16 dic 2013

Sandro, il camoscio e la Punta Nera

Un bel giorno d’estate di 137  anni fa, Alessandro Lacedelli (per i compaesani Sandro da Melères), orologiaio e guida alpina men che quarantenne, già interprete di numerose belle salite sui monti e che altrettante ne effettuerà fino a fine secolo, sale quasi per caso la Punta Nera, massiccia montagna che guarda i Tondi di Faloria e si scorge già dal centro di Cortina. 
Accanito cacciatore, Sandro è partito da casa, ha rimontato le baranciose pendici del Mondeciasadió (l'odierno Faloria) e scavalcato le Crepedèles (gli attuali Tondi di Faloria). 
Giunto a Forcella Faloria, col cannocchiale scorge un branco di camosci che risale correndo all'impazzata il vallone detritico che dalle pendici della Punta Nera cala sulla Val Orita, e decide di seguirli. 
Con Adriano, Mario, Mirco e Paola 
sulle tracce di Sandro da Melères
(foto E. Majoni, 26/07/08)
Alessandro aveva lo schioppo a tracolla, e un buon pezzo di carne gli avrebbe fatto comodo. A casa lo attendevano la moglie e i figli, e quel capo poteva arricchire la monotona dieta familiare, basata sui prodotti dei campi e dei pascoli. 
Risale la vasta colata detritica fin sotto le rocce della Punta, su terreno alpinisticamente vergine. Appostatosi dietro alcuni massi, mira ad un robusto maschio rimasto un po' indietro, lo colpisce e, seguendo le sue  tracce di sangue sulle rocce, affronta la cresta della Punta sovrastante, ancora inaccessa
Per brevi pareti e canali, in mezz'ora tocca il punto più alto, agguantando il camoscio e scoprendo un incomparabile belvedere sulla sua Valle d’Ampezzo. 
Fu quella la prima salita ufficiale della Punta Nera, cima dall’accesso molto lungo e faticoso fino al 1939, quando la Funivia “Principe di Piemonte” limitò l’avvicinamento ad  un paio d’ore, ma non convogliò certamente in vetta le masse che frequentano altre montagne delle Dolomiti. 
E a chi la raggiunge oggi, talvolta accade ancora di intuire, disteso dietro un masso, Sandro il cacciatore, che mira al camoscio.

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