06 apr 2014

Passo Popena: dove non si passa più

Nel gruppo dolomitico del Cristallo c'è un passo dove oggi ... non si passa. 
E’ il Passo Popena, apertura tra la Croda de Poussa Marza e il Piz Popena, utilizzato in passato da guide e alpinisti perché consentiva di avvicinarsi alla Val Popena Alta e all’attacco del Piz direttamente dal versante ampezzano (incluso nel vecchio Tirolo) o eventualmente di traversare dal Passo Tre Croci a Carbonin.
In un’esplorazione precedente alla frana del 5/9/1997 che tanti danni fece nella zona, avevamo provato a scendere il largo – e a prima vista non tanto ostile – canalone detritico che cala verso il Ponte Rudavoi. 
Dopo pochi passi, però, ci parve igienico retrocedere, a causa del fondo durissimo e scivoloso della colata e di infidi lastroni cosparsi di ghiaino, inciampare sui quali si sarebbe rivelato sicuramente pericoloso. 
Il Passo Popena, in centro
(photo courtesy summitpost.org)
Assunte informazioni a Cortina, seppi che – fino agli anni ’60 del Novecento – quel Passo veniva valicato tranquillamente e senza eccessive difficoltà. La guida “Dolomiti Orientali” lo cita come transitabile, anche se ripido e non facile. 
Poco dopo il tentativo di discesa, il tenace amico che era stato con noi lo riprovò in salita, uscendo in Val Popena dopo notevoli sforzi e qualche passo d’arrampicata su roccette e ghiaia dura come il cemento, dove suppongo che avesse visto i “sorci verdi”. 
Anche lassù, come in altri angoli dolomitici, eseguire lavori di adeguamento alle esigenze escursionistiche non credo che sarebbe utile, poiché la zona è talmente soggetta all’erosione (vedi la frana del Rudavoi, che ha valicato la Strada 48 bis), che sarebbero tempo, energie e denaro sprecati. 
Del Passo Popena restano le testimonianze storiche di Orazio De Falkner, Wenzel Eckerth e altri che lo valicarono: oggi comunque lo si può ugualmente raggiungere dalla Val Popena Alta, ammirare il notevole panorama che si svela  da lassù, magari far merenda sugli spuntoni meno esposti del valico per evitare sgraditi scivoloni e concludere così una bella gita.

2 commenti:

  1. Ho giudicato "eccezionale" questo tuo post perchè è un esempio di come l'appassionato (non trovo un termine migliore) dovrebbe porsi di fronte alla montagna (e non solo). Affrontare problemi non necessariamente estremi, ma originali, e cercare di risolverli. Con originali non intendo "mai vinti da alcuno", ma vaghi, dimenticati, mutati rispetto alle condizioni di un tempo. Temo che attratti come siamo dalle chimere luccicanti del consumismo mordi e fuggi (percorsi di moda, estivi o invernali, anche difficili - penso alle ferrate "alla francese" e ai "ponti tibetani" che nulla hanno da spartire con la nostra tradizione alpina o, al limite, anche al canale Holzer ormai "molto" frequentato perchè non richiede neppure un metro di salita) non siamo più capaci di guardarci attorno con curiosità e cogliere quelle numerosissime, piccole "perle" che non aspettano altro che un appassionato visitatore. E se si va incontro ad un fallimento ... che importanza ha?
    Ciao e grazie ancora


    Saverio

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  2. Apprezzo molto il tuo ragionamento. A me non dispiace di non essere riusciti a scavalcare il Passo Popena: giungemmo su da N, facemmo il tentativo, ci fermammo a curiosare e tornammo a casa comunque contenti. E come il Passo Popena, chissà quanti altri luoghi nel tempo diventeranno quasi inaccessibili come quello, e conserveranno l'alone di mistero della storia!
    Ciao.
    Ernesto

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