06 ott 2014

Sulle orme di Paul Grohmann: il Col de Giatei

"Le due forcelle sono divise dalla verde cupola del Col di Giatei, che è pure un buon punto panoramico..." Se lo scriveva Paul Grohmann nel suo "Wanderungen in den Dolomiten", già nel 1877, c'è sicuramente da credergli. 
Così, archiviata nei cassetti della memoria, quella montagnola senza pregi alpinistici del sottogruppo del Cernera, punto culminante della cresta che divide la Val di Zonia dalla Val Codalonga e accompagna lo sguardo scendendo dal Passo Giau verso Colle S. Lucia e Selva, è rimasta lì attendendo l'occasione propizia. 
La prima domenica d'ottobre, complice il tempo comunque discreto, il cassetto si è aperto e la proposta è scivolata fuori. Lasciata l'automobile in corrispondenza del Rifugio Piezza, abbiamo iniziato una facile e divertente cresta erbosa. 
Confine di Stato fino al 1918, essa sormonta tre elevazioni che scoscendono sulla Val di Zonia, citata spesso negli scritti del linguista Vito Pallabazzer. Al termine della cresta, la vetta del Col de Giatei, già calpestata da Grohmann, si è rivelata una facile e breve conquista. 
Sulla sommità di quello che da Fedare pare un picco dolomitico, incombendo molto ripido sui tornanti della Sp 638, c'è un ampio pianoro erboso, sul quale troneggia uno strumento di misurazione meteorologica dell'Arpa Veneto, affiancato dai resti di un altro apparecchio, dismesso e lasciato lì a marcire. 
Sulla cima del Col de Giatei, col Pore sullo sfondo
(foto E.M., 5.10.2014)
Il panorama dal Col de Giatei, che raggiunge i 2184 m, abbraccia un orizzonte molto vasto: Averau, Cernera, Civetta, Col di Lana, Lastoi del Formin, Marmolada, Nuvolau, Pore, Sas de Stria, Sasso Bianco, Sella, Settsas e altri monti ancora, tutti davanti a noi, in una quiete scalfita solo da decine e decine di motociclette che sfrecciano sui tornanti della strada di Giau, rinomata palestra per mezzi di quel genere. 
Il ritorno, senza dover necessariamente ricavalcare la cresta, è stato semplice, rapido e coronato da una sosta a Fedare, dove la stagione ha permesso ancora il pranzo all'aperto. E la considerazione finale di entrambi, dopo un pensiero al pioniere dolomitico che ci ha dato quest'interessante spunto, è stata: "Con tutto quello che abbiamo esplorato nelle nostre Dolomiti, aprendo i cassetti della memoria, qualcosa di nuovo da fare si trova sempre!"

7 commenti:

  1. Non è un commento, ma una curiosità: dove è finito il bel post "Punta della Croce, roccia e silenzio" del 4 ottobre? E' il mio computer che per qualche arcano motivo non me lo fa più vedere o che altro? Come ben sai ho una particolare predilezione per il versante nord del Pomagagnon che, a cavallo tra i due millenni ho percorso con grande gioia parecchie volte (e per un piccolo tratto anche questo mese di luglio, in compagnia di due coppie francesi e dei loro figli di 6 anni-unica giornata, ahimé, passata a Cortina) e quel pezzo mi aveva particolarmente emozionato. Ciao

    Saverio

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  2. L'ho tolto, perché mi sono reso conto che era "riciclato" da un post più vecchio, e l'ho sostituito con materiale, una volta tanto, fresco!
    Scusami, ma la Punta della Croce, tosto o tardi, ricomparirà, senz'altro!
    Ciao
    Ernesto

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  3. Le "due forcelle" citate dal Grohmann quasi di sicuro sono le nostre attuali Forcella di Zonia e Passo Giau. Ho ragione di credere che entrambi fossero frequentati come valico sino ai primi anni del secolo scorso; ricordiamo infatti che il Giau era interamente in territorio asburgico, mentre a Forcella di Zonia - zona di confine - arrivava una bella mulattiera che percorreva la Val di Zonia interamente in territorio cadorino. Al principio della Val di Zonia, località (vado a memoria) "Due Acque" c'era un posto di frontiera e la strada di là si dirigeva verso Forcella Averau ma presumibilmente anche verso il più basso Passo Giau. Non sono riuscito ad avere notizie certe sulla costruzione dell'attuale strada del Giau, ex SS638 (sempre a memoria), mentre per la SS48 "delle Dolomiti" la storia è maggiormente nota. Il Col de Giatei è il risalto finale della cresta che di fatto fa capo al Col Pionbìn e che dopo forcella di Zonia si rialza con la Punta di Zonia (massima elevazione di tale cresta) e con due altre elevazioni di pari quota l'ultima delle quali è appunto il Col de Giatei, che stacca comunque solitario proprio per il suo appicco sulla Val Codalongia. Lungo tutta la cresta segni confinari. Il nostro colle verso il tramonto dev'essere una postazione fenomenale per fotografare la Val di Zonia, il Cernera ed il Verdàl: ci sono stato di corsa questa estate e ho fatto delle belle foto purtroppo contro luce ma nelle quali si distinguono perfettamente le vie normali alle due cime dirimpetto. "Col de Giatei" mi sembra il toponimo più attestato ma mi sembra di ricordare anche Giatei e Giatè, più altri forse corrotti. Il Pallabazzer era indeciso sull'etimologia del termine, sto cercando di capire se può essere legata al nome di una delle piante presenti in abbondanza proprio sull'ultima parte della cresta e che si tingono di un rosso particolarmente acceso, molto caratteristico, nel periodo autunnale. Potrebbero essere delle varietà di mirtilli o - come mi hanno segnalato - XXX (acc!, ho perso il nome!).
    Ciao
    G

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    1. Mitico Kaa... come ha scritto l'autore del post, durante la gita di domenica il tuo nome è uscito parecchie volte e a ragione, visto il commento!
      Stiamo già progettando un'altra puntatina in zona e cercheremo i segni di confine, stando attenti a non sederci sui mirtilli....non ce ne siamo accorti, ma avevamo il fondo-schiena dei pantaloni a chiazze viola quando siamo arrivati alla macchina....
      un saluto alla tua bella famiglia.

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  4. Figuriamoci se, durante la visita al Col de Giatei, non si è parlato di Kaa, che non si sente e non si vede più da molti mesi. Eravamo certi che conoscesse il luogo e ne sapesse gli aspetti storico-geografici. Accolgo volentieri le osservazioni espresse. Noi, però, segni confinari non ne abbiamo notati. In “I nomi di luogo dell'Alto Cordevole”, Volume III, parte V, Firenze 1972, Pallabazzer (che ho avuto l'onore di conoscere e di cui possiedo un volume autografo) dice che “Giatèi è un derivato in -etum del latino CATTUS, 'gatto', è ben rappresentato nella toponomastica, ma non tutti i toponimi che fanno capo al nome dell'animale sono stati ispirati dallo stesso motivo. In qualche caso la spinta potrebbe essere venuta dal gatto selvatico, altrove dai nomi popolari del Salix capraea o da quelli dell'Equisetum arvense. Nel nostro caso, però, l'altitudime e le condizioni del suolo (pur tenendo conto che mutazioni climatiche e faunistiche sono sempre possibili nel corso del tempo) permettono di escludere sia un “habitat” favorevole al gatto selvatico sia le due piante citate. Forse il toponimo richiama la vegetazione a chiazze del versante settentrionale oppure le nebbie (ğiač) che nei giorni di pioggia salgono dalla valle e ricoprono la montagna.” Ma, a parte queste disquisizioni, il Col de Giatèi rimane un'escursione breve, facile, fuori dalle tracce battute e molto rilassante. La prossima volta che passeremo di là, andremo a fare qualche foto dalla Punta di Zonia e dalla seconda elevazione di cresta.

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  5. Ciao carissimi (se ben ho capito chi è l'Anonimo :D ), pensi un giorno "è ora che mi faccia vivo" poi passano i giorni che fan settimane e mesi, sapete com'è... E quest'estate certo non ha agevolato i progetti montani. Sarei comunque venuto con voi anche solo per un Col de Giatei, la compagnia sarebbe stata delle migliori! Bisogna che prima di fine anno rimedi, ricordatemelo. ;) Intanto ho messo su una foto del cippo del Giatei: http://servimg.com/image_preview.php?i=119&u=17388492

    A presto
    G

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  6. bellissima la foto, ma cavoli! dovremo proprio guardare meglio la prossima volta, altro che andare a mirtilli...
    a presto
    i

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