20 mar 2013

Appunti di cinema: come nacque il lungometraggio "Cavalieri della Montagna"


Un caro ricordo: la cartolina del Rif. Passo Staulanza
inviatami da Severino Casara per il Natale 1977
(archivio E.M.)
Il 13 marzo, al Circolo AUSER di Domegge di Cadore, ho tenuto una lezione su "Severino Casara e il Cadore".
Avendo conosciuto l'alpinista in gioventù, mi è parso bello ricordare ancora una volta una vita tutta votata alla montagna, estrinsecata in centinaia di ascensioni, 14 libri, conferenze, fotografie, amicizie e soprattutto in 27 corto- e lungometraggi.
Oggi, ad un mese dal 110° anniversario della nascita dell'alpinista vicentino, rievoco l'episodio della nascita del suo primo lungometraggio, "Cavalieri della Montagna", che ho rivisto qualche tempo fa ad Auronzo, in occasione di un'indovinata rassegna di cinematografia curata dalla Sezione del Cai.
Natale 1947: Casara e l'amico Walter Cavallini giungono in sci a Forcella Longeres, dove alcuni operai lavorano alla sostituzione del tetto del rifugio, volato sui pendii della Val Marzon a causa della bufera.
I due ripetono la via normale sulla Cima Ovest. Salendo, rimangono affascinati dalla particolarità di pareti, stalattiti di ghiaccio e placche vetrate, sotto l’effetto di una luce che definiscono "da Tabor".
Casara esprime un desiderio, che egli stesso però ritiene quasi un'utopia: girare d'inverno sulle Dolomiti auronzane, e in particolare sulle Tre Cime. Un'utopia soprattutto per quei tempi, in quanto girare un film in quelle condizioni avrebbe comportato costi molto elevati.
Cima Ovest di Lavaredo, dalla Croda de l'Arghena
(photo: courtesy of C.B., 25/5/2008)
Scesi al rifugio, discutono del loro sogno con alcuni operai auronzani. L’idea giunge in Comune, dove nei giorni seguenti l'avvocato viene ricevuto dal Sindaco, che plaude all’idea, offrendo subito l’appoggio logistico dell’Amministrazione.
Ma girare un film richiede una grossa somma, replica l’alpinista. Claudio Bombassei, suocero del Sindaco, offre il denaro necessario, dicendo a Casara: “ Lei è matto per le crode, io per la mia terra. Due matti insieme fanno un savio”.
L’offerta viene subito accettata, con l’impegno di restituire il denaro qualora il film dovesse rivelarsi una fonte di guadagno.
Nei mesi seguenti, quindi, fervono i preparativi per girare il primo film d'inverno sulle Dolomiti. Attori: Casara interpreta Emilio Comici, Cavallini Paul Preuss, Angelo Dibona il custode del Rifugio Longeres. In una piccola parte c'è anche la giovane guida Valerio Quinz. Protagonista: la Montagna.
Il maltempo prolunga le riprese sulla roccia e sulla neve, ma Casara non molla e dopo molto lavoro può scendere a Milano con le pizze del primo negativo interamente girato d'inverno sulle crode dolomitiche.
E' l'inizio di una fortunata carriera, che consoliderà l'amore di Casara per la montagna e ne conserverà il ricordo ancora oggi.

2 commenti:

  1. Non conoscevo Severino Casara come regista. Cerchero` "I cavalieri della Montagna". Ho invece spesso tra le mani i suoi due libri "Al sole delle Dolomiti" e "Arrampicate libere". Amo soprattutto un capitolo del secondo libro, in cui descrive il suo tentativo di risalire, stracarico di attrezzatura da arrampicata, la grava che sale da Sud a forcella dell'Agnello, e il fallimento dovuto alle ghiaie cementate, seguito da una avventurosa e drammatica discesa per la Gravasecca, che solo per caso non termino` in tragedia. Il motivo di questa predilezione e` legato ad un fatto personale: discesi quel ghiaione alla fine degli anni '70, durante un giro, in solitaria, della Croda de Toni. Dimentichero` difficilmente la discesa su quelle pessime ghiaie e le due piaghe alle caviglie che ne furono la conseguenza. Ma la soddisfazione di poter dire (con estrema immodestia) io ce l'ho fatta (seppure in discesa) e Casara no, non la posso nascondere.
    Anche se il ricordo più vivo è legato a un paio di occhi azzurri e alla zazzera bionda di quella che per me e` rimasta "la ragazza del Paterno", che mi invito` a desistere dal mio proposito e a scendere con lei al Locatelli per le gallerie. La Croda de' Toni era li` da milioni d'anni e ci sarebbe rimasta per altri milioni d'anni. Un soffio aveva invece unito per un attimo il mio e il suo cammino.
    Scelsi la Croda de Toni.
    Al ritorno passai per il Locatelli e la cercai. Invano. Era svanita, come svaniscono i sogni. Ciao
    Saverio

    RispondiElimina
  2. Erny.. ma quante cose sai???

    besitos easy

    RispondiElimina

Il "Cinque Torri": albergo e poi rifugio ricco di storia

Sulla via di salita alla capanna Sachsendank, costruita nel 1883 sul Nuvolàu, a poco più di un’ora di distanza da quella e ai piedi della T...