01 giu 2014

10 anni fa crollava la Torre Trephor

La Trephor, la più piccola ma anche la più scorbutica delle Torri d’Averau, fu salita per la prima volta nel settembre del 1927, ultima fra le undici guglie del gruppo. 
La scalata spettò a tre guide di Cortina: Angelo Dibona Pilato (1879-1956), quasi cinquantenne che, dopo la frenetica attività  degli anni giovanili, saliva ancora montagne difficili; Luigi Apollonio Longo (1899-1978), che  di Dibona fu spesso compagno di cordata; Angelo Verzi Scèco (1901-86). 
Fu quest’ultimo, il “bocia” del trio, a porre per primo i piedi sulla Torre. Lanciando una corda da un pinnacolo adiacente, fu improvvisata una teleferica che permise a Verzi di portarsi in cima alla Trephor, strapiombante su ogni lato. Egli provvide poi ad agevolare gli altri componenti la cordata che, aiutati dall’alto, trovarono difficoltà tra il ginnico e l'alpinistico. 
Pare che il nome della guglia, per quanto storpiato, si rifaccia a quello di Edward de Trafford, britannico residente a Madera (1892-1960), che tra gli anni '20 e i '30 del Novecento venne spesso a Cortina, e arrampicò molto con Dibona e Apollonio.
Come la Torre del Diavolo, la Guglia de Amicis, il Campanile Paola, anche la Trephor fu scalata dal basso soltanto alcuni anni dopo la conquista. La prima salita se l’aggiudicò nel 1939 "Piero Longo", fratello di Luigi e anche lui guida, che sul breve percorso incontrò difficoltà abbastanza elevate. 
Ciò che resta oggi della Torre Trephor
(foto E.M., 27/6/09)

Nonostante le misure della torre, negli anni seguenti su di essa furono scoperte altre sei vie: alla fine degli anni '50 salì la guida Marino Bianchi, non si sa per quale tracciato; una via in artificiale fu aperta da Paolo Michielli Strobel con A. Zanier nel 1967; altri quattro itinerari di tipo "sportivo" comparvero fra gli anni ’80 e i ‘90.
Penso che ultimamente la cima della Trephor non ospitasse più tanti scalatori, almeno quelli amanti delle classiche: il mio personale è un buon ricordo, avendola salita tre volte  lungo la via di Piero Longo. 
La guglia era una delle cime più minute delle Alpi, ma nel suo piccolo vantava una storia animata e di un certo interesse: esattamente dieci anni fa, il 4 giugno del 2004, si accasciò all'improvviso su se stessa, lasciando un posto vuoto in mezzo alle torri d'Averau e un po' di rimpianto nella memoria di chi l'aveva conosciuta.

Nessun commento:

Posta un commento

Tornando sul Salzla, o Monte di Tesido

Tutto sommato, quanti escursionisti - specialmente di lingua italiana, che spesso neppure conoscono i Gsieser Berge-Monti di Casies - potre...