 Emil Zsigmondy e Ludwig Purtscheller realizzarono la prima salita della cima senza guide. La via normale ha un approccio piuttosto lungo e faticoso e si sviluppa per circa quattrocento metri di dislivello, con difficoltà che in pochi metri toccano il II+, non escludendo l’uso di uno spezzone di corda. Il resto della salita si svolge per gradoni friabili, tanta ghiaia e da ultimo una crestina bella esposta. Salii in vetta per la prima volta con tre amici nel lontanissimo luglio 1979, dopo aver pernottato al Bivacco Slataper, e vi sono tornato poi altre due volte nel 1986 e 1990. “Tremila” solitario, altissimo, scostante, oggi il Sorapis è sicuramente ancora meno frequentato di un tempo, ma ritengo che sia sempre un’affascinante scoperta.
Un Sorapis inconsueto, salendo sulla Rocheta de Cianpolongo (foto di C. Bortot, 5/9/2004)

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