27 giu 2013

Tentativo fallito a Punta Mosca


Galvanizzato dai suggerimenti dati da Luca Visentini nel suo libro "Gruppo del Cristallo", nell'estate del '96 con l'amico Prini mi recavo in Val Popena Alta per tentare di salire la Punta Mosca (2701 m), massiccio quanto arcano satellite del Cristallino di Misurina.
Visentini ci prometteva un'ascensione di difficoltà contenute, per quanto di grande lunghezza e buon dislivello dal fondovalle. Non so dire dove ci confondemmo, ma so che arrivammo  molto in alto, su un'esposta cresta ghiaiosa dove stava infisso un misterioso bastone, e lì ci fermammo , per l’ora tarda e la delusione di non essere riusciti a interpretare la via.
Le Tre Cime di Lavaredo da S
(photo: courtesy of M. Tonello)
Credo che non tornerò più a curiosare sulle punte del Cristallino (Clementina, Elfie, Mosca e Ilde),  che come soldatini sorvegliano sull'orizzonte i passanti fin dal Lago di Dobbiaco. Mi è rimasta però la curiosità, alla quale presto l'amico Mirco risponderà con una delle sue magistrali ricerche storiche, di sapere qualcosa di più sulla guida di Auronzo il cui nome rimane scolpito su quella cima dolomitica: Giovanni Frigo Mosca.
Leggendo nella bacheca delle guide nel centro auronzano, qualche anno fa appresi che Frigo era nato nel 1856, fu guida dalla fine dell’800 e visse a lungo a Casera Mosca in Val Popena Bassa, a  quattro passi dal confine col Tirolo. Aprì una  via - che mi è stato detto non semplice - sulla parete S della Cima Grande di Lavaredo (“Camino Mosca”, con E. Stűbler, 1903), scalò da solo la Punta in questione, forse nel 1913, e durante la guerra fu internato in Sicilia perché - abitando sul confine - era stato sospettato di chissà quali connivenze con gli Austriaci.
Laggiù, tra i limoni e i fichi d’India, splendidi ma troppo diversi dalle creste e dalle guglie del Cristallino che conosceva a menadito, il povero Giovanni uscì di senno; tornato in patria visse male gli ultimi anni, morendo nel 1924. Una dozzina di anni fa, le guide auronzane più anziane ebbero la felice idea di ricordare con un cippo nel prato davanti a Casera Mosca il suo solitario abitante, un italiano che lavorava perlopiù in Tirolo ma veniva osteggiato da ambo le parti.
Se fossi riuscito a giungere in vetta alla Punta Mosca, oggi avrei nel carnet una montagna molto interessante e forse avrei fatto qualche ricerca in più sul suo conquistatore: adesso aspetto quella di Mirco!

1 commento:

  1. Attratti dal libro di Visentini, negli ultimi anni siamo capitati un paio di volte in zona. La prima volta, con Paolo 1, ci eravamo posti l'obiettivo di raggiungere Punta Ilde e, se non fosse stata troppo difficile, Punta Mosca. Arrivati in zona, siamo arrivati abbastanza facilmente su Punta Ilde, ma non abbiamo neanche tentato Punta Mosca, vista la difficoltà della parete che ci presentava, al di sopra delle nostre capacità. Comunque è valsa la pena andare in quella zona, lontana da altre zone conosciute e completamente dimenticata! La seconda volta, con Paolo 2, abbiamo invece raggiunto Punta Elfie. Altrettanto selvaggia, riserva panorami ancora più spettacolari sul Piz Popena e sul Cristallo.
    Su Punta Ilde abbiamo "creato" un libro di vetta, lasciando un vasetto con dentro alcuni foglietti e una matita. Su Punta Elfie invece abbiamo provveduto a "restaurare" quello già esistente. Si trattava infatti della classica scatola di un rullino fotografico, che nel tempo si era in parte riempita d'acqua. Per fortuna i pochi bigliettini con scritte non si erano danneggiati, a parte uno (appartenente ad alpinisti provenienti dall'Alto Adige di cui però era diventato illeggibile il nome). L'ultima cordata che aveva lasciato la propria firma era arrivata in vetta 5 anni prima di noi!

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