20 mar 2014

Costa del Bartoldo, via normale emozionante

In questi giorni, non sembra più incappucciata da tanta neve: ma chissà come sarà a nord, visto che proprio da lì deve passare (magari fra qualche mesetto) l'aspirante salitore! A me piace ammirarla da Cortina, e così voglio prendermi la soddisfazione di salirla virtualmente, ancora una volta. 
Ovviamente è una cima, ma quale?
Ventiquattro anni fa d'agosto, con alcuni amici che la conoscevano già, finalmente giunsi anch'io sulla Costa del Bartoldo, la sommità più nota del Pomagagnon. Mi piacque molto; quaranta giorni dopo vi tornai di nuovo e poi ancora, con una certa regolarità, fino al 1997.
Per otto anni, quindi, le mie estati furono cadenzate da almeno una visita alla cima dove - scriveva una dozzina di anni fa un amico giornalista giunto in vetta - “ci vanno in pochi, pochissimi, perché si fa fatica, non ci sono impianti a fune e neppure rifugi, non c’è proprio un sentiero e quella traccia non è segnata, niente cartelli.”
Tra i sassi, in un barattolo del caffè, oggi arrugginito ma forse ancora sufficiente alla bisogna, il 28/9/1996 posi un quadernetto che due estati fa era ancora presente e - ho saputo - sempre utilizzato.
Libro di vetta della Costa del Bartoldo
(photo courtesy F. Menardi, estate 2012)
La rustica croce di legno e lamiera che dal luglio 1950 sfidava bufere e nevicate, giusto mezzo secolo dopo fu spazzata via dal vento, e al suo posto ne sorse un'altra, robusta e splendente; passato però il lampo di celebrità dell'estate in cui fu celebrata con una festa la nuova posa, sulla Costa è calato di nuovo un silenzio discreto.
Io vi sono tornato ancora nel 2002 e nel 2005. La prima volta ero solo, e mentre riposavo sfogliai il quaderno lasciato lassù sei anni prima. C'erano 164 firme: quindi, fino ad allora, una trentina di persone l'anno aveva seguito le orme di Von Glanvell e compagni, scesi dalla cima centodue anni prima, dopo esservi arrivati traversando per cresta dalla Croda del Pomagagnon.
La Costa è meta di soddisfazione e non scontata, consigliabile all'escursionista curioso. Dalla cima il panorama è grande: tutta Cortina, stesa 1200 metri più in basso, e tante cime - quasi a giro d'orizzonte - che rinviano a mille ricordi e progetti.
Chiudo gli occhi e mi rivedo lassù con gli amici: come un tempo, ripercorro il rio asciutto che s’interna fra le rocce, il vallone di ghiaie e verdi dove saltava sempre il camoscio, il divertente lastrone inclinato e solcato da canali che porta in cresta, e gli ultimi, esposti passi verso la croce.
E il pensiero mi è dolce, in questo inizio di primavera.

4 commenti:

  1. Questo è il tuo blog, non so se è giusto che io scriva così spesso... Ma ho sempre voglia di parlare dei luoghi selvaggi di Cortina!! Sulla Costa del Bartoldo sono stato solo una volta con l'amico Paolo e, arrivato in cima, chiamai la mia ragazza (ora mia moglie) per comunicarle la felicità della nuova cima raggiunta. Dopo poco, il tempo che le servì per trovare su internet qualche info in più su dove mi trovavo, ricevetti da lei una nuova chiamata: "Non scendere dalla Quinta Cengia del Pomagagnon, è pericolosa!". In realtà non avevamo neanche pensato alla Quinta Cengia e infatti non la percorremmo. Tuttora non l'ho mai provata e mi rimane quel sentimento misto di attrazione e paura: sarà bella, oppure sarà così esposta da rendere la gita più un esercizio di concentrazione che una piacevole uscita per crode?

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  2. Secondo le notizie che ho, attualmente la 5^ Cengia è divenuta praticamente impercorribile. Negli anni '60 era una gita normale, anche per i ragazzi di Cortina che oggi hanno 70 anni e la ricordano: io invece ricordo di averne scrutato la fine, dalla forcella alla base del tratto finale di cresta che porta sulla Costa, e a mio parere faceva veramente paura. C'era anche un chiodo, lasciato dall'amico Alessandro in un tentativo di ripetizione del 1982. Io te la sconsiglio: purtroppo è un percorso che ormai deve far parte, per motivi di sicurezza, dei ricordi del passato o delle aspirazioni rimaste inappagate.!
    Ciao, e continua pure a scrivere, se nei miei post troverai altri luoghi selvaggi di Cortina che t'interessano (e non mancheranno!).

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  3. Luca Galante 14 aprile 201414 aprile 2014 16:37

    La Costa del Bartoldo! Amo il Pomagagnon come poche altre montagne, ho raggiunto una per una tutte, ma proprio tutte le sue punte e la Costa 3 volte: la prima 30 anni fa per la normale, salendo da Forc. Zumelles e sfidando poi il labirintico traverso tra i mughi fino alla grande lastronata e alla cima (avventura allo stato puro); la seconda 24 anni fa arrampicando da Sud con la futura moglie per la leggendaria via "Phillimore", che, alla faccia delle mode alpinistiche e delle attuali tendenze estetiche, resta una delle più belle che abbia mai percorso. La terza 4 giorni fa, coronando il sogno di una discesa integrale con gli sci, in una giornata tersa, e luminosa ma con la neve trasformata in lastra di ghiaccio da un vento impetuoso. Sul versante Nord i metri di neve ancora non si contano, immense valanghe sono cadute colmando avvallamenti e salti di roccia, di fatto rendendo il paesaggio unico e irriconoscibile: non c'è un solo ramo di mugo che spunti in superficie! La discesa, inutile dirlo, è stata un'emozione straordinaria.
    Ma dell'arrivo in cima, vorrei parlare, avendo letto le vicende della croce. Ricordo quella vecchia, ovviamente, ricordo anche di aver letto della posa in opera di quella nuova. E a metà dicembre, avendo compiuto una prima ricognizione per studiare le mete sci alpinistiche del Pomagagnon, ho potuto fotografarla dalla vetta della Croda Zestelis, anch'essa, nell'occasione, discesa con gli sci.
    Grandi sono state sorpresa e delusione nel vedere, all'arrivo sulla vetta, le luccicanti putrelle formanti il manufatto distese in terra e solo in parte sporgenti dalla granitica coltre nevosa. In una data imprecisata di questo folle inverno qualcosa (neve, vento o tutt'e due) l'ha fatta cadere. Del quaderno invece non so niente: se c'è, è ancora ben custodito dallo strato nevoso e le prossime firme le vedrà quest'estate. Che dire? La croce sulla Costa non può mancare: l'auspicio è che qualcuno con l'arrivo del disgelo la rimetta in piedi. Un caro saluto.

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  4. Caro Luca,
    prendo atto delle "succose" notizie che dai sulle tue discese sciistiche dalle crode del Pomagagnon e sulla misera situazione della croce.
    Come forse saprai, la croce fu distrutta da una bufera nella primavera 2000 e rimpiazzata il 6.7.2000, in occasione del 50° della posa della croce precedente, con una bella festa in Val Padeon cui prese parte anche Giuseppe Richebuono, che nel 1950, come Cappellano, aveva guidato una trentina di ragazzi della Parrocchia di Cortina in vetta per la posa della prima croce.
    Ho passato la notizia agli amici del Cai e alle guide, che forse vorranno porre rimedio alla situazione. Da parte mia, complimenti per le tue discese, che vanno ad aggiornare la storia alpinistica del Pomagagnon, da me pubblicata su "46° Parallelo" dell'amico Mirco Gasparetto qualche anno fa. Se hai altre notziie di prime discese scialpinistiche in zona, fammele cortesemente sapere, ché mi interessano molto.
    Grazie.
    Ernesto

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