23 nov 2015

In montagna con quattro cari amici

Cinque anni fa, proprio in questi giorni, se ne andava immaturamente l'amico Mario Crespan, alpinista, artista e scrittore di talento. Voglio ricordare il mesto anniversario in poche righe, rievocando alcuni flash di una delle giornate che trascorsi in montagna con lui. 
Sabato 26 luglio 2008: Adriano Cason, Mirco Gasparetto, Mario e la moglie Paola vennero su appositamente da Treviso per salire in compagnia la via normale della Punta Nera, la quota più elevata del ramo "ampezzano" del Sorapis che domina parte della sky line guardando da Cortina verso sud, e alla quale ho dedicato varie volte spazio anche in questo blog.
L'obiettivo della nostra gita era la sostituzione del libro di vetta: una proposta di Mario che avevo accolto con molto piacere, poiché presupponeva un'ulteriore visita a una delle vette che ritengo più meritevoli e meno “consumate” d'Ampezzo.
Il nuovo libro ha preso egregiamente il posto del precedente, portato lassù - previo mio suggerimento - il 9 settembre 2000 dall'allora ottantenne amico Giulio ma, dopo sole otto stagioni di onorato servizio, rovinato dalle intemperie, o dalla distrazione o menefreghismo di qualche firmatario, che dimenticò di riporlo nell'apposito contenitore impermeabile.
Mario, in piedi, con Ernesto sulla Punta Nera
(photo by M. Gasparetto)
La nostra ascensione della Punta Nera (che, secondo la storia alpinistica, è stata la prima tra le cime "minori" d'Ampezzo a essere conquistata, ad opera del pioniere Alessandro Lacedelli "Sandro da Melères", giunto lassù nel 1876 ad inseguire un camoscio ferito), fu purtroppo insidiata dal maltempo.
Durante la salita il cielo si era mantenuto abbastanza pulito ma al ritorno, mentre ci calavamo lungo la delicata paretina con cui inizia la via normale, si scatenò uno dei tanti rovesci di quella strana estate. Dopo una provvidenziale sosta nel grande “landro” che si apre lungo l'aspro sentiero proveniente da Forcella Faloria, riuscimmo comunque a raggiungere la funivia senza bagnarci a dismisura e a tranquillizzare Iside che, osservando da casa la Punta, ci attendeva un po' preoccupata. 
Scalare con Mario e compagni la Punta Nera, sulla quale quel giorno misi piede per la settima volta in un ventennio, mi diede una bella emozione, accresciuta dal piacere di aver condiviso una giornata fra le rocce con cari amici, che in gran parte non vi erano mai saliti. 
Ed è attraverso i fotogrammi di quella giornata che desidero ricordare Mario, con il quale mi ritrovai ancora solo per salire il Corno d'Angolo, poco più di un mese dopo la Punta Nera: chissà quante altre gite e chiacchierate di alpinismo avremmo potuto fare! 

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