28 lug 2012

Breve, ma interessante: il Col Siro

È stata sicuramente una buona idea, prendere un giorno di ferie per guidare l'amico Mirco, venuto apposta da Treviso con questo singolare "pallino", sul Col Siro, che salivo per la terza volta ed ero lieto di fargli conoscere.
Il Col Siro, dall'etimo quantomai strambo, è un rialzo tondeggiante quotato circa 2300 m, magramente pascolivo sul lato che guarda la Zesta e la Punta Nera, le due elevazioni più imponenti della diramazione ampezzana del Sorapis, e roccioso sul lato opposto. Domina isolato la Monte de Faloria, e può rappresentare una facile e gradevole, quanto sconosciuta passeggiata con base ai rifugi della zona.
Per chi è "saturo" di grandi Dolomiti (e qualcuno c'è sempre), o non ha voglia di faticose cavalcate, può valere la pena salire soltanto il Col Siro, che nonostante le dimensioni è una cima autonoma, sicuramente nota ab antiquo a cacciatori e a pastori. 
L'altro giorno, lassù ho ritrovato intatto il robusto ramo a mo' di croce che avevo infilato  nell'ometto di vetta nella mia prima salita del 2003. Le piogge, le bufere, la neve e gli scarsi aspiranti salitori, evidentemente, non lo scalfiscono più di tanto...
Dalla sommità, oltre a scattare numerose fotografie sulle cime che si dispiegano a destra e manca, scrutavamo il transito sul sottostante sentiero 213, che traversa al piede della Zesta per salire a Forcella del Ciadin e scendere da una parte a Forcella Marcoira e dall'altra al Lago del Sorapis.
C'era un discreto movimento, come si conviene ad una bella giornata estiva, ma nessuno prima e dopo di noi aveva optato per la cima, dove l'unica presenza costante è un segnale trigonometrico. Egoisticamente, è meglio così.

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