11 giu 2012

60 anni della via Lacedelli-Ghedina-Lorenzi alla Cima Scotoni

10-11-12/6/1952: Lino Lacedelli, Luigi Ghedina e Guido Lorenzi, giovani Scoiattoli e guide di Cortina, dopo alcuni tentativi, in trentotto ore di scalata salgono la parete SO della Cima Scotoni nel gruppo di Fanes, che si specchia nel Lago del Lagazuoi.
"L'ultima grande salita dolomitica prima dell'avvento del chiodo a pressione" la definirà anni dopo Reinhold Messner, appena sceso dalla via di cui fu il secondo ripetitore (i primi erano stati i giovanissimi e allora sconosciuti friulani Ignazio Piussi, Lorenzo Bulfon e Arnaldo Perissutti, nell'agosto 1955).
600 metri di parete giallo-nera sempre con alte difficoltà, 140 fra chiodi e cunei piantati e una "rivoluzionaria" piramide umana a tre per superare un tratto particolarmente duro: insieme al Pilastro di Rozes (Costantini-Apollonio, 1944), fu forse la via più impegnativa tracciata da ampezzani fino a quel tempo.
Per anni la Lacedelli-Ghedina Lorenzi fu ritenuta la scalata più impegnativa delle Dolomiti, soprattutto pensando agli "artifici" che i primi salitori avevano dovuto usare, tutti quelli che allora si conoscevano, per superare una parete durissima.
Fino al 1967 fu ripetuta soltanto due volte, perché intimoriva più di qualche cordata famosa; nel 1970 tre trentini ne fecero la prima invernale e pochi anni dopo un ragazzo venuto dal Comelico se ne aggiudicò la prima solitaria.
Oggi la Lacedelli, ancora molto apprezzata, viene ripetuta forse con metà del materiale usato dai primi salitori, e perlopiù in arrampicata libera. Su quella parete, che si specchia nel verde laghetto sull'Alpe di Lagazuoi, sono state tracciate altre vie più dure ma la via degli ampezzani resta un bell'esempio dell'abilità, del coraggio e della fantasia degli Scoiattoli, che allora scrissero una luminosa pagina nella storia delle Dolomiti, e tutte le pubblicazioni storiche ne fanno menzione.
A distanza di sessant'anni, i primi salitori sono tutti scomparsi, e come feci per il 40° e per il 50°, stavolta mi pare giusto ricordare nuovamente la loro impresa; se fossero fra noi, a Lino, Bibi e Guido farebbe sicuramente piacere.

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