11 dic 2014

Nuovo libro su Cortina: "Rùşin", di Franco Laner

Franco Laner, nato a Cortina nel 1941, è professore ordinario di Tecnologia dell'architettura all'IUAV di Venezia. Ha al suo attivo oltre 30 pubblicazioni sui prodotti e componenti di laterizio, calcestruzzo, legno e legno lamellare, e sui monumenti della Sardegna preistorica.
Non aveva mai scritto del suo rapporto con Cortina, cui lo lega la discendenza materna, essendo nipote della guida alpina Angelo Dibona. Laner viene poco a Cortina. Sostiene di non averne particolare bisogno; anzi, ha scelto per anni di lasciare in sospeso domande, sentimenti, spiegazioni che forse il rientro avrebbe fatto tornare a galla e lo avrebbero scosso. Per lui, Cortina evoca sentimenti contrastanti: ma tempo fa ha sentito la necessità di ristabilire, fra gli opposti, un'accettabile armonia.
Ecco quindi questi “appunti ampezzani autobiografici”, dal titolo secco ed efficace di ”Rùşin” (Agorà Nuragica, Isili 2014, € 18,50): ruggine con qualcuno, ruggine che ricopre qualcosa, ruggine con la conca che lo ha visto nascere e crescere fino all'adolescenza sentendosi sempre un po' “forèsto”, per poi andare a studiare a Venezia e là fondare la sua esistenza.
Il libro, arricchito da belle immagini del fotografo Stefano Zardini, si divide in due parti: la prima contiene i risultati di un'esercitazione mnemonica, pur nei limiti dell'autoreferenzialità biografica, ed è a sua volta articolata in otto capitoli, in cui l'ampezzano si intercala, senza sovrapporsi, con l'italiano, per esemplificare e rendere più incisivi concetti, emozioni e sensazioni spesso smarrite: “Rùşin e coslupe”, “Ci sosto?”, “Parlà e scrie”, “Mè nono”, in cui Laner ricorda l'uomo Angelo Dibona; “El cianpanin”, col profilo di un ampezzano ingegnoso e risoluto ma forse valutato sempre con sufficienza: Silvestro Franceschi “Tète Dane”, progettista del Campanile; “Mè mare”, “Doi de marzo 1985”, “Schize”.
La seconda parte, invece, contiene alcuni suggerimenti tecnici, frutto del tentativo di Laner di ricreare il paesaggio ampezzano come un palinsesto capace di interferenze innovative, non solo culturali ma, se si può, anche economiche. Essa è divisa in cinque capitoli: “Paroi nos?” “In arboribus robur”, “Ra Scora Industriale”, “El laresc”, “Brascioi, brites e Regoles”.
“Rùşin” è un libro originale, sospeso fra l'autobiografia e il trattato tecnico, pieno d'amore verso Cortina, i suoi boschi, la gioventù dell'autore e di molti paesani mai dimenticati. 
“Rùşin. Appunti ampezzani autobiografici”, patrocinato dall'Istituto Ladin de la Dolomites, sarà presentato in Sala Cultura a Cortina sabato 13 dicembre p.v., con la partecipazione di alcuni ampezzani cui Franco deve riconoscenza, a vario titolo, per la nascita del volume: Eugenio Bernardi, Andrea Franceschi, Ernesto Majoni, Mario Manaigo e Stefano Zardini.

2 commenti:

  1. Grazie Ernesto,
    sei una fonte inesauribile di preziose informazioni. Continua così: è un indicibile piacere tornare a casa e pregustare le sorprese che ci riservi con i tuoi post. Ora una curiosità lessicale: cosa vuol dire "coslupe"?
    Ciao

    Saverio

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    Risposte
    1. Ciao.
      "Coslupe (frite) e lochi in tecia" non significa niente: è un vecchio modo di dire, che le mamme usavano per tacitare i figli che chiedevano "cosa c'è da mangiare?"; si usa ancora, ed è stato riportato in luce come titolo di un libro di cucina ampezzana una decina d'anni fa.
      Ciao

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