20 mag 2015

Ricordando "Rosa de chi de Ico" (1928-2015)

Ormai da un mese tace la voce di Rosa Menardi. Di "Rosa de chi de Ico", che per una vita intera ha giocato il ruolo di paladina della cultura, dell'idioma, della storia e delle usanze d'Ampezzo, la valle nativa che ha amato con tutte le energie. 
Di Rosa, che con Emma Lacedelli Juscia (1898-2001), Rachele Padovan Mouta (1916-1999), Teresa Michielli Pelele (1922-2012) e Amelia Menardi del Belin (1930-2013) formò un quintetto di donne che hanno interpretato, ognuna nel suo campo, i più schietti e profondi valori di Cortina: dalla gastronomia all'abbigliamento e ai gioielli della tradizione, dalla prosa e poesia in vernacolo ad aneddoti, figure e storie di un universo ormai impallidito.
Rosa Menardi  con i suoi antenati
photo: courtesy lausc.it
Si è già scritto di Rosa, e ancora lo si farà perché - come è stato promesso - una parte della sua antica casa di Gilardon un domani dovrebbe alloggiare il Museo delle Tradizioni Ampezzane. A me interessa far conoscere più che altro la competente, costante e vivace opera prestata da Rosa Menardi per oltre vent'anni, facendo squadra con molti amici quasi tutti scomparsi, per la stesura dei due vocabolari che hanno codificato la parlata ampezzana, usciti nel 1986 e nel 1997. 
Ai lavori per quest'ultimo, per quasi cinque anni prese parte anche il sottoscritto, che da Rosa ebbe sempre stima e affetto. Con lei discutemmo, lavorammo, progettammo, talora ci scontrammo, ma sempre bonariamente e avendo come ultimo, volontaristico fine la coltivazione delle nostre radici. 
Fino al settembre 2014, quando sul bimestrale "Ciasa de ra Regoles" si verificò un fatto passato forse in sordina. Il titolo della rubrica d'apertura dedicata agli "aggiornamenti di vita regoliera", fissato da anni in "Inze e fora da 'l bosco", dopo una vivace discussione con Rosa e la condivisione delle sue ragioni, fu modificato in "Inze e fora par el bosco". Fino all'ultima telefonata col sottoscritto, non molto tempo prima della scomparsa, Rosa ha sempre difeso la sua opinione, a favore del nuovo titolo che per lei - oltre ad essere linguisticamente corretto - qualificava il nostro venticinquennale notiziario, di cui Rosa amava  leggere ogni pezzo. 
Forse non è gran cosa, ma a chi l'ha conosciuta può dare la dimensione e l'incisività della personalità di Rosa, che ha sempre saputo custodire l'anima della Cortina lontana dai salotti e dai clamori, della Cortina "antica" anche se via via più moderna, della Cortina fatta di normalità e quotidianità. 
Lo ha fatto con fede, entusiasmo e tenacia, e ci lascia un esempio che vogliamo ricordare con deferenza e simpatia.

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