02 set 2016

I misteri dell'alpinismo antico

Esisteva l'alpinismo nell'accezione moderna, prima di Paccard e Balmat, che giunsero sulla più alta vetta d'Europa l'8 agosto 1786?
Non si sa, ma sono state avanzate alcune ipotesi, confrontando commentari, resoconti di viaggio, memorie e saggi scientifici, non solo per le vette alpine ma anche per montagne più lontane.
Desiderio di elevazione spirituale e avvicinamento agli dei? Curiosità esplorativa, motivi politici, sete di dominio? Necessità di sopravvivenza, che spingevano a cercare pascoli e inseguire prede anche in luoghi ritenuti sede di entità soprannaturali e mostruose?
Potrebbero essere stati diversi, i motivi degli antichi per sfidare l'ignoto. Già Greci e Romani avevano avuto occasione di affrontare le montagne, toccarne chissà quali sommità, ma più spesso semplicemente attraversarle: di spedizioni "alpinistiche" scrissero infatti Senofonte, Sallustio, Strabone. 
Giunsero poi le celebri ascensioni medievali: Francesco Petrarca sul Monte Ventoso (1336), Bonifacio Rotario d'Asti sul Rocciamelone (1358), Antoine de Ville sul Mont Aiguille (1492), Leonardo da Vinci sul Momboso nel 1511 e avanti nei secoli.
Anche per le nostre valli, il dubbio non è di sicura soluzione, non potendo contare, prima di metà '800, su chissà quali punti di riferimento. Chi salì le cime di Cortina prima del 29 agosto 1863, giorno in cui Paul Grohmann - aristocratico giunto da Vienna - inaugurò in Tofana di Mezzo col cacciatore Francesco Lacedelli (Chéco da Melères), l'epopea dell'esplorazione delle Dolomiti? E soprattutto, perché le montagne venivano salite?
Il segno di confine con San Vito sulla Rocheta de Cianpolongo:
testimonianza di una salita alpinistica di 237 anni fa (foto E.M.)
Qualcosa si ricava dalle testimonianze storiche o si rileva sul terreno: pare, ad esempio, che il primo esploratore dolomitico sia stato l'abate e botanico austriaco Franz von Wulfen, giunto nel 1790-94 circa sul Lungkofel (Val di Braies) e anche sulla Gaisele, forse la Crodetta nel gruppo della Croda Rossa, non lontana dal Lungkofel. Nella "Cronaca di Ampezzo nel Tirolo dagli antichi tempi al sec. XIX" Don Pietro Alverà cita un suo omonimo cacciatore, morto nel 1861, e il sacerdote Don Giuseppe Manaigo, scomparso in giovane età nel 1858, che avrebbero scalato il Cristallo già prima della salita ufficiale di Grohmann, Dimai e Siorpaes del 1865.
Ci sono poi le croci e i cippi confinari tra Ampezzo e le comunità contermini, anteriori al 1800, e la pertica trovata dal viennese e Angelo Dimai Déo poco sotto la vetta della Tofana di Dentro il 27 agosto 1865; dunque su qualche cima, prima degli alpinisti, erano saliti agrimensori, mappatori o topografi spediti dai regnanti o dagli eserciti.
Altro si può supporre, altro ancora manca: è uno stimolo per continuare a cercare.

3 commenti:

  1. Leggendo qua e là, ho appreso che negli ultimi anni c'è un rinnovato interesse archeologico verso i prati che fanno capo a Forcella Giau da entrambi i lati. Dopo il notissimo uomo di Mondeval, ho sentito del ritrovamento del "sasso rosso" della muraglia di Giau, di un paio di epigrafi in venetico antico si piedi dei Lastoi de Formin sopra Mondeval e di innumerevoli tracce di passaggio, quali muretti a secco e incisioni nelle pietre, di epoca più o meno antica. Complice la nostra bambina piccola, negli ultimi anni ho ricominciato a frequentare i prati tra capanna Ravà, il Col Piombin, i Lastoi de Formin e Forcella Giau, bellissimi per giocare e scoprire la natura. Osservando lo splendido e primordiale paesaggio e sapendo di queste tracce di antico passaggio, a volte ho fatto uso di un po' di fantasia e ho cercato di immaginare antiche popolazioni protostoriche ritrovarsi in quelle zone per celebrazioni religiose. Fossi stato un antico "sciamano" penso che per colpire maggiormente le persone avrei cercato di salire sulla vetta dei Lastoi de Formin e accendere un fuoco. Poi però ho rimesso i piedi per terra e ho pensato che quelle antiche popolazioni probabilmente avevano questioni ben più urgenti che salire sui Lastoi e, se proprio volevano celebrare qualcosa "in altezza" in quelle zone, probabilmente si accontentavano di qualcuno dei massi disposti tra quei prati.

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  2. Cavoli Riccardo.. come sei poetico... bellissima l'immagine dello "sciamano" in cima ai Lastoi de Formin.. ma poi perchè doveva colpire qualcuno??? Magari poteva salire lassù per invocare l'aiuto degli Dei alla sua gente, non ti pare?? Che bello che portate la vostra bimba piccola... Imparerà presto ad amare la montagna e tutto il mistero che c'è in essa... Buone gite!
    P.S.: Non scordate di fare una visita al Col de Giatei...

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  3. Condivido anch'io le tue ipotesi sui "misteri" di Mondeval e dintorni. Chissà quanta gente, prima dei pionieri e per motivi tutt'altro che poetici, ha girovagato per le nostre montagne, salito le cime, invocato le divinità, maledette le carestie e quant'altro. Non posso pensare che la storia ufficiale di questo universo inizi solo con Grohmann nel 1863...

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