27 ago 2015

... "barance del banco" o "de Santo"? Dubbi toponomastici dolomitici

La Punta della Croce è la sommità centrale delle tre che sorgono a ovest di Forzela del Pomagagnon nel gruppo omonimo, e prende il nome da una grande croce - scomparsa da decenni - piantata sulla sommità, si dice, dalla guida Giuseppe Ghedina Tomasc (1842-1883). 
Il primo ad avventurarsi sulla parete sud della Punta, che guarda Cortina, fu l'austriaco Felix Pott con le giovani guide Giovanni Cesare Siorpaes Salvadór (Jan de Santo) e Agostino Verzi Sceco. Era il 24 agosto 1900.
Diede notizia della salita anche la Guida della Valle d'Ampezzo e dei suoi dintorni di Bruno Apollonio, Giuseppe Lacedelli e Angelo Majoni, pubblicata a Vienna nel 1905, a pagina 107: “... La punta a sinistra che presenta suppergiù le stesse attrattive e le stesse difficoltà (di “quella a destra della frana ghiaiosa”, cioè la Costa del Bartoldo) fu salita per la prima volta il 25 (sic) agosto 1900 dal Signor Felice Pott di Vienna colla guida Agostino Verzi (sic) e denominata “Via Pott”. ...
Sullo zoccolo della parete appare netta una macchia di vegetazione tra le rocce, cui la guida "Dolomiti Orientali" di Antonio Berti riservava un breve inciso già nell'edizione 1928. Il ballatoio coperto di mughi posto sotto la muraglia, a più di un centinaio di metri dalla base della Punta, ebbe un momento di gloria ai primi del secolo XX, quando le guide presero l'abitudine di sostare con i clienti e i portatori per cambiare le scarpe, prima di iniziare l'arrampicata vera e propria.
In centro, la Punta della Croce coi "barance del banco" 
o "de Santo" (foto: www.ilravanatore.wordpress.com)

Antonio Berti chiama il luogo, di cui oggi i visitatori sono certamente rari, “i barance del banco”. Di quale banco si trattasse non si riesce a capire, e nemmeno sono chiare l'origine e la valenza del toponimo, per quanto ormai dimenticate. 
Orazio De Falkner, il fiorentino che con Miss Grace Filder e la guida Antonio Dimai Deo salì per quarto la Via Pott il 10 ottobre 1900, solo un mese e mezzo dopo l'apertura, sul Bollettino del Cai del 1901 scrisse invece che la sua guida chiamava il sito "i barance de Santo”. Non so il perché …”, commentò laconico; pensandoci, possiamo supporre che quel Santo, nome non diffusissimo in Ampezzo, potesse essere il pioniere dolomitico Siorpaes Salvadór, padre di Giovanni Cesare, primo salitore della parete e scomparso il 12 dicembre 1900.
Forse Santo, provetto cacciatore, era già arrivato lassù in anni lontani, più alla ricerca di ungulati che come alpinista interessato a salire una parete, tutto sommato, complessa. Che qualcuno, magari uno dei figli guide, fosse stato con lui e gli avesse intitolato il luogo per qualche arcana ragione? 
Nella vicenda alpinistica del Pomagagnon si annida anche questo piccolo dubbio toponomastico: diamo credito al Barone De Falkner all'inizio del '900 o ad Antonio Berti, trent'anni dopo? 
Per avere qualche certezza, forse basterebbe capire se Siorpaes, molto prima che fosse salita la parete della Punta, ebbe effettivamente a che fare con quell'angolo di verde, dove oggi transitano i pochi camosci che popolano il Pomagagnon, o almeno che cosa fosse il "banco" che ad un angolo delle Dolomiti Ampezzane lasciò un oronimo ormai caduto nell'oblio.



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